closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Il rumore bianco del nuovo sito del manifesto

ilmanifesto.it. Una «biblioteca» in cui incontrarsi e leggere quello che si vuole per tutto il tempo che si vuole. Un’esperienza straniante e diversa dai «bazar» digitali che ci circondano. Per spiccare il salto servono 1.500 nuovi abbonamenti

A una settimana dal via, la campagna abbonamenti 2014 presenta i primi conti. In un momento di crisi economica gravissima abbiamo la prova che voi ci siete. In redazione arrivano lettere, abbonamenti e donazioni. E qui in via Bargoni tutto si muove, dalla tipografia al sito fino alle nuove app per Android in fase di sviluppo.

Il manifesto ha 3.611 abbonati (1.984 cartacei e 1.627 digitali). Un risultato importantissimo per la nostra diffusione in edicola. Ma l’asticella che abbiamo di fronte è altissima e ancora di più. Per noi il 2014 non è un anno come gli altri. La campagna abbonamenti stavolta serve a prendere la rincorsa per fare il salto con l’asta più difficile: l’acquisto della testata. È un salto che né noi né voi possiamo fallire. Il «manifesto» deve continuare a essere un giornale libero da padroni e padrini ma anche dai liquidatori venuti a pagare i nostri debiti del passato. La testata prima o poi sarà messa in vendita e gli abbonamenti sono l’unica forza che possiamo mettere nelle gambe per questa rincorsa finale e tutta in salita.

Dobbiamo arrivare a 5mila abbonati entro gennaio. Sappiamo che è un obiettivo difficilissimo ma millecinquecento abbonamenti in più all’unico giornale che resta di tutta la sinistra italiana è una scommessa che mai come oggi vale la pena fare. «È tempo di reagire», ci ha detto nei giorni scorsi Carlo Freccero. Ecco come lo faremo.

Il primo motore della campagna abbonamenti è il nuovo sito che abbiamo pubblicato (un po’ di corsa, ve lo confessiamo) la sera del 4 dicembre. La migrazione dal vecchio al nuovo sistema è stato un passaggio un po’ traumatico per alcuni degli abbonati storici ma il sito appena nato è già un successo che ci conforta: mentre scriviamo conta 4.621 persone registrate con nome, cognome. indirizzo e email.

Qualcuno si è sentito disorientato o non ha completato i passi necessari ma speriamo di averlo assistito al meglio delle nostre forze. Tenete presente che qui al manifesto l’«assistenza» ai lettori la fanno direttamente giornalisti e poligrafici mentre pensano il giornale del giorno dopo (un po’ come se Totti vendesse i biglietti della Roma tra un allenamento e l’altro). C’è quindi uno scambio umano e politico che va al di là della singola questione tecnica risolta o non risolta. Non sappiamo dire se sia meglio o peggio. Certo è che non c’è nessun giornale in cui un caporedattore deve saper sostituire la password di un abbonato che l’ha dimenticata. Qui è così. E chi dubita di scelte poco «comuniste» a proposito di Apple o PayPal farebbe bene a mettere nel conto anche questo. Un collettivo di lavoratori che edita il proprio giornale sceglie anche una rivoluzione permanente nei ruoli e nelle mansioni. La campagna abbonamenti qui è un lavoro collettivo. È faticosissimo – non dimenticatelo quando telefonate da tutta Italia o scrivete un’email urgente a 10 indirizzi diversi – ma il risultato è che mille persone al giorno (noi qui siamo meno di 5 compagni a «gestirvi» tutti) hanno scelto di iscriversi gratuitamente per leggerci e sostenerci. Oppure soltanto per curiosare.

Tutto il giornale infatti è on line dalla mezzanotte di ogni giorno. Disponibile gratis per tutti gli utenti registrati. Sia su Internet che, a breve, anche per gli abbonati Apple e Android. Ci sono altri quotidiani italiani che lo fanno? Che scommettono così tanto sulla propria comunità da affidarsi ad essa completamente e «senza rete». Confidiamo che riconosciate un buon lavoro (se viene fatto) e che decidiate insieme a noi di tornare padroni di qualcosa che ormai diamo quasi per perso: un circolo dell’informazione democratico e trasparente dove ciascuno è libero di leggere quello che vuole perché è stato pubblicato per lui e non, come capita ormai ovunque, per attirare il «traffico» di milioni di utenti o aumentare lo share.

In pochi giorni si è acceso qualcosa di diverso da quasi tutto quello che conosciamo su Internet e che prima in Italia non c’era su questa scala. Sarete voi a decidere se questo esperimento avrà successo o se invece preferite il «rumore» dei siti che ci circondano. Sapete che se superate la soglia di articoli gratuiti (per ora è 20 articoli a settimana, molto generosa, forse troppo generosa) allora dovete abbonarvi, anche solo per un mese (questo sistema semisconosciuto da noi nel resto del mondo si chiama «paywall», è molto diffuso anche se con risultati alterni da testata a testata). Alcune categorie di articoli saranno sempre leggibili per tutti, per esempio gli editoriali, i blog, i dossier e altri in via di implementazione.

Ma non basta. Chiedere un abbonamento per leggere qualcosa ha senso solo se sai che non c’è nessun altro che paga al posto tuo. Il manifesto esiste se voi ci siete. Altrimenti sparirà. La nostra perciò è una sfida politica radicale, persino estrema. Ma coerente con ciò che siamo, un editore politico collettivo che pone in più vaste mani il destino di questo giornale. E lo facciamo davvero, non in senso metaforico.

Il portale del manifesto è l’unico che vuole provare a vivere senza pubblicità. È una sfida che lanciamo insieme ai nostri lettori a tutto un modo di concepire la rete. Costruire un sito senza pubblicità (oltre ai mancati ricavi) è importante soprattutto dal punto di vista editoriale. Vuol dire costruire un sito «pulito», senza «cookie» che tracciano gli utenti (sono pezzettini nascosti di codice che registrano le vostre scelte e i vostri clic), senza strani uffici che decidono dove posizionare gli articoli per catturare i vostri occhi. Con un linguaggio adeguato e non urlato (niente titoli maiuscoli, ad esempio). Non abbiamo nessun bisogno di «tracciarvi» perché noi non vogliamo «contatti» da vendere agli inserzionisti. Non alimentiamo i commenti per attirarne altri. Vogliamo semplicemente offrirvi articoli di qualità che, se troverete interessanti oltre una certa soglia, potrete acquistare abbonandovi al prezzo più equo possibile per noi e per voi (meno di 50 centesimi al giorno, credeteci, è davvero impossibile). È una sperimentazione continua dove cerchiamo di offrirvi un «servizio» più che un «prodotto» vero e proprio.

Perciò il nostro sito galleggia nel bianco (non ci sono banner pubblicitari né spot), mette al centro il testo e le foto, usa caratteri grandi e la stessa tipografia su tutti i dispositivi perché ciò che conta è l’informazione che avete chiesto e nient’altro. Quando entrate in un articolo siete lasciati in pace, il sito non contiene null’altro che voi e la vostra scelta. Tutto il resto sparisce. Provate.

Questa impostazione editoriale insolita, almeno a giudicare dalle email che ci scrivete, finora ha generato due tipi di reazioni: da un lato c’è chi scivola su queste pagine a tempo lento e senza attrito – un’oasi serena e silenziosa, quasi una biblioteca più che un bazar in cui ciascuno urla «leggi qui, leggi qui» – cerca ciò che gli interessa o scopre cose nuove, esplorando. Dall’altro più di qualcuno si sente perso senza i punti di riferimento tradizionali e gerarchici (sezioni, indici, segnali stradali della rete). E non è solo una questione di «usabilità» o «grafica» (che pure sono importantissime e miglioreranno nei prossimi giorni).

Metteremo tutto quel che manca ma l’impressione (almeno a giudicare da qui) è che siamo tutti completamente disabituati a vivere in un sito in cui non c’è il timore che l’ultima notizia cancelli quella che ci interessava, o in cui ci sia silenzio invece che rumore. In cui il tempo non sia l’unica misura che conta. Qui non dobbiamo «attirare» nessun altro al posto tuo.

La nuova veste grafica è provvisoria ma i primi dati sono già significativi: 384.090 le pagine viste da 76.605 utenti unici in 121.026 visite nei primi quattro giorni. È solo un punto di partenza. Il primo passo è il più difficile, ma è incoraggiante. Nei prossimi giorni rilasceremo gradualmente nuovi «servizi». ciò che conta per noi è la vostra esperienza di lettura. La stessa homepage migliorerà moltissimo nei prossimi giorni però la sua impostazione più da rivista che da quotidiano vorremmo mantenerla. E’ una scelta temeraria ma per chi cerca l’ultimora ci sono siti molto più attrezzati di noi che non ha senso sfidare.

La nostra redazione è piccola ma integrata. Ignorante di Internet ma colta del mondo. Scriviamo il manifesto per passione politica e non per profitto. Tutto questo che valore «di mercato» ha? Quale il prezzo dell’«abbonamento»?

