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Cultura

Il soul dissacrante della tigre celtica

Roddy Doyle. L’epopea della working class è segnata dal rapporto ambivalente con l’identità dominante. In Irlanda questo significa analizzare il ruolo della chiesa cattolica e il mito della lotta per l’indipendenza. E fare i conti con gli effetti di una crisi economica che ha fatto ritornare al centro della scena pubblica una diffusa povertà. Un’intervista con lo scrittore, ospite a Roma del Festival delle Letterature

«Ogni volta che lascio il mio paese divento subito irlandese. Ho bisogno del passaporto. Eppure non so bene cosa significhi, anzi, se addirittura significhi qualcosa. Sono piuttosto soddisfatto di essere irlandese, ma detesto essere “irlandese”. L’adoro e lo combatto. Ecco dove penso si possa trovare l’identità, nella lotta all’identità. O nella lotta all’identità imposta. Stavo scrivendo il mio nono romanzo quando mi sono reso conto che era proprio quello che stavo facendo: lottavo contro la mia identità, o contro quella che altri avevano cercato di impormi, lottavo contro l’ideale. Lottavo contro quello che altri si aspettavano che fossi e scrivevo...

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