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Editoriale

Il teatrino del cialtronismo nazionale

Emergenza e politica. Di sicuro tra i pacchi speciali da lasciare a futura memoria, non dovrebbe mancare il cialtronismo nazional-popolare di personaggi con ruoli apicali nella pubblica amministrazione e nella vita politica

Il primo giorno di coprifuoco a Roma

Il primo giorno di coprifuoco a Roma

Sulla disgraziata amministrazione della sanità calabrese, pochi hanno fatto una bella figura. Tra questi sicuramente Gino Strada, che ha preferito tenere un profilo basso in questi giorni di teatrino regional-governativo, nonostante la violenza degli attacchi dei fascisti, e le stupide parole del sostituto-presidente della Regione (“non abbiamo bisogno di missionari”).

Per il resto è stato un susseguirsi di scivoloni e di cialtronismo: l’ex commissario che candidamente ammette di non sapere nulla di Covid e ovviamente si dimette subito dopo; il sostituto Giuseppe Zuccatelli, che qualche mese fa disse improvvidamente che le mascherine non servivano e, da virologo à la carte, che solo un lungo bacio poteva trasmettere il virus.

Quindi le incertezze del ministro Speranza che aveva nominato un manager di area LeU (appunto Zuccatelli), lo aveva difeso (“parole registrate parecchi mesi fa”), per arrendersi alle pressioni provenienti da più parti. Fino all’annuncio delle dimissioni del manager – a quanto pare arrivate proprio su richiesta di Speranza – uscito dal cilindro del ministro, senza alcun colpo di magia, senza sorpresa, quasi una resa.

E’ comunque una buona notizia per il paese, e visto che si parla tanto del Natale, sarebbe cosa buona e giusta se sotto le luci dell’albero – magro di tutto: affetto, convivialità, regali – riservassimo un angolo dedicato ai doni di pessimo gusto che questo perfido e terribile virus ha portato con sé.

Di sicuro tra i pacchi speciali da lasciare a futura memoria, non dovrebbe mancare il cialtronismo nazional-popolare di personaggi con ruoli apicali nella pubblica amministrazione e nella vita politica. Come quello offerto dall’appena nominato commissario, Eugenio Gaudio, ex rettore della Sapienza al posto di Zuccatelli, e oggi consulente del ministro dell’Università. Perché far parte di una giuria di Miss Università (chi ha avuto la brillante idea di un simile concorso?) non offre la migliore immagine che un rettore dovrebbe dare di sé.

E diventa dunque impietoso il confronto tra i protagonisti citati, e il contributo che potrebbe offrire il chirurgo Gino Strada, probabilmente tra i pochi manager sanitari affidabili e capaci che abbiamo in Italia. Dovrebbe affiancare il neo-commissario, in una sorta di tandem, noi invece ci auguriamo che il fondatore di Emergency possa dare una mano alla Calabria e al paese, ricevendo dal governo ampia facoltà operativa e decisionale.

Il minimo richiesto come del resto ha scritto lo stesso Strada in una lettera rivolta all’opinione pubblica, dove chiarisce che non c’è nessun vezzo da prima donna nel volerci veder chiaro sui compiti che eventualmente gli verrebbero affidati. E certo non vorremmo assistere a questioni di rimpalli di responsabilità, a querelle sulle rispettive funzioni tra il neo-commissario e il padre di Emergency.

Poi sotto l’albero ci sono regali politici del virus non meno indigesti. Come l’auspicato (dal Pd, con una convinzione degna di miglior causa) contributo decisivo di Berlusconi e del suo partito sulle delicate materie economiche in discussione.

Questioni come il periglioso viaggio parlamentare della legge di Bilancio, cioè della quinta essenza della credibilità e della coesione di una maggioranza politica, e, a seguire, la speranza di una mano berlusconiana per ottenere i voti necessari all’approvazione di un altro, ormai indispensabile, scostamento dei conti pubblici per l’emergenza in corso, determinata dalla seconda ondata della pandemia. Un do ut des già messo in opera con l’emendamento salva-Mediaset, e con la promessa di dare a un esponente forzaitaliota la guida della fumosa commissione bilaterale per il controllo della spesa pubblica.

È un altro lato del cialtronismo nazionale che va a braccetto (e non sarebbe la prima volta) con il conflitto di interessi, facendo nascere un più che fondato sospetto: chiedere un voto a Forza Italia adesso serve ad aprire la strada a un governo di emergenza e convergenza? Se la risposta è sì, sarebbe il peggior regalo che potrebbero ricevere milioni di italiani.