Per interloquire con l’articolo di Carlo Freccero di tre giorni fa, è o non è questo stesso rifiuto dell’omologazione la premessa per un discorso alternativo a quello che ha vinto dagli anni Ottanta in poi? La dimostrazione che è possibile costruire collettivamente qualcosa che esca dal facile solco del «nuovo» senza rinchiudersi automaticamente nelle «certezze» del vecchio?

Questa scommessa sarà vinta soltanto con 1.500 nuovi abbonamenti. Solo così potremo spiccare il salto per l’acquisto della testata. Solo così non lo faremo da soli. E sarà una notizia che nessuno potrà più ignorare.

  • Roberto Cardoso Laynes

    Ancora un paio di settimane e spero di riuscire ad abbonarmi. Il sito, la sua impostazione (non solo grafica) rappresenta qualcosa di veramente nuovo e direi introvabile. La ritengo una scelta coraggiosa, forse troppo ma decisamente coraggiosa. E bellissima.

  • laura tori

    buonasera matteo, a me il rumore bianco, l’assenza di banner, i caratteri grandi piacciono tantissimo. ho contribuito alla nascita (non era la prima volta) e ancora non so se riuscirò a abbonarmi ma comunque complimenti! questo è un esempio di web 3.0 non la continua aggressione pubblicitaria ormai costante sui siti dei maggiori quotidiano nazionali

  • FedFranBo

    Compagno è davvero un piacere leggere quest’articolo. La direzione è quella giusta, è un bianco pieno di colori quello del manifesto. Un abbraccio.

  • Matteo Bartocci

    Grazie Roberto!

  • Matteo Bartocci

    Speriamo di farcela. 1500 abbonamenti cartacei o digitali to go.

  • http://www.lucainvernizzi.net/ Luca Invernizzi

    Stimo molto il manifesto per questa scelta controcorrente (e controportafoglio). Pero’, ho pure controllato, dato che faccio ricerca nel campo della privacy sul web.
    Mi riferisco in particolare a questo passaggio “Vuol dire costruire un sito «pulito», senza «coo­kie» che trac­ciano gli utenti (sono pez­zet­tini nasco­sti di codice che regi­strano le vostre scelte e i vostri clic)”

    Ogni volta che carichi una pagina del manifesto, succede questo:
    1- mandi il tuo bel cookie al manifesto, che e’ sempre lo stesso ogni volta che apri il sito dallo stesso browser (scade dopo un anno)
    2- informi google analytics, il quale tiene traccia della tua eta’, sesso e preferenze (www.google.com/analytics/)
    3 – informi disqus, che tiene traccia della tua attivita’ sul web (http://en.wikipedia.org/wiki/Disqus#Criticism_and_privacy_concerns).
    4- informi scorecard research, che e’ una societa’ che come *unico* mestiere tiene traccia degli utenti sul web (http://www.theguardian.com/…/scorecardresearch-tracking…)

    A me sembra che, soprattutto per il punto #4, le parole non corrispondano ai fatti. Detto cio’, so che l’intenzione e’ buona: informate il vostro team web delle vostre decisioni :)

    Potete verificare queste cose utilizzando ghostery (http://www.ghostery.com/).

  • Mr. Nik™

    Io non riuscirò ad abbonarmi. Probabilmente entro pochissimi mesi non riuscirò neanche più a pagare la connessione internet (e la luce, e il gas). Ma spero che raggiungiate e superiate la quota abbonamenti che vi prefissate.

  • Azzurra Muccione

    Grazie a tutte queste novità che avete messo “in rete”, credo che riuscirò di nuovo a leggere gli articoli del manifesto con una certa assiduità: durante questi anni di crisi mi è diventato impossibile comprare il giornale, anche solo sporadicamente, per motivi economici. Nessuno intorno a me ha potuto permettersi di regalarmi un abbonamento. E purtroppo questa non è un’esagerazione, ma una triste realtà.

  • Michele F.

    Apple, PayPay… Dubito pure della scelta poco «comu­ni­ste» di Amazon! C’avete pensato a tutte le librerie italiane online?! C’avete pensato a tutte le librerie independente che soffrono in questo momento?! Avete letto l’articolo su Le Monde diplomatique (il VOSTRO supplemento): Amazon, dietro lo schermo?! Non dimenticate la carta stampata, i librai e giornalai indipendenti… il mondo reale e sociale. A parte questo, avete fatto un lavoro stupendo! Sito bellissimo.

  • Andrea Toso

    E usare un bel sistema di crowdfunding? Ci impiegate pochi gg secondo me a raggiungere la soglia (e a superarla). Se avete bisogno sono a disposizione.

  • Alessandro

    il vostro sito e’ bellissimo, sono tra i fondatori e appena possibile mi abbonero’… continuate cosi’… resistete, resistiamo…

  • Rossella Faraglia

    Basta, mi avete convinto, ho firmato campagne, sono – ai suoi tempi – diventata socia, ma mai abbonata (il solito problema del comprare il giornale all’edicola). Ma ormai non ho scuse, vado! P.S. Il sito è bellissimo

  • Alessandro

    In bocca al lupo e bravi. Piccola nota: sto leggendo il sito da smartphone android.Nella home, i titoli degli articoli culturali non mi permettono di capire di cosa si parla all’ interno. Dovreste aggiungere un occhiello o un sottotitolo.

  • Armando Pitocco

    Proposta per gli abbonamenti: se si facesse un “carnet” di tot numeri digitali, da usare lungo tutto l’anno? Delle specie di “inviti alla lettura”. Se ci fossero carnet piccoli io ne regalerei a tante persone.
    Si potrebbe anche pensare ad una specie di “manifesto sospeso”, come per i caffè: un carnet “pubblico” finanziato da chiunque, per regalare una copia digitale ai compagni lettori che non se lo possono permettere. Si potrebbe proprio fare una pagina apposita (“regala il manifesto”) con accanto anche l’opzione per regalare abbonamenti cartacei a carcerati e scolaresche.
    Io vengo dall’abbonamento PDF, e rinnoverò anche se il nuovo abbonamento è più caro… Ciò pesa, e avrò difficoltà a regalarlo, se non si fanno appunto delle opzioni più “leggere”.

    Per il sito: è bellissimo. Una cosa, si può mettere ai singoli articoli l’opzione “versione di stampa”? Mio padre usa archiviarsi gli articoli di giornale in singoli PDF, al momento vengono fuori dozzine di link che rovinano l’impaginazione…

    Per l’impaginazione del giornale è vero, ho difficoltà a ritrovare sul sito gli articoli del giorno… Se si mettesse una pagina apposita coi link….

    Un abbraccio e in bocca al lupo

  • Alessandro

    … La Rete, infatti, lo sapete bene voi che leggete, è un media dove la distrazione è la vera protagonista. Davanti allo schermo siamo bombardati da stimoli, inviti, luci che si accendono e pulsanti che chiedono di essere cliccati. Navigare è diventato un processo estremamente faticoso: se non ci si organizza è quasi impossibile focalizzare la propria attenzione su un singolo contenuto per un tempo superiore al minuto…. mi abbonerò al digitale e comprerò anche ed ancora il giornale in edicola… vi avevo scritto che il vostro sito è bellissimo e questo pezzo tratto da un articolo dell’ HP me ne ha dato la conferma

  • Riccardo Gatani

    Ottimo articolo! Oggi mi abbono ma vorrei sapere se quando in futuro uscirà l’edizione per kindle sarà compreso nell’abbonamento digitale oppure bisognerà fare un abbonamento a parte?

  • Luca De Santis

    Due parole solo per dirvi che la nuova veste digitale del manifesto è esaltante. Davvero un lavoro eccellente (e lo dico sia come lettore che come informatico). Già la App per iPad era ottima ma ora anche il sito è davvero bello da vedere e soprattutto molto “usabile”. Sono tra i fondatori del manifesto digitale e rinnoverò senza dubbio l’abbonamento alla scadenza. Un abbraccio e… daje!

  • Pifferaio Viola

    La veste grafica pulita e l’assenza di pubblicità fanno del nuovo sito un esempio unico e nuovo di quotidiano on line. Che bello leggere veri articoli e non articoli-vetrina buoni per generare click da vendere agli inserzionisti! Vi auguro che l’esperimento abbia successo, ho il timore però che i costi di abbonamento siano troppo alti. Non fraintendetemi, non lo sono in assoluto, anzi per un quotidiano come il manifesto sono sicuramente ben spesi, ma quanti degli abbonamenti ora attivi sono il “regalo” per i sostenitori della campagna per il manifesto digitale e non lo rinnoveranno dopo il periodo gratuito? Io stesso sono uno di loro ed essendo studente non so se riuscirò a rinnovare l’abbonamento. Il consiglio è di concentrare gli sforzi per allargare il pubblico dei vostri lettori, soprattutto verso i giovani… io credo ci sia un gran bisogno oggi di un giornale di sinistra, anche tra i giovani (che ben si destreggiano sul web). Insomma comprendo le vostre fatiche economiche, ma sono profondamente convinto che il manifesto abbia un pubblico potenzialmente molto più ampio, e se riuscite a coinvolgerlo sarebbe un vero rinnovamento e ragionereste su numeri diversi. Un grosso in bocca al lupo!

