closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Il puzzle e il rischio

L’esito del referendum ripropone il puzzle ucraino nella sua complessità. E, mentre scriviamo, ecco le ombre di un confronto che rischia di essere armato, tra annunci di Kiev all’«uso della forza» per rispondere a gravi incidenti bellici alla frontiera.

È un puzzle con due piste, e ambedue portano al tempo che fu. La prima, tanto a cuore ai mass media occidentali, è il ritorno alla guerra fredda. La responsabilità è di Putin, il quale vuole ricostituire l’impero sovietico e annettersi popoli e terre, persi per colpa di Gorbachev e di Yeltsin. Usando il rubinetto del gas dapprima e poi chissà persino le armi. In Georgia lo ha fatto con successo. E altrettanto nel Caucaso. E perché no in Ucraina, cominciando dalla Crimea? È difficile capire sino a che punto credano a una tale lettura i politici che contano – Obama, Merkel, Xi –. Il vecchio Kissinger no: per lui Putin è uno statista politico con una strategia che ha il consenso del paese. Il leader russo vuole uno stato-nazione, riconosciuto come la nuova potente Russia. Per lui non deve più accadere come nel primo decennio dalla fine dell’Urss, quando l’America e l’Europa si presero con l’avversario sconfitto, mille soddisfazioni in politica interna e in politica estera.

Dopo 74 anni di paure si erano convinte che la Russia era un paese «finito», con la sua economia in macerie, con un governo e uno stato, irrimediabilmente corrotti. Un paese che dipendeva finanziariamente dalle organizzazioni internazionali e politicamente e culturalmente accettava lezioni da chi l’aveva vinto.

Putin ha rotto questo schema con politiche e comportamenti pubblici e privati, universalmente criticati all’estero. Che la Russia, l’ex impero zarista, l’ex Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, torni a contare sulla scena internazionale è un imprevisto calato sugli equilibri post 1989, per colpa di una ex spia sovietica che si crede un novello Metternich. Politici e grandi opinionisti Usa chiedono a Obama di punirlo (to punish), mentre al presente Merkel sta verificando le difficoltà di tener in piedi le due politiche parallele della Germania unificata. Da un lato l’intesa commerciale con Putin e dall’altro l’egemonia sulle economie dei paesi dell’ex Patto di Varsavia. E dunque a braccetto contemporaneamente con la Polonia e con la Russia. La sfida di Putin sulla Crimea è un sasso su tale status quo.

Innanzitutto sono più chiari i giochi che da tempo si fanno sulla pelle degli ucraini. Il loro paese in crisi non fa gola all’Unione Europea. Bruxelles e il Fondo Monetario tremano all’ipotesi di doversene fare carico e infatti sino a ieri si sono spesi in lusinghe solo verbali. Oggi il confronto politico li obbliga a promettere soldi, nella stessa quantità offerta da Putin, ma legati alle solite ristrutturazioni radicali.

Come è successo agli altri paesi est europei: messi in salvo dalla gestione sovietica e subito calati in quella neoliberista. L’effetto è lacrime e sangue per buona parte degli abitanti e grandi fortune per le élite finanziare transnazionali. Se il braccio di ferro con la Russia si risolverà con Putin nell’angolo, allora per l’Ucraina finirà il limbo. È un limbo che dura dal distacco da Mosca, da quando un paese di 46 milioni di abitanti, superindustrializzato, con una ricca agricoltura e soprattutto un retaggio culturale e religioso, non è riuscita a farsi stato.

È rimasto un territorio di conquista degli ex direttori dei grandi kombinat sovietici, gli oligarchi che lo governano. Il più noto è una donna, Yulia Abramovic Timoshenko, la zarina del gas, così brava che processata per un suo ambiguo business con Putin, in prigione si è dichiarata vittima della lotta per l’indipendenza dalla Russia. In tal senso è ormai un’icona universale, con la treccia bionda delle contadine ucraine anni trenta: un vero colpo di genio della comunicazione da parte sua che è un ingegnere di etnia ebraica, di cultura urbana, esperta di mille traffici politici ed economici. E che ha imparato l’ucraino giusto al tramonto dell’Urss.

