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Cultura

Il segreto delle lingue e la loro mescolanza

ITINERARI CRITICI. «Europa romanza», un libro di Lorenzo Tomasin edito da Einaudi. Il volume si dipana tra storie plurali di donne e uomini offrendo una via inconsueta alla filologia. Restituiti dal silenzio di archivi legali e mercantili, ci sono abitanti di paesaggi tenuti insieme dalla radice romana delle loro lingue: la Romània, al crepuscolo del Medioevo e appena oltre. Dai documenti di commercio a quelli della vita quotidiana, passando per la regina Elisabetta I, l’ultimo imperatore latino di Costantinopoli e addirittura Mozart

Rembrandt, «De Nachtwacht» (1642), ora al Rijksmuseum di Amsterdam

Rembrandt, «De Nachtwacht» (1642), ora al Rijksmuseum di Amsterdam

La filologia è un’arte strana, difficile da spiegare. Un po’ aliena, addirittura. Filo-logia. Già il termine sembra combinare le metà spaiate di altre devozioni e discipline, dai nomi più chiari. Tutti sanno che la filo-sofia si fa amando il sapere e che la bio-logia dice della vita; che il fil-antropo ama il prossimo suo mentre l’antropo-logo ne dice; e via dicendo (e amando) in greco. Ma cosa fa il filo-logo? Ama il logos, il linguaggio, quel che si dice? O dice d’amore, per citar male un poemetto medievale che i filologi stessi annoverano tra le opere di Dante pur avendo...

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