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Editoriale

Il progetto da costruire né minoritario né schiacciato sul Pd

La mente ha bisogno di darsi una ragione, ma si scrive con il cuore infranto. Ho sempre vissuto la politica, prima in fabbrica, poi nel sindacato e nel partito, come il punto d’incontro tra il mondo da cambiare e le persone che interpretano questo bisogno che le muove. Per questo dico subito, senza reticenza, che questi sono giorni tra i più amari e dolorosi che possano capitare a chi come me coltiva questa idea di politica.
È un sentimento molto personale, soggettivo, ma che so al tempo stesso diffuso in quella comunità ricca e originale, ben al di là della propria reale dimensione e forza, che è da alcuni anni in Italia Sinistra Ecologia Libertà. Non può capirlo chi pensa la politica con la logica esclusiva e divorante del potere, con l’alchimia di Palazzo che ha nell’organigramma il suo unico valore.

È anche per questo che noi rappresentiamo il senso di un’altra politica e oggi che ancora una volta essa marca una divisione, ognuno di noi sente di essere diviso prima di tutto in sé stesso, al punto di avvertire il peso di una sconfitta che lo riguarda. Da questo stato d’animo cerco di ripartire nell’unico modo che conosco: il rispetto autentico delle scelte compiute da ciascuno e il primato della politica come bussola che orienta il cammino da compiere da qui in poi. L’ago della mia bussola si orienta sul punto cardinale di una nuova sinistra da costruire in Italia. L’impresa è delle più difficili e il suo esito tutto in salita. Decenni di cultura liberista, incentrata sulla decomposizione del modello sociale europeo e sull’egemonia di un senso comune che subordina ogni diritto, individuale e sociale, alla logica indiscriminata del profitto, trasforma questa sfida in una scommessa incerta.

D’altra parte l’intera sinistra in Europa ha messo del suo, tra il riformismo subalterno delle terze vie e il radicalismo minoritario, per consegnare alla destra le chiavi del governo dei processi di cambiamento in corso nel cuore della lunga crisi. Una nuova sinistra non è la chimera di un sogno del passato che non torna. È quella soggettività politica che, in nome dell’equità sociale, della conversione ecologica e dei diritti dell’individuo, assomma in sé una funzione nazionale (nel senso esteso di europea), un’autonomia politica e una cultura di governo.

Se c’è questo, se si ha in mente questo e lo si pratica, il primo dei nostri nodi da sciogliere non è mai lo schieramento, il chi sta con chi, ma la qualità del progetto di società che si persegue. Questo è il terreno della sfida, in Italia, a Renzi, alla sua politica, al suo partito, al suo governo. Ha suscitato, con capacità e abilità, delle aspettative, ed è stato premiato. Non possiamo essere né così immaturi da sperare che fallisca, né così subalterni da confondere un annuncio con il cambiamento. Tutto è aperto, a cominciare dal semestre di guida italiana in Europa. Ed è nostro interesse, come sinistra che vive della cultura di governo, che non accada qui ciò che in meno di due anni è toccato in Francia con il cortocircuito di Hollande, che ha aperto la strada di un grande paese alla destra xenofoba.

Per questo dico, contro ogni logica di schieramento schiacciata sul Pd come su improponibili costituenti ritagliate sulla lista Tsipras, diventiamo noi protagonisti, subito, della costruzione di un campo di confronto aperto sulle culture politiche, sull’agenda del governo, sull’iniziativa politica parlamentare e nel paese. Un campo che dica cosa dovrà essere il nuovo centrosinistra che occorre ricostruire, quale il suo progetto di società, alternativo a questo stato di cose come ai governi di larghe intese.
E chi incontro in questo campo se non quelle energie vive dello stesso Pd, del Movimento 5 Stelle, della sinistra che sente come propria la sfida del governo? Qui è, per me, non da oggi, la funzione di Sel, la sua stessa natura. Così l’abbiamo pensata a Firenze fondandola, con una scelta che ci ha tutti riguardato, chi ora è qui come chi compie l’atto di un distacco. E così è adesso, pur di fronte ad una frattura (meglio, una ferita che tutti insieme dovevamo e potevamo risparmiare a noi stessi, a partire dalla modalità con cui si è compiuta), per il semplice fatto che quel processo di una sinistra autonoma essenziale nel dare vita ad un centrosinistra che governi il Paese in alternativa alla destra, è aperto ed inconcluso. Renzi, da solo, malgrado il consenso inedito, non riuscirà a spostarsi su questo terreno. Non è una questione di numeri, né di dare agli italiani il partito della nazione, entrandone a far parte o agendo da supporto nei dintorni, per quanto si possa essere animati dal senso di responsabilità verso le tristi sorti del Paese.

C’è una qualità della politica da cui bisogna ripartire. Essa riguarda certamente anche noi, il coraggio, l’assunzione di responsabilità e l’efficacia dei nostri gruppi dirigenti, questione che mai come ora si pone. È per questa sinistra che sento ancora di lottare. Cuore e mente insieme. *deputato Sel