  • Alberto Procaccini

    Voglio anch’io complimentarvi con voi per il nuovo manifesto digitale. La grafica essenziale agevola molto una lettura concentrata degli articoli: sfogliando il manifesto digitale si ha chiara l’impressione di sfuggire consueti meccanismi pubblicitari della rete. Il lavoro che state facendo merita di essere sostenuto come esempio raro di informazione indipendente nel panorama della stampa italiana. Vi augura di raggiungere presto la soglia dei 1500 nuovi abbonamenti: io sono fra quelli decisi a rinnovare alla scadenza! Ciao.
    (Credo sarebbe utile aggiungere un riferimento per contatti diretti con la redazione per informazioni)

  • Matteo Bartocci

    un abbraccio a te. grazie mille.

  • Matteo Bartocci

    amazon non è in esclusiva. o meglio lo è per i primi 90 giorni. poi venderemo tutto anche sul nostro sito. appena abbiamo tempo di fare lo store… 😉

  • Matteo Bartocci

    grazie andrea. il sito è nato proprio grazie al crowdfunding. 47mila euro raccolti in un mese. i nomi dei fondatori sono scolpiti qui http://ilmanifesto.it/fondatori/

  • Matteo Bartocci

    Per una ricerca degli articoli sul manifesto reloaded qui c’è qualcosa http://ilmanifesto.it/search/reloaded

  • Matteo Bartocci

    grazie ale

  • Matteo Bartocci

    vai rossella vai! migliorerà. abbiamo un sacco di cose in cantiere! un abbraccio

  • Matteo Bartocci

    alla titolazione, ai tag degli articoli e in generale a una migliore impaginazione di tutto quanto stiamo lavorando seriamente. proprio sulla base di come voi usate il sito. miglioreremo promesso. voi leggeteci.

  • Matteo Bartocci

    opzione stampa è prevista e sarà rilasciata a breve. il “manifesto sospeso” è bellissimooooo! vediamo cosa si può fare tecnicamente.

  • Matteo Bartocci

    digitale all inclusive: abbonamento unico qui sul sito. ma per kindle ci vorrà un po’ di tempo, usano un sistema un po’ complesso per i quotidiani italiani. è bellissimo che nello stesso post c’è chi ti critica se vendi i libri su amazon e chi vuole leggerti sul tablet di amazon. abbiamo i lettori più belli del mondo, lo sanno tutti.

  • Matteo Bartocci

    daje!

  • Matteo Bartocci

    Abbiamo attivato più di 330 convenzioni automatiche con sconti dal 10% al 30%. Svilupperemo ancora meglio e affineremo nel corso del tempo. Intanto chissà, magari tra un po’ faremo qualche sorpresa…

  • Matteo Bartocci

    la pagina contatti è in cottura. grazie alberto!

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    1) il cookie contiene semplicemente i tuoi dati di accesso per non farti ridigitare ogni volta email e password. nient’altro.
    2) fare un sito senza statistiche di accesso è difficile. si può fare anche alla cieca ma è utile, ber esempio, sapere che il 25% dei lettori ti legge con un telefonino o l 40% dei clic arrivano da Facebook. non tracciamo gli utenti, controlliamo il sito, che è diverso.
    3) ti assicuriamo che non abbiamo proprio il tempo di violare la vostra privacy
    4) questi software che citi sono software liberi. è lo scotto da pagare per poter pubblicare rapidamente dei commenti (che comunque sono un tema su cui stiamo ragionando sia come gestione umana che digitale).
    5) non c’è sito web al mondo che vi chiede poco come questo. email e password sono la vostra maggiore assicurazione che altro non vogliamo sapere. e le usiamo solo per contare il numero dei pezzi che avete letto, non vogliamo sapere altro, nemmeno quali né per quanto tempo. nulla. solo quanti.

    ripetiamo. su questo sito ci siete noi e voi. certo, compatibilmente con la privacy che può esistere nel mondo digitale (concetto ormai quasi ossimorico). comunque magari i nostri tecnici di printlabs possono intervenire e spiegare meglio sia a noi che a voi.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    E allora, visto che il nuovo sito sembra piacervi, vi ringraziamo con 5 abbonamenti digitali annuali con il 25% di sconto (di più è dura, credeteci). Gli utenti registrati sul sito possono usare immediatamente questo coupon nella pagina abbonati in alto a destra (vale fino a domani) 3LW161UL

  • theprintlabs

    Caro Luca, grazie per l’occasione che ci dai per chiarire i motivi di tante scelte fatte insieme al manifesto. Il nuovo sito è una piattaforma integrata per tutti i prodotti digitali, la quale senza falsa modestia rivoluziona il modo di fare digital publishing sotto tanti aspetti. Abbiamo preferito rilasciare una piattaforma in beta, per poter leggere insieme a voi i dati di cosa funziona, cosa piace, e cosa si potrebbe fare per migliorare un unico aspetto: la lettura dei contenuti del giornale e il rapporto tra redazione e lettori.
    In questo senso le integrazioni sono ridotte al minimo e non usiamo quasi nulla di terze parti, a meno che il beneficio non superi lo svantaggio. Facciamo degli esempi.
    Google Analytics è presente su tutte le pagine, ma come sai non raccoglie i dati personali degli utenti né informazioni sensibili. Non è quindi possibile associare una visualizzazione di pagina con la persona reale che l’ha effettuata. Analytics è fondamentale per capire come funziona e come viene utilizzato il sito con dati completamente anonimi.
    Non esistono banner pubblicitari né alcuna altra forma di utilizzo dei dati di navigazione per proporre contenuti interni o di terzi. Infatti su Disqus le funzioni di “promoted discovery” sono disattivate.
    Disqus viene utilizzato perché è semplicemente il miglior sistema di commenti e moderazione esistente, nonché fornisce ai lettori la possibilità di registrare un account una volta sola e utilizzarlo su più siti, permettendo anche di tenere traccia delle proprie attività nella sezione community. La scelta è quindi di favorire la semplicità d’uso dei commenti, aumentarne le funzioni a favore degli utenti, evitando di aprire il sistema ai commenti da parte di “guest” che potrebbero abusare. La redazione del manifesto non ha attualmente le forze per un team di gestione community in grado di intervenire prontamente nel caso di abusi, che sappiamo possono capitare. Disqus è il miglior compromesso, e anche qui il tracking è anonimo.

    Ti vorremmo rassicurare che il team di thePrintLabs è pienamente informato delle scelte della redazione, e soprattutto che queste sono tutte ragionate e non casuali o “inesperte”. Motivo per cui il sito è in crescita dopo giorno, e non è un monolite andato online con tanti presupposti ma che spesso risultano essere lontani dalla realtà.

  • Armando Pitocco

    ho notato che l’università di Pisa ha uno sconto maggiore della mia università!
    Pi$ani ca$ta e voi $porchi venduti!!1!11!

    (ovviamente scherzo, ottimo lavoro, bravi così!)

  • http://www.altergeo.eu/ Pietro Blu

    Siete unici. Punto.

  • Armando Pitocco

    Fatto…!
    Un solo problemino (mi dispiace disturbarvi, sono un combina guai!): io ero già abbonato fino al 27 marzo, e scioccamente pensavo che l’anno di abbonamento si sarebbe aggiunto in successione, cioè attivandosi dal 28 marzo 2014 al 28 marzo 2015, invece mi si “attiva” adesso con scadenza al dicembre 2014. Vi faccio due proposte… o me lo slittate gentilmente, oppure mi permettete di regalarlo ad un amico…!

    Scusatemi tanto per il disturbo, veramente.

  • Andrea Toso

    Chiedo venia Matteo, mi è sfuggita la cosa.

  • Roberto Errico

    Ciao Matteo e complimenti per il sito: fantastico! vediamo se ci scappa un bell’abbonamento per Natale :). Intanto volevo suggerire qualcosa sui blog: quando li lancerete, sarebbe bello che chiediate a chi già collabora una mano (a titolo gratutio, of course). Noi, che già curiamo la rubrica del venerdi “Nuova Finanza Pubblica”, penso saremmo disponibili sia come gruppo che individualmente ad aprirne qualcuno sui temi che seguiamo.

    Ciao e complimenti ancora,
    Roberto

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    sarebbe bello! bussate a web (at) ilmanifesto.info e vi sarà aperto

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    tutto risolto.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    graziee!

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    insomma, N-O-N-T-R-A-C-C-I-A-M-O-N-E-S-S-U-N-O.

    E a proposito, qualcuno ha trovato la politica della privacy su http://www.repubblica.it?