L’altra pista del puzzle ucraino è capire appunto da dove vengono storie simili. Io ho imparato il russo da Valia, un’ucraina della Galizia che a casa parlava polacco, e non conosceva la lingua ucraina «tanto non serve impararla». Le vicende allora apprese non da libri ma nel modo più domestico, mi aiutano a capire quelle di oggi. Valia raccontava del collaborazionismo degli ucraini, che per essi era una vendetta nei riguardi dei bolscevichi ebrei del Cremlino, come Lazar Kaganovic, un ex ciabattino ebreo, massimo responsabile della guerra ai contadini e della carestia. Raccontava di quanto venerato fosse l’ultra nazionalista Stepan Bandera, che appoggiava i tedeschi, e di quello che era successo ai tatari, deportati nel dopo guerra perché erano per i turchi. E infine vi era la Crimea, più bella di Capri, piena di ebrei, i quali avevano addirittura sperato di farne la loro repubblica, «un focolare ebraico». Anche per questo Kruschev l’aveva regalata agli ucraini, antisemiti come lui che era un minatore ucraino e ucraino era anche Brezhnev, un operaio che aveva industrializzato la sua terra, strappandola al destino di granaio della Russia. Da trenta anni l’Urss era governata da dirigenti ucraini e Valia che parlava nell’ultimissimo periodo di Brezhev, non sapeva che un altro ucraino, Chernenko stava per diventare segretario del Pcus.

Valia raccontava della sua terra, di Kiev dove viveva, degli ucraini tenacemente anticomunisti e degli ebrei ucraini che vi vivevano da secoli, con una lucidità che sorprendeva in un intellettuale sovietica dell’epoca.

È la medesima lucidità delle analisi di Haaretz, il solo giornale (israeliano) che descrive il puzzle ucraino senza le ipocrisie degli altri. Certo lo fa perché preoccupato dalle aggressioni agli ebrei da parte di membri di partiti ultra nazionalisti, ora al governo e ricevuti alla Casa Bianca. L’avversione per la Russia di Putin è tale da sostenere i suoi avversari comunque siano. E invece la mossa utile per tutti i contendenti è quella di ridiscutere gli anni successivi alla fine dell’Unione sovietica e riconoscere gli errori commessi allora da tutti i contendenti.

  • Toni

    Certo, se tutti i contendenti riconoscessero i propri errori… peccato che non si sia mai visto. Sarebbe la mossa “utile”, ma l’articolista dimentica di dirci utile a cosa: utile per la pace. Perché per la Russia è “utile” non far arrivare la NATO alle sue porte e tenersi la Crimea strategicamente importantissima, e per gli USA è “utile” conquistare sempre nuovi spazi. Ma adesso l’avanzata della NATO è arrivata davanti porte inaccessibili (almeno spero). L’Europa si è stupita nel vedere tanta gente ricordare con nostalgia l’Unione Sovietica. Una ragazza intervistata in Crimea ricordava che nell’Urss si poteva studiare e farsi una vita, la serietà della società, di fronte alla corruzione del capitalismo nei paesi europei ex-URSS, dove la prostituzione dilaga ed è diventata per tantissime donne l’unica prospettiva di vita. Noi possiamo guardare il nostro paese: un porcile cattolico/falso, corrotto e mafioso dove il capitalismo ha ridotto tantissimi italiani alla fame. E’ ora che lo spirito dell’URSS rinasca. Sono stanco di vedere statue di Lenin abbattute dai fascisti/nazisti. Spero di vedere un giorno il potere del capitalismo armato statunitense messo in ginocchio, e che quel giorno non sia lontano.

  • Riccardo

    Sembra che a Rita di Leo rimproveri Putin di voler ricostituire l’impero sovietico, e gli attribuisca la responsabilità della “guerra fredda”. Ora, cara Rita, l’opera di Putin per me è meritoria. Ha riportato alla visione mediatica tutte le persone che hanno vissuto ai tempi dell’URSS e la rimpiangono. Con la Cina costituisce un fronte contro l’imperialismo statunitense. Le umiliazioni che hanno subito tutti noi comunisti, non solo l’URSS “sconfitta”, aspettano riscatto, cara Rita. Aspettiamo con ansia di poter vedere il muso di Obama sfregato nella m*, in una metropoli USA rasa al suolo. Hiroshima, Nagasaki e tutti i perseguitati dal capitalismo aspettano il loro riscatto. Speriamo di vederlo presto.

  • Franz Biberkopf

    E oggi Renzi/PD ripete il copione che gli USA richiedono che la serva del capitalismo Italia debba recitare, dichiarando che il referendum in Crimea è illegittimo. Ributtante Renzi, schifoso PD, ben rappresentano un paese di cialtroni. Stavolta non andrà come alla fine della seconda guerra mondiale, quando i fascisti e il capitalismo sono rimasti al loro posto, complice un fantasma di partito comunista.

