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Editoriale

Il paradosso del «dottor mimetica»

Il licenziamento del dottor Giacomo Toccafondi è una notizia rivelatrice. Di primo acchito sorprende e fa pensare a uno stato severo ma giusto: un dipendente viene allontanato bruscamente, senza preavviso, per ragioni d’ordine etico e professionale ben documentate nelle sentenze dei tribunali sugli orrori di Bolzaneto. Ma a pensarci meglio questa decisione della Asl 3 della Liguria è piuttosto l’ultimo atto, per certi versi paradossale, di una catena di omissioni, viltà e atti di protervia che ruota attorno al rifiuto, da parte dello stato, di schierarsi risolutamente dalla parte dei cittadini che a Genova nel 2001 furono umiliati oltre ogni misura. Il dottor Toccafondi viene licenziato, salvo accoglimento del ricorso che potrà presentare, a molti, troppi anni dai fatti (quasi 13) e a pochi mesi, ecco l’aspetto paradossale, dal collocamento in pensione. L’effetto pratico è minimo, l’effetto simbolico ed esemplare a dir poco depotenziato dal tempo trascorso e dalla natura estemporanea della decisione.

Toccafondi è il primo dei dipendenti dello stato responsabili degli abusi compiuti durante il G8 di Genova a subire un serio provvedimento disciplinare. Tutti gli altri – cioè gli imputati e poi condannati nei processi Diaz e Bolzaneto – e lo stesso Toccafondi sono stati finora protetti da un «sistema» che si ispira a logiche pilatesche e corporative degne di regimi pre-democratici. La Asl 3 ha firmato il licenziamento del «dottor mimetica» di Bolzaneto, ma il ministero – quando la sanità penitenziaria era ancora di sua competenza, cioè fino al 2008 – aveva rifiutato anche di sospenderlo dal servizio (insieme con gli altri sanitari sotto inchiesta), nonostante il rinvio a giudizio e a fronte dei terrificanti racconti consegnati da vari testimoni alle aule di giustizia. E tuttora – incredibilmente – l’Ordine dei medici è silente su Toccafondi e gli altri medici nonostante le numerose sollecitazioni ricevute in questi anni sia dalle vittime degli abusi sia da numerosi iscritti all’Ordine, scossi e scandalizzati per quanto avvenuto nell’infermeria della caserma di Bolzaneto.

Gli stessi condannati nel processo Diaz sono stati allontanati dal servizio solo per la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, inflitta dalla Cassazione nel luglio 2012, ma fin lì le loro carriere sono state protette e ancora oggi lo stato italiano non dà notizie certe sui provvedimenti disciplinari chiesti dalla Corte europea per i diritti umani.

Il licenziamento di Toccafondi, insomma, getta un fascio di luce sopra un marciume che nemmeno le sentenze Diaz e Bolzaneto sono riuscite ad intaccare. Nei giorni scorsi è stato approvato al Senato un testo di legge che definisce la tortura come reato generico, mentre l’Onu aveva chiesto di qualificarla come crimine specifico del pubblico ufficiale. La legge è stata accolta dai più come il meglio che si potesse ottenere di questi tempi. Ma forse è vero il contrario: proprio di questi tempi l’Italia non può permettersi di restare al di sotto degli standard minimi internazionali.

* Comitato Verità e Giustizia per Genova

 

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