  • http://aandena.wordpress.com/ alessandroandena

    risolto che lo avete fatto partire dal 28 marzo? se si può mi abbono anch’io subito e me lo fate partire dal 6 marzo 2013 fino al 6 marzo 2014? prometto che quando posso compro anche il giornale (che comunque ha sempre più fascino)

  • Guest

    Volevo fare i complimenti per la nuova veste del Manifesto.it, una radura nella giungla pubblicitaria! Ma volevo anche muovere una critica costruttiva.
    La mia impressione è che in digitale si possano creare degli articoli, che mantenendo la pulizia e il silenzio del “luogo di lettura”, brulichino invece al loro interno di collegamenti altri testi, fonti, suoni, immagini, video, che rendono l’articolo un’entità diversa dal semplice testo scritto. (Per fare un esempio pratico nei post del blog Giap di wuming si avverte proprio questo secondo me).
    Di per se, secondo me, questo tipo di “giungla” non sarebbe da scartare a priori (magari è adatta solo per alcuni tipi di articoli).

    Stante che non so dirvi quanto apprezzi anche la sensazione di leggere con calma un articolo “classico” in una pagina silenziosa.

    Ad ogni modo io spero di riuscire ad abbonarmi entro fine anno!

  • Marco LeFramboise

    Volevo fare i complimenti per il nuovo sito del Manifesto, una radura nella giungla pubblicitaria! Ma volevo anche muovere una critica costruttiva.
    La mia impressione è che in digitale si possano creare degli articoli, che mantenendo la pulizia e il silenzio del “luogo di lettura”, brulichino invece al loro interno di collegamenti a fonti, suoni, immagini, video, che rendono l’articolo un’entità diversa dal semplice testo scritto. (Per fare un esempio pratico nei post del blog Giap di wuming si avverte proprio questo secondo me).
    Di per se, secondo me, questo tipo di “giungla” non sarebbe da scartare a priori (magari è adatta solo per alcuni tipi di articoli).

    Stante che non so dirvi quanto apprezzi anche la sensazione di leggere con calma un articolo “classico” in una pagina silenziosa.

    Ad ogni modo io spero di riuscire ad abbonarmi entro fine anno!

  • Andrea R. Natale

    Semplicemente GRAZIE! Siete unici e avete una cura, in questa fase particolare, anche alle piccole cose. Mi spiace non poter fare più che rinnovare l’abbonamento e continuare quando o un pò più di tempo durante la giornata a comprarvi anche in edicola (perchè comunque il cartaceo e sempre il cartaceo per noi della vecchia guardia che siamo nati quando internet e gli smartphone non c’erano). Ogni volta che vengo a Roma prendo la mia copia nella prima edicola e leggerlo nella Metro mentre mi sposto, sfoggiando la prima pagina, mi rende orgoglioso come sfilare durante una manifestazione con la mia bandiera rossa al vento! TENIAMO DURO! 😉

  • Luca Fini

    Rivoglio il PDF. La versione web e bella, ma non e’ la stessa cosa.

  • Harken

    ‘Te piace ‘o Presepio?’ ‘NO! NON-MI-PIACE!’

    Giusto per fare – citando il sommo De Filippo – una piccola stecca nel coro unanime della piaggeria.

    E perché non mi piace ‘sto ‘Presepio’?

    Intanto perché, solo per poter postare un commento, mi avete costretto ad ‘abbonarmi’ a Disqus. E Disqus, come ognuno sa, ha le solite politiche di tutela della privacy che vanno di moda oggi, nell’epoca di ‘Big Data’ (cfr. http://help.disqus.com/customer/portal/articles/466259-privacy-policy): vale a dire, una ‘tutela’ che non tutela un piffero.

    Secondo, perché, nonostante tutte le vostre ‘entrature’ con il mondo dei web-designers espatriati oltre-Manica, evidentemente il concetto di ‘graceful degradation’ non vi sfiora nemmeno. Prova ne sia che questo – formalmente bello, ne convengo – sito si vede decentemente solo con l’ULTIMA e PIÙ RECENTE versione di Chrome (io sto usando Chromium, ma è la stessa cosa). Firefox 26? Nisba. Opera 12.16? Nix. Konqueror 4.10.x? Nemmeno a parlarne.

    A meno, è ovvio, di non ‘abilitare globalmente ‘javascript”. Be’, certo: lì ci arrivano tutti, anche quei bambini di otto anni ai quali spiego l’aritmetica il martedì pomeriggio. Ma la vera innovazione ‘di metodo’, oggi, nel 2014, sarebbe riuscire a fare un sito di notizie che possa leggere anche chi usi ancora un browser testuale come Lynx (per puro sfizio ieri ho voluto provare: e, naturalmente, Lynx non riesce ad arrivare oltre la homepage). Avete pensato, ad esempio, che un vostro lettore ‘visually impaired’, di tutta questa vostra meravigliosa ma inutile riprogettazione grafica, se ne farebbe all’incirca la birra?

    Terzo, perchè ormai, fra una cosa e l’altra, un gadget, una utility, un link, un contatore statistico, sembrate essere diventati dei piazzisti di Google e di Apple. E l’Open Source VERO, quand’è che cominciamo a prenderlo in considerazione? Open Source dal quale, per inciso, potreste imparare un paio di cose su come si organizza e si gestisce un forum CHE FUNZIONI senza necessariamente appoggiarsi ad un qualche ‘nuvoloso’ provider ‘di classe business’, di quelli che ad ogni mio ‘click’ vedono aumentare un altro po’ gli scatti sul LORO tassametro 😉

    E poi… e poi, si potrebbe andare avanti per un’altra oretta: continuando, per esempio, con l’indicibile tristezza che si prova davanti a ‘Spiacente, ma devi essere registrato per poter accedere a questa pagina’. Ovvero: la stridente contraddizione del giornale che si vorrebbe più ‘inclusivo’ di tutti, e poi si adegua all’andazzo generale dell’esclusione a suon di ‘paywall’ (anche se ‘poroso’ – which, BTW, makes me ROTFL!! =D)

    Si potrebbe. Ma non ne ho voglia.

    Per ora i miei più sentiti auguri ve li faccio comunque, sperando che questa vostra impresa ‘advertising-less’ (e finalmente! questa è l’unica novità – per me – davvero degna di rilievo) decolli.

    Vi ricomincerò a tenere d’occhio, dunque. Ma non siete comunque più fra i miei bookmarks già da un pezzo (sì, io sono arcaico: vado ancora a ‘bookmarks’ e portatile con tastiera)…

  • Matteo Bartocci

    Teniamo duro!
    E il cartaceo è sempre il cartaceo!

  • Matteo Bartocci

    si può fare tutto. certo. basta scrivere a web (at) ilmanifesto.it

  • theprintlabs

    Ciao Harken, per caso sei lo stesso Harken che commentava frequentemente sui blog del manifesto nel 2011 e fino a ottobre 2012, con l’email somebody@somewhere.world? Pura cultura hacker, devo riconoscerlo.

    Tutta la mia stima alle competenze nell’open source e nel suo lifestyle, anche il linguaggio mi ricorda tantissimo i tempi di Luther Blissett, freaknet, le BBS con il warez e senza warez. Oggi al massimo possiamo accontentarci di sparuti gruppetti di Anonymous.
    Di quegli anni, credo 93 o 94, ricordo anche pagine e pagine di pura arguzia, tendenti a demolire le convinzioni in materia di informazione, o promuovere l’abolizione della proprietà intellettuale. E qui ti riconosco benissimo, con i discorsi sui browser, il javascript, i cookie, i browser di solo testo – bei tempi quando c’era Gopher – o le privacy policy delle multinazionali.

    Poi però non ti seguo più. Segui il manifesto da anni, magari tieni anche molto al giornale come fonte di informazioni, e poi lo sbeffeggi. Non capisco.
    Ti lamenti del paywall poroso – ebbene si, la comunicazione deve arrivare a tutti, anche a quelli che ridono della traduzione dall’inglese dripping, o del contrario – ma ti confondi dicendo che il sito web non è inclusivo. Ma non è molto più inclusivo con il paywall rispetto a prima? Ti ricordo che il sito precedente non dava accesso agli articoli del giornale, a meno di non avere un abbonamento. E soprattutto, non lasciava accedere i lettori in cerca di informazioni sui motori di ricerca. Oggi si.

    Leggo però tanti complimenti nella linguistica da LULZ, perfettamente declinata con il “si potrebbe, ma non ne ho voglia”. Sminuisce efficacemente l’interlocutore da almeno 30 anni.

    Noi ‘web designer’ d’oltre-manica non ci consideriamo migliori di come ci dipingi nel tuo commento. Chiudi dicendo che tornerai a tenere d’occhio il manifesto. Ma attento, il sito web del manifesto non è il fine, anche se per te è così importante. E’ solamente uno dei media.
    Sono poi sicuro che se pur di postare questo commento, hai rinunciato a molti dei tuoi principi registrandoti su Disqus, devi tenerci veramente tanto. Ne siamo fieri.

    Infine grazie. Grazie per aver inserito nuovamente ilmanifesto.info nei tuoi bookmark, quando vorrai aggiungere la tua chiosa, i commenti sono aperti.

    Stefano @ thePrintLabs

  • Guest

    Caro Stefano@ThePrintLab,

    > per caso sei lo stesso Harken che commentava
    > frequentemente sui blog del manifesto nel 2011 e fino a ottobre 2012,
    > con l’email somebody@somewhere.world? Pura cultura hacker, devo
    > riconoscerlo.

    sì: per caso sono proprio io. E com’ebbi a dire allora, in occasione di una replica: fa sempre piacere avere un pubblico attento.