  • Franz Biberkopf

    Non dimenticare il TG3 italiano, i cui servizi dai corrispondenti sono tutti anti-Putin. Servi del potere. Ma quando il potere cambierà di mano…

  • Vittorio Marchi

    beh adesso, pensare a putin come a un comunista ce ne vuole davvero !! E sono comunque d’accordo con la necessità di fermare la nato e i neo-cons che ancora esercitano troppa influenza su washington e dintorni. Il passaggio da un gorbachev a putin è da imputare direttamente a loro .. bel risultato, davvero geniale…

  • Riccardo

    Il compagno Franz non dice che Putin sia comunista, mi pare. Afferma che la Russia (di Putin) è nell’asse con la Cina (che è ancora comunista, per fortuna). Non certo nell’asse militare, economico dell’Occidente (Nato, Europa). La lettura che fai della caduta dell’URSS riflette la versione occidentale. Secondo te Eltsin e Putin sono la stessa cosa? Putin messo dagli USA? Non diciamo sciocchezze, per favore…

  • Stefano

    Eccoli qua i lettori del Manifesto: un branco di individui così mal messi, da rimpiangere L’ Urss, la cui massima visione politica arriva alla rivoluzione d’ottobre(znev). La cosa che consola è che nei Gulag vi ci siete messi l’uno con l’altro. Suggerisco una cura di Solgenijtsin e Salamov. Tutti i giorni.

  • Antoinette

    L’invasione di parte dell’Ucrania e il refrendum in Crimea sono illegittimi esattamente quanto erano illegittime le guerre in Vietnam. Iraq. E chi pensa che se la Russia “vincesse” il “proletariato” ne trarrebbe profito è un povero illuso/a.
    Perciò, invece di ridurci a “Maestra ha comminciato lui” o “Prof non sono stato l’unico a copiare”…o ancora a ” chi ce l’ha più lungo o più duro” ,schierandoci con l’uno o con l’altro….Sarebbe ora di prendere atto che l’uno o l’altro sono ugualmente neo-liberisti, e in crisi perchè ovvunque le disugualianze hanno raggiunti livelli tali da mettere in crisi qualsiasi cohesione sociale. E che ancora una volta il capitalismo internazionale rischia di scattenare una guerragobale per uscire dalla crisi.E che l’avvenire della sinistra e delle sue instanze di libertà, uguaglianza e solidarietà non passa né da Washington, né da Mosca. Ma ancora dal vecchio “proletari/e di tutti i paesi, unitevi!”.

    Troppo difficile? Meglio “l’affidamento” a qualche “potenza”?

    P:S: Se non fosse cosi tragico, sarebbe da ridere. Il manifesto che insiste con la foto in prima di oggi sul l’Ucraina fascista (pezzo classico della propaganda russa) quando nelle sue pagine ci sono fime (Dinucci, Chiesa) che coi fascisti hanno avuto (e hanno?) rapporti “politici” mai ammessi e chiariti.

    P:P:S: A quando una manifestazione pacifista contro tutti gli imperialismi?

  • O. Raspanti

    Siamo talmente mal messi che ci leggono tutti, anche gli analfabeti cerebrali.
    Ci leggono e ci scrivono (per farci sapere del vuoto che li abita e del niente che hanno da dire, a parte due o tre bischerate da Balilla Berlusconiano).
    Per quanto riguarda l’utilizzo del termine branco, faccio notare che si dovrebbe utilizzare per gli animali (o quando si vuole evocare la dimensione animalesca e selvaggia di un gruppo d’individui).
    Quindi Stefano ci va forte. Del resto un asino vede il mondo con gli occhi di un asino.

    p.s.: ho letto Solgenijtsin: è di una noia mortale. È una minaccia terrificante far leggere uno scribacchino verboso e inutile (oltre che fedelissimo della Chiesa Ortodossa e fanatico della Grande Russia). Ho profondo rispetto per quanto gli è stato inflitto, ma i lettori che gli hanno fatto di male? La barba non fa il filosofo dicevano i Greci. E nemmeno lo scrittore.

  • O. Raspanti

    Si sente odore di troll: è difficile accumulare tante inezie in così poche righe.
    Putin, la Cina, Hiroshima….ci mancano solo Caino e Abele.
    E alcuni abboccano (o sono nella combine).
    Riccardo lettore del manifesto? Nel leggere cosa scrive c’è da chiedersi se capisce quello che legge. Temo che abbia difficoltà anche a capire il meteo.

  • Stefano

    No, infatti, a te ti ci vuole il manuale delle giovani marmotte. Sempre che le tue facoltà intellettive ti permettano di capirlo. E comunque meglio essere abitati dal niente che sostenere in modo diretto o indiretto, la Russia. ( o gli Stati Uniti, perchè no…) é vero…

  • Antoinette

    Sei sicuro che chi in Ucraina chiedeva l’annessione alla Russia lo faceva e lo fà .perché nostalgici dell’Urss?
    Temo invece che sia perché pensano -illudendosi- che la Russia (in crisi) li aiuterà a migliorare la loro condizione economica. Esattamente come altri pensano -illudendosi- che l’Europa (in crisi) li aiuterà a migliorare la loro condizione economica…. E intanto, mentre i poveri urlano gli uni contro gli altri, i ricchi “globalizzati” si arrichiscono ancora…..