    Ti ringrazio del ‘pura cultura hacker’, anche se non è del tutto meritato. Perché è vero che, fra una cosa e l’altra, ormai bazzico il web da quasi vent’anni (prima connessione nel 1995-96, a casa di un amico, con un modem analogico esterno, di quelli con i led rossi, non ricordo se già a 56k o ancora a 28k), e che di mailing lists, BBS e annesse ‘flame wars’ interminabili ne ho viste e vissute: ma è altrettanto vero che certi ‘integralismi’ li ho sempre considerati leggermente estranei al mio modo di vedere le cose.

    Ma è del resto pure vero – e ti ringrazio di farmelo notare – che molti di quei contenuti mi si sono in parte appiccicati addosso. E che dal passaggio a Linux, nel 2002, dopo essere stato per quasi un decennio un ‘Mac-User’ (come si soleva dire allora), mi si è appiccicata addosso molta parte di quest’altra etica, quella del FOSS. Il FOSS ‘pre-Ubuntu’, però… 😉

    > Tutta la mia stima alle competenze nell’open source e nel suo
    > lifestyle, anche il linguaggio mi ricorda tantissimo i tempi di
    > Luther Blissett, freaknet, le BBS con il warez e senza warez. Oggi al
    > massimo possiamo accontentarci di sparuti gruppetti di Anonymous. Di
    > quegli anni, credo 93 o 94, ricordo anche pagine e pagine di pura
    > arguzia, tendenti a demolire le convinzioni in materia di
    > informazione, o promuovere l’abolizione della proprietà
    > intellettuale. E qui ti riconosco benissimo, con i discorsi sui
    > browser, il javascript, i cookie, i browser di solo testo – bei tempi
    > quando c’era Gopher – o le privacy policy delle multinazionali.

    Colgo (e accetto) la leggera nota di sarcasmo… ma grazie comunque ;D

    Sì: erano più o meno quegli anni lì, e si parlava già di che fine avrebbe fatto il web. Ma ricordo, del resto, anche epici dibattiti sul giornale, quando ancora c’era Franco Carlini: ed eravamo, se non sbaglio, già nel 2000.

    Oggi, comunque, mi pare che le tendenze si siano chiarite / sedimentate, no? Grande supermarket (di tutto, A PARTIRE PROPRIO DALL’INFORMAZIONE) + panopticon integrale. Il cloud, e le reti bayesiane, poi, rendono tutto più semplice. Molto più semplice di quanto anche il più pessimista degli ‘apocalittici’ potesse pensare una decina d’anni fa…

    Ad ogni modo, per me la domanda resta sempre quella: qualunque cosa il web sia diventato, o si prepari ulteriormente a diventare, sbaglia chi, come me, continua ancora a fare il ‘paranoid’ e ad ‘attardarsi’ sulla propensione del ‘Big Business’ ad abusare di ‘Big Data’?

    E siete davvero sicuri, voialtri dell'”Avanguardia”, che nell’epoca di fatti come questo (http://www.washingtonpost.com/blogs/the-switch/wp/2013/12/10/nsa-uses-google-cookies-to-pinpoint-targets-for-hacking/ ) sia del tutto ‘innocente’ e ‘neutro’ fornire a Google (e affini), su un piatto d’argento, un tot di altri ‘customers’ da trasformare in ‘targets’?

    Quanto, poi, alla questione della ‘browser independence’ delle pagine, per me è una pura e semplice questione di UNIVERSALITÀ DELL’ACCESSO. Ripeto: alla fine, per poter consultare queste pagine, mi sono dovuto ‘convertire’ a Chrome… ma perché non mi dovrebbe essere ancora possibile continuare a farlo PURE con un vecchio Firefox 2.x.y, qualora lo volessi ? E perché progettare le pagine in modo tale da compiere, in partenza, una leggera ‘discriminazione’ nei confronti di una parte della platea dei lettori, al contempo ‘spingendo leggermente’ tutti quanti in una direzione ben precisa?

    Ribadisco: io ne faccio una pura e semplice questione di ‘efficienza’ e ‘fruibilità’, non certo materia per una guerra di religione. Questo perché, convivendo con una persona quasi del tutto SORDA, so perfettamente cosa voglia dire essere ‘impaired’…

    > Poi però non ti seguo più. Segui il manifesto da anni, magari tieni
    > anche molto al giornale come fonte di informazioni, e poi lo
    > sbeffeggi. Non capisco.

    Ma infatti non sbeffeggiavo. Tutt’al più, era un po’ di sarcasmo a buon mercato.

    Ed è, anzi, a tal punto vero che non sbeffeggio – né intendo farlo – che molte delle modifiche incorporate qui dentro – a cominciare dalla mancanza di pubblicità, che spero possa continuare per sempre – mi piace considerarle almeno in parte ispirate ANCHE da varie e ripetute critiche mie.

    Però, e torniamo all’universalità dell’accesso, perché – poniamo – mia madre deve PER FORZA REGISTRARSI per poter leggere l’ultimo editoriale di – poniamo – Marco Bascetta da me segnalatole? Così non c’è il rischio di fare di questa impresa una ‘enclave’ ancora più chiusa di quanto già non fosse, o non venisse percepita nelle passate edizioni?

    > Ti lamenti del paywall poroso – ebbene si, la comunicazione deve
    > arrivare a tutti, anche a quelli che ridono della traduzione
    > dall’inglese dripping, o del contrario – ma ti confondi dicendo che
    > il sito web non è inclusivo. Ma non è molto più inclusivo con il
    > paywall rispetto a prima? Ti ricordo che il sito precedente non dava
    > accesso agli articoli del giornale, a meno di non avere un
    > abbonamento. E soprattutto, non lasciava accedere i lettori in cerca
    > di informazioni sui motori di ricerca. Oggi si.

    Non ridevo della traduzione: ridevo della ‘POROSITÀ’. Perché, insomma, non giriamoci troppo intorno: un ‘paywall’ è una barriera. Che poi gli articoli ‘gratis’ siano venti alla settimana o dieci al mese o cinquanta al millennio, fa poca differenza: ci si sente comunque in un sito di informazione che, dopo quasi un ventennio (‘online dal 1995’, no?) di libertà assoluta concessa (probabilmente, ne convengo, con una larghezza fin troppo incontrollata) ‘urbi et orbi’, all’improvviso comincia ad ammiccare a logiche alla Murdoch + Bloomberg & Co.

    Ripeto: è BRUTTO, oltre che leggermente AVVILENTE, entrare in un posto della cui familiarità conservi una certa idea, e trovare sul muro il cartello ‘Spiacente, ma QUESTO NON LO PUOI PIÙ FARE’.

    > Leggo però tanti complimenti nella linguistica da LULZ, perfettamente
    > declinata con il “si potrebbe, ma non ne ho voglia”. Sminuisce
    > efficacemente l’interlocutore da almeno 30 anni.

    Mi fai più ‘efficace’ di quanto non volessi essere 😉

    In realtà, le cose stanno così: che questo sito (e l’intera impresa) del nuovo manifesto sono, almeno FORMALMENTE, quanto di più vicino all’idea che ho sempre avuto di come dovessero essere. D’oh!

    La grafica: essenziale, pochi o punti fronzoli, e tutto sommato anche (relativamente) pochi ‘automatismi’. PERFETTO.

    Pubblicità: ZERO. PERFETTO.

    Meccanismi di pagamento per i contenuti: quello spettro di opzioni che avete ideato, e che in linea di massima va bene (anche se se ne può ulteriormente discutere). PERFETTO.

    Accesso alla possibilità di commentare gli articoli: controllato e regolamentato (seppur con i limiti di cui si diceva). BENISSIMO.

    E allora, dov’è il problema? Il problema è che non vorrei dover ammettere che, alla fin fine, mi piaceva di più il manifesto caotico e ‘bazaar’ di prima. Quello dove dovevi abbassare la testa per scansare gli schizzi di m….a di qualche provocatore ‘a gettone’, o dove, in coda ad un articolo su Ocalan, ti beccavi duecento commenti in turco di (probabili) seguaci di Agca e i Lupi Grigi che (probabilmente) minacciavano di mettere a ferro e fuoco la redazione ;D

    Caotico ‘suq’: ma ‘libero come l’aria’. Quel che questa versione ‘reloaded’ non sono sicuro possa più essere ^_~

    > Noi ‘web designer’ d’oltre-manica non ci consideriamo migliori di
    > come ci dipingi nel tuo commento. Chiudi dicendo che tornerai a
    > tenere d’occhio il manifesto. Ma attento, il sito web del manifesto
    > non è il fine, anche se per te è così importante. E’ solamente uno
    > dei media.

    Sì: ma tu m’insegni che il ‘medium’ è il messaggio.

    E inoltre, certo che per me la forma è cruciale: perché lo sappiamo tutti benissimo che, per quanto rivoluzionarie possano essere le tue idee, non ti legge nessuno per più di due secondi se gliele sbatti in faccia alla maniera ‘de Cencio la Parolaccia’. D’altronde, il ‘manifesto’ originario, quello del 1848, che cos’era se non una stupenda anticipazione di idee tutte ancora da costruire?

    Non illudiamoci comunque troppo, sulla comunicabilità via web di idee più complesse di tanto, e teniamo conto di questo effetto (http://www.slate.com/articles/technology/technology/2013/06/how_people_read_online_why_you_won_t_finish_this_article.html ) ;D

    > Sono poi sicuro che se pur di postare questo commento, hai
    > rinunciato a molti dei tuoi principi registrandoti su Disqus, devi
    > tenerci veramente tanto. Ne siamo fieri.

    Bah… sai: non è stato poi così difficile.

    Ossia: (ri-r)accolgo il sarcasmo, e ti dico che, nonostante mi ritenga un ‘uomo del secolo scorso’ (i succitati ragazzini di 8 anni ai quali faccio ripetizioni di aritmetica, sono – non per colpa loro! – ignoranti di aritmetica a livelli abissali… ma, in compenso, maneggiano uno ‘smart phone’ molto meglio di quanto io non riuscirò mai a fare), non sono poi così rigido.

    I miei principi sopportano ben altro, per fortuna ;D

    Ma, è vero: ci tengo.

    > Infine grazie. Grazie per aver inserito nuovamente ilmanifesto.it nei
    > tuoi bookmark, quando vorrai aggiungere la tua chiosa, i commenti
    > sono aperti.
    >
    > Stefano @ thePrintLabs

    Grazie a te. E, come mi pare dicano dalle vostre parti, thank you for arguing…

  • Armando Pitocco

    Voce fuori dal coro… in Italia (e soprattutto nella sinistra e nei lettori del manifesto) domina la litigiosità e il continuo spalar merda, il “vaffa”, il “sono tutti incompetenti (tranne me)”. E anche sul manifesto, è pieno di criticoni (spesso senza nemmeno essersi informati dovutamente). Lei almeno esprime le sue critiche in modo molto dettagliato e ben circostanziato. Però non è fuori dal coro, tanti si lamentano.

    Anch’io sono molto critico su molte cose, ma l’importante è essere costruttivi e non avere manie iconoclaste (vale per il manifesto, ma anche per qualsiasi discorso generico e politico). E soprattutto, quando si critica, nessuno si ricorda dei propri difetti o dei meriti altrui. Al nuovo manifesto, oltre ai tanti difetti, io riconosco il merito di tenere in vita tutto sommato un buon giornale, che fa informazione su temi non coperti da altri giornali (temi a cui tutti noi siamo molto sensibili). A me pare invece che essere fuori dal coro oggi significhi piuttosto sostenere, invece di distruggere, superando ciò che non si piace. Nella vita non si troverà mai una cosa “perfetta”, e ci vuole coraggio per dare più importanza alle cose buone ma “imperfette”.

    Insomma, belle le sue critiche, quindi continui a leggere il manifesto e a commentare, continui a costruire, con noi.
    (per chiarire, sono un semplice lettore).

  • Armando Pitocco

    fantastici!

  • Harken

    Caro Stefano@thePrintLabs,

    > per caso sei lo stesso Harken che commentava
    > frequentemente sui blog del manifesto nel 2011 e fino a ottobre 2012,
    > con l’email somebody@somewhere.world? Pura cultura hacker, devo
    > riconoscerlo.

    sì: per caso sono proprio io. E com’ebbi a dire allora, in occasione di una replica: fa sempre piacere avere un pubblico attento.

    Ti ringrazio del ‘pura cultura hacker’, anche se non è del tutto meritato. Perché è vero che, fra una cosa e l’altra, ormai bazzico il web da quasi vent’anni (prima connessione nel 1995-96, a casa di un amico, con un modem analogico esterno, di quelli con i led rossi, non ricordo se già a 56k o ancora a 28k), e che di mailing lists, BBS e annesse ‘flame wars’ interminabili ne ho viste e vissute: ma è altrettanto vero che certi ‘integralismi’ li ho sempre considerati leggermente estranei al mio modo di vedere le cose.

    Ma è del resto pure vero – e ti ringrazio di farmelo notare – che molti di quei contenuti mi si sono in parte appiccicati addosso. E che dal passaggio a Linux, nel 2002, dopo essere stato per quasi un decennio un ‘Mac-User’ (come si soleva dire allora), mi si è appiccicata addosso molta parte di quest’altra etica, quella del FOSS. Il FOSS ‘pre-Ubuntu’, però… 😉

    > Tutta la mia stima alle competenze nell’open source e nel suo
    > lifestyle, anche il linguaggio mi ricorda tantissimo i tempi di
    > Luther Blissett, freaknet, le BBS con il warez e senza warez. Oggi al
    > massimo possiamo accontentarci di sparuti gruppetti di Anonymous. Di
    > quegli anni, credo 93 o 94, ricordo anche pagine e pagine di pura
    > arguzia, tendenti a demolire le convinzioni in materia di
    > informazione, o promuovere l’abolizione della proprietà
    > intellettuale. E qui ti riconosco benissimo, con i discorsi sui
    > browser, il javascript, i cookie, i browser di solo testo – bei tempi
    > quando c’era Gopher – o le privacy policy delle multinazionali.

    Colgo (e accetto) la leggera nota di sarcasmo… ma ‘thank you again’.

    Sì: erano più o meno quegli anni lì, e si parlava già di che fine avrebbe fatto il web. Ma ricordo, del resto, anche epici dibattiti sul giornale, quando ancora c’era Franco Carlini: ed eravamo, se non sbaglio, già nel 2000.

    Oggi, comunque, mi pare che le tendenze si siano chiarite / sedimentate, no? Grande supermarket (di tutto, A PARTIRE PROPRIO DALL’INFORMAZIONE) + panopticon integrale. Il cloud, e le reti bayesiane, poi, rendono tutto più semplice. Molto più semplice di quanto anche il più pessimista degli ‘apocalittici’ potesse pensare una decina d’anni fa…

    Ad ogni modo, per me la domanda resta sempre quella: qualunque cosa il web sia diventato, o si prepari ulteriormente a diventare, chi, come me, continua ancora a fare il ‘paranoid’ e ad ‘attardarsi’ sulla propensione del ‘Big Business’ ad abusare di ‘Big Data’ è un dinosauro antidiluviano, o è solo uno che si pone dei problemi che dovrebbero essere OVVI?

    E siete davvero sicuri, voialtri dell'”Avanguardia”, che nell’epoca di fatti come questo (http://www.washingtonpost.com/blogs/the-switch/wp/2013/12/10/nsa-uses-google-cookies-to-pinpoint-targets-for-hacking/ ) sia del tutto ‘innocente’ e ‘neutro’ fornire a Google (e affini), su un piatto d’argento, un tot di altri ‘customers’ da trasformare in ‘targets’?

    Quanto, poi, alla faccenda della ‘browser independence’ delle pagine, per me è una pura e semplice questione di UNIVERSALITÀ DELL’ACCESSO. Ripeto: alla fine, per poter consultare queste pagine, mi sono dovuto PER FORZA ‘convertire’ a Chrome… ma perché non mi dovrebbe essere ancora possibile continuare a farlo PURE con un vecchio Firefox 2.x.y, qualora lo volessi ? E perché progettare le pagine in modo tale da compiere, in partenza, una leggera ‘discriminazione’ nei confronti di una parte della platea dei lettori, al contempo ‘spingendo leggermente’ tutti quanti in una direzione ben precisa?

    Ribadisco: io ne faccio una pura e semplice questione di ‘efficienza’ e ‘fruibilità’, non certo materia per una guerra di religione. E questo perché, convivendo con una persona quasi del tutto SORDA, so perfettamente cosa voglia dire essere ‘impaired’…

    > Poi però non ti seguo più. Segui il manifesto da anni, magari tieni
    > anche molto al giornale come fonte di informazioni, e poi lo
    > sbeffeggi. Non capisco.

    Ma infatti non sbeffeggiavo. Tutt’al più, era un po’ di sarcasmo a buon mercato.

    Ed è, anzi, a tal punto vero che non sbeffeggio – né intendo farlo – che molte delle modifiche incorporate qui dentro – a cominciare dalla mancanza di pubblicità, che spero possa continuare per sempre – mi piace considerarle almeno in parte ispirate ANCHE da varie e ripetute critiche mie.

    Però, e torniamo all’universalità dell’accesso, perché – poniamo – mia madre deve PER FORZA REGISTRARSI per poter leggere l’ultimo editoriale di – poniamo – Marco Bascetta da me segnalatole? Così non c’è il rischio di fare di questa impresa una ‘enclave’ ancora più chiusa di quanto già non fosse, o non venisse percepita nelle passate edizioni?

    > Ti lamenti del paywall poroso – ebbene si, la comunicazione deve
    > arrivare a tutti, anche a quelli che ridono della traduzione
    > dall’inglese dripping, o del contrario – ma ti confondi dicendo che
    > il sito web non è inclusivo. Ma non è molto più inclusivo con il
    > paywall rispetto a prima? Ti ricordo che il sito precedente non dava
    > accesso agli articoli del giornale, a meno di non avere un
    > abbonamento. E soprattutto, non lasciava accedere i lettori in cerca
    > di informazioni sui motori di ricerca. Oggi si.

    Non ridevo della traduzione: ridevo della ‘POROSITÀ’. Perché, insomma, non giriamoci troppo intorno: un ‘paywall’ è una barriera. Che poi gli articoli ‘gratis’ siano venti alla settimana o dieci al mese o cinquanta al millennio, fa poca differenza: ci si sente comunque in un sito di informazione che, dopo quasi vent’anni (‘online dal 1995’, no?) di libertà assoluta concessa (probabilmente, ne convengo, con una larghezza fin troppo incontrollata) ‘urbi et orbi’, all’improvviso comincia ad ammiccare a logiche alla Murdoch + Bloomberg & Co.

    Ripeto: è BRUTTO, oltre che leggermente AVVILENTE, entrare in un posto della cui familiarità conservi una certa idea, e trovare sul muro il cartello ‘Spiacente, ma QUESTO NON LO PUOI PIÙ FARE’.

    > Leggo però tanti complimenti nella linguistica da LULZ, perfettamente
    > declinata con il “si potrebbe, ma non ne ho voglia”. Sminuisce
    > efficacemente l’interlocutore da almeno 30 anni.

    Mi fai più ‘efficace’ di quanto non volessi essere 😉

    In realtà, le cose stanno così: che questo sito (e l’intera impresa) del nuovo manifesto sono, almeno FORMALMENTE, quanto di più vicino all’idea che ho sempre avuto di come dovessero essere. D’oh!

    La grafica: essenziale, pochi o punti fronzoli, e tutto sommato anche (relativamente) pochi ‘automatismi’. Certo, c’è da lavorarci ancora, ma… (quasi) PERFETTO.

    Pubblicità: ZERO. PERFETTO.

    Meccanismi di pagamento per i contenuti: quello spettro di opzioni che avete ideato, e che in linea di massima va bene (anche se se ne può ulteriormente discutere). PERFETTO.

    Accesso alla possibilità di commentare gli articoli: controllato e regolamentato (seppur con i limiti di cui si diceva). BENISSIMO.

    E allora, dov’è il problema? Il problema è che non vorrei dover ammettere che, alla fin fine, mi piaceva di più (ed era POLITICAMENTE PIÙ AVANZATO) il manifesto caotico e ‘bazaar’ di prima. Quello dove dovevi abbassare la testa per scansare gli schizzi di m….a di qualche provocatore ‘a gettone’, o dove, in coda ad un articolo su Ocalan, ti beccavi duecento commenti in turco di (probabili) seguaci di Agca e i Lupi Grigi che (probabilmente) minacciavano di mettere a ferro e fuoco la redazione ;D

    Caotico ‘suq’: ma ‘libero come l’aria’. Ciò che questa versione ‘reloaded’ non credo possa / saprà più essere ^_~

    > Noi ‘web designer’ d’oltre-manica non ci consideriamo migliori di
    > come ci dipingi nel tuo commento. Chiudi dicendo che tornerai a
    > tenere d’occhio il manifesto. Ma attento, il sito web del manifesto
    > non è il fine, anche se per te è così importante. E’ solamente uno
    > dei media.

    Sì: ma tu m’insegni che il ‘medium’ è il messaggio.

    E inoltre, certo che per me la forma è cruciale: perché lo sappiamo tutti benissimo che, per quanto rivoluzionarie possano essere le tue idee, non ti legge nessuno per più di due secondi se gliele sbatti in faccia alla maniera ‘de Cencio la Parolaccia’. D’altronde, il ‘manifesto’ originario, quello del 1848, che cos’era se non una stupenda anticipazione di idee tutte ancora da costruire?

    Non illudiamoci comunque troppo, sulla comunicabilità via web di idee più complesse di tanto, e teniamo conto di questo effetto (http://www.slate.com/articles/technology/technology/2013/06/how_people_read_online_why_you_won_t_finish_this_article.html ) ;D

    > Sono poi sicuro che se pur di postare questo commento, hai
    > rinunciato a molti dei tuoi principi registrandoti su Disqus, devi
    > tenerci veramente tanto. Ne siamo fieri.

    Bah… sai: non è stato poi così difficile.

    Ossia: (ri-r)accolgo il sarcasmo, e ti dico che, nonostante mi ritenga un ‘uomo del secolo scorso’ (i succitati ragazzini di 8 anni ai quali faccio ripetizioni di aritmetica, sono – non per colpa loro! – ignoranti di aritmetica a livelli abissali… ma, in compenso, maneggiano uno ‘smart phone’ molto meglio di quanto io non riuscirò mai a fare), non sono poi così rigido.

    I miei principi sopportano ben altro, per fortuna ;D

    Ma, è vero: ci tengo.

    Harken H_H

  • Harken

    Aggiungo un paio di postille.

    1. ORA il sito si vede (commenti compresi) con TUTTI i browser. Bene. Bravi. Quel ch’è giusto, è giusto.

    2. Non mi è ancora ben chiaro, invece, dove comincia e dove finisce la ‘barriera porosa’. Ad esempio: questo editoriale di fatto io riesco a leggerlo, commenti inclusi, con qualsiasi browser SENZA DOVERMI LOGGARE.

    Se però provo a cliccare sul titolo di ‘Generazione Shock’, mi trovo davanti alla barriera.

    L’altro giorno, quando – lo ammetto: un po’ per una sorta di ‘automatismo’ – mi è ‘partito’ il commento iniziale, però, mi era sembrato che fossero TUTTI non raggiungibili, a meno di non registrarsi e loggarsi. Quindi, delle due l’una: o l’altro giorno sbagliavo (molto probabile: ma allora tutto quanto ho scritto su questo specifico punto diventa superato), oppure a suon di commenti critici (vedo che anche sotto all’altro editoriale di Matteo Bartocci, ‘il manifesto è «reloaded»’, ce n’è un bel po’) avete cambiato linea.

    Ove il caso fosse quest’ultimo, però, vi inviterei – per quanto paradossale possa sembrare – a non rimangiarvi troppo alla svelta scelte precedentemente descritte come necessarie. Altrimenti rischiate di dare l’impressione di essere un po’ delle banderuole ;D

    3. Per la cronaca, mia madre, citata nel commento precedente, ha 78 anni, è una vostra lettrice (assai critica) dal 1995, NON È COMUNISTA (la direi piuttosto una socialdemocratica), E VA A LINUX (e non a Windows né ad Apple). Naturalmente, visto che l’editoriale di Bascetta si legge anche senza accreditarsi, anche su questo punto i miei precedenti argomenti decadono…

    4. Se riesco a trovare qualche soldo “d’avanzo”, guarda un po’, caro Stefano: va a finire che, per la prima volta in vent’anni, mi abbono… 😉

    Alla prossima,

    Harken H_H

  • theprintlabs

    Harken, qualche errore lo hai commesso, ma non c’è da puntualizzare sugli errori, quanto piuttosto da costruire. Sin dal 4 dicembre il manifesto è online con un paywall che limita la lettura in questo modo, frutto di una ragionata scelta tra noi e la redazione.
    La prima (da non confondersi con la homepage, questo sito E’ il giornale, non il sito DEL giornale) è gratuita, gli editoriali sono gratuiti, i blog e le sezioni speciali già previste, sono e saranno gratuite per tutti senza registrazione. I contenuti del giornale, ovvero le sezioni politica, italia, internazionale, cultura, ecc. sono sotto paywall dripping (20 articoli a settimana per gli utenti registrati). Il PDF viewer è hard paywall, sono gli abbonati hanno libero accesso a tutto l’archivio.
    E’ sempre stato così dal 4 dicembre, senza modifiche. Certo, risulta ancora difficile far percepire l’eccezionalità della cosa nel panorama editoriale italiano, dove la maggior parte dei giornali su web pubblica contenuti diversi, creati da una redazione web mirante alle pageviews e al CPM di AdSense.
    Qui il manifesto fa una scelta coraggiosa e piuttosto unica. Il giornale è il suo sito web, e ora milioni di utenti lo stanno leggendo gratis. Molto inclusivo devo dire.
    Se ti piace questa idea, saremo molto contenti se anche tu rivedessi alcune posizioni che, concorderai, hai preso come preconcetto. Chissà che non sei già registrato sotto un nome di fantasia e non stai già leggendo il manifesto sul tuo linux box con il no-tracking attivo

  • Harken

    Caro Stefano,

    sarà che mi piacciono le sfide ma mi hai (quasi del tutto) convinto.

    Sì, è vero: risolto il problema dell’accessibilità universale (per me DIRIMENTE), di tutto il resto si può discutere, e io non mi tirerò certo indietro. Di tutto il resto: compresa la questione della privacy. Qui, io voglio credervi (intendo: a voi di PrintLabs) quando dite che è una delle vostre principali preoccupazioni. Il punto, però – e ritengo che bisognerà continuare a mantenere il tema BEN CALDO, sulla scia di quanto ci insegnava Carlini -, è che GLI INTERESSI IN GIOCO SONO COMUNQUE IMMANI: e temo che, a prescindere dalla volontà nostra o di qualunque altro ‘piccolo’ attore, rischino di finire col prevalere se ci si limita a relegare la questione della ‘privatezza dell’identità digitale’ alla pura sfera tecnica, di quali e quanti protocolli e sistemi di autenticazione servano e dove e come debbano entrare in azione. Aspetti CRUCIALI, sia chiaro: ma non affrontano il nodo politico-economico di CHI vuole fare COSA di QUALI DATI. Ma ci sarà modo di tornarci, mi auguro…

    Ora, brevemente, consentimi di continuare alla maniera delle vecchie liste:

    > Harken, qualche errore lo hai commesso, ma non c’è da puntualizzare
    > sugli errori, quanto piuttosto da costruire.

    Assolutamente d’accordo. Più passano le ore, più ci rifletto, e più me ne rendo conto.
    Eh… brutta cosa, l’irruenza 😉

    > Sin dal 4 dicembre il
    > manifesto è online con un paywall che limita la lettura in questo
    > modo, frutto di una ragionata scelta tra noi e la redazione. La prima
    > (da non confondersi con la homepage, questo sito E’ il giornale, non
    > il sito DEL giornale) è gratuita, gli editoriali sono gratuiti, i
    > blog e le sezioni speciali già previste, sono e saranno gratuite per
    > tutti senza registrazione. I contenuti del giornale, ovvero le
    > sezioni politica, italia, internazionale, cultura, ecc. sono sotto
    > paywall dripping (20 articoli a settimana per gli utenti registrati).
    > Il PDF viewer è hard paywall, sono gli abbonati hanno libero accesso
    > a tutto l’archivio. E’ sempre stato così dal 4 dicembre, senza
    > modifiche. Certo, risulta ancora difficile far percepire
    > l’eccezionalità della cosa nel panorama editoriale italiano, dove la
    > maggior parte dei giornali su web pubblica contenuti diversi, creati
    > da una redazione web mirante alle pageviews e al CPM di AdSense. Qui
    > il manifesto fa una scelta coraggiosa e piuttosto unica. Il giornale
    > è il suo sito web, e ora milioni di utenti lo stanno leggendo gratis.
    > Molto inclusivo devo dire.

    E infatti, hai ragione, e io avevo torto. Hai ragione – e, ripeto, lo vedo man mano che mi addentro nel sito – soprattutto su una cosa: l’estrema novità formale dell’intera pubblicazione.

    Giusto: il sito È il giornale, ed è – ma questo lo avevo già ammesso senza problemi ieri – formalmente BELLISSIMO! =)

    Credo che farete scuola: del che sarei davvero felice…

    > Se ti piace questa idea, saremo molto
    > contenti se anche tu rivedessi alcune posizioni che, concorderai, hai
    > preso come preconcetto. Chissà che non sei già registrato sotto un
    > nome di fantasia e non stai già leggendo il manifesto sul tuo linux
    > box con il no-tracking attivo

    Ma certo: infatti sono qui. No-tracking? Quello, sempre 😉

    Che dire: buon lavoro!

    Ah… ovviamente siete già tornati fra i bookmarks. Anzi: a dire il vero non ve n’eravate mai andati.

    Ma quello lo avevi già capito, giusto? ;D

    Harken H_H

  • Harken

    Comunque, fermo restando il riannodarsi dei rapporti col giornale, documentato qui sopra (o qui sotto: ancora non ho ben capito come s’impaginano i commenti), posso fare un altro po’ il bastian contrario? 😉

    Disqus: ‘hackarlo’ o ‘exploitarlo’, a quanto pare, è molto più facile di quanto si possa immaginare ( http://www.infosecurity-magazine.com/view/36125/disqus-may-not-have-been-hacked-but-it-was-certainly-exploited )

    WordPress? Idem ( http://www.infosecurity-magazine.com/view/36101/hacked-wordpress-site-hosts-thousands-of-links-to-pharmacy-scams )

    Davvero non ci volete ripensare? ;D

    Impaginazione dei commenti: stabilito che comunque tutto questo lavoro è ancora ampiamente ‘in corso’, non andrebbe un po’ rivista? Se posso permettermi: chi progetta il layout della pagina, provi a mettersi COMPLETAMENTE nei panni di un lettore, e ad adottare un approccio ‘ergonomico’ anziché solo ‘grafico-visual-estetico’. Mi verrebbe da dire, un approccio ‘alla Krug’ (http://www.sensible.com/dmmt.html ), o se ‘Don’t let me think’ è già fra i vostri riferimenti, un approccio ‘INTEGRALMENTE alla Krug’.

    L’articolo, come si diceva, è impaginato benissimo. Perfettamente centrato, colonna addirittura giustificata, senza quelle ‘indentature’ di fine riga che personalmente trovo detestabili, e che in generale nel web danno un senso di ‘sciatteria’. PERFETTO.

    Ma perché i commenti, che presumibilmente saranno spesso importanti (non mi riferisco certo ai miei: ma in giro ne ho già letti, ieri sera, di molto acuti), devono poi essere impaginati alla bell’e meglio, e soprattutto in quell’ordine cronologico inverso con il quale venivano impaginati nella versione precedente del sito? Ordine cronologico inverso – cioè, con il commento più recente IN ALTO e via via, a seguire – che NON È L’ORDINE LOGICO (O INTUITIVO) con cui in generale si ‘dipana’ una qualsiasi ‘storia’ su una qualunque pagina.

    Certo: avere il più recente subito dopo il testo dell’articolo è COMODO. E infatti, COSÌ FAN TUTTI.

    Ma, visto che voi vi volete distinguere, e che di norma il flusso dei commenti racconta appunto una ‘storia’ (all’inizio qualcuno dice qualcosa del tipo ‘Bell’articolo… grazie!’, cinque minuti dopo arriva qualcun altro a dire ‘non sono affatto d’accordo con quello che ha scritto chi mi ha preceduto: l’articolo è invece bruttissimo’… e così via. Giusto?), mi sembra evidente che l’ordine – lo ripeto – “LOGICO-INTUITIVO-STORICO” con cui li si dovrebbe far ‘fluire’ sulla pagina è dal più vecchio, subito sotto all’articolo (perché, per una ragione o per l’altra, essendo il PRIMO, parla DIRETTAMENTE all’autore dell’articolo stesso) al più nuovo, SCENDENDO. Salvo eventualmente aggiungere qualche opportuno (e piccolissimo, molto poco appariscente, anche se facilmente individuabile) ‘bottoncino di ritorno’.

    O magari anche niente. In fondo, con ‘sfogliatori’ e ‘tablet’ dovrebbe essere abbastanza facile scorrere velocemente dall’alto in basso o viceversa. Con un touchpad recente, di sicuro lo è.

    Altrimenti, ho paura che poi, alla lunga, andrà a finire come nelle n edizioni precedenti: che, passati la sorpresa e lo sbigottimento provati all’inizio per la veste grafica ASSOLUTAMENTE NUOVA, subentrerà l’impazienza per i ‘dettagli che non funzionano’ 😉

    Non so, eh? Magari mi sbaglio. Tenete conto che non parlo da web-designer – ciò che non sono – ma da ‘tecnico’ che spessissimo si è trovato (e ancora si trova) a dover lavorare su software con interfacce progettate coi piedi… 😉
    ______________________________________________________
    P.S. (30 dicembre): noto ora, dopo 14 giorni, che quest’ultimo mio commento è stato pubblicato. Aggiungo ora che: 1) la parte su Disqus & WordPress facilmente ‘attaccabili’ (persino da una pattuglia di giornalisti svedesi a caccia di estremisti di destra – sempre svedesi), superficialità battutistiche a parte, meriterebbe comunque non pochi approfondimenti. Insomma, a quando un minimo di discussione (a partire, possibilmente, da qualche ben documentato articolo sul giornale) su privacy e temi collegati?

    2) La parte sull’impaginazione è ovviamente superata, perché quanto chiedevo d’inserire è già presente (probabilmente fin da quattordici giorno or sono). BENE.

    Tuttavia, c’è ancora – secondo me – da lavorare sui dettagli dell’interfaccia. Ma mi riprometto, possibilmente, di tornarci nei prossimi giorni.

    Nel frattempo, auguri =)

    H__H

  • Harken

    Passa un altro mese dall’ultimo mio commento, frattanto, e che ti succede? Che vi siete avvicinati di altri dieci centimetri a Murdoch. Vedo, infatti, che la ‘barriera porosa’ si è ‘ispessita’ e ‘sclerotizzata’ un altro po’: dai precedenti 20 articoli alla settimana, siete già scesi, in nemmeno sei mesi, a ‘La registrazione è gratuita e ti consente la consultazione di n. 15 articoli ogni 14 giorni’. Entro l’estate, darete ragione ad un mio commento di sopra (nel layout ‘ordina dal meno recente’) e passerete a ‘n. 50 ogni 1000 anni’?