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Cultura

Il noir indaga sul confine tra potere e criminalità

Scaffale. "Morte sottovento" (Amazon Publishing) è la terza indagine di Amanda Garrone firmata dalla gornalista e scrittrice Daria Lucca. Invece di godersi le spiagge di Santa Margherita Ligure, la poliziotta finisce per infilarsi fino al collo in una storiaccia che rinvia a faccende anche più torbide e finirà per mettere a rischio qualcuno di molto vicino a lei

Amanda Garrone è in vacanza. Vacanze forzate sia chiaro, perché la vicequestrice creata da Daria Lucca, giornalista di giudiziaria dotata di fiuto e garretti prima di diventare scrittrice, è una di quelle che per farle mollare il lavoro ci vogliono gli argani. Infatti anche a Santa Margherita Ligure, invece di godersi le spiagge ospite di una collega, finisce per infilarsi fino al collo in una storiaccia che rinvia a faccende anche più torbide e finirà per mettere a rischio qualcuno di molto vicino alla poliziotta.

COMINCIA con uno strano ricatto: una bella cifretta in cambio del silenzio sulla provenienza del cuore che, grazie a un provvidenziale trapianto, ha salvato la vita al figlio del ricattato. Un organo spuntato all’improvviso, in Israele, in modo da aggirare la lista d’attesa troppo lunga, arrivato al disperato padre tramite una catena di professoroni italiani, e sarà vero che il papà del cardiopatico non aveva idea del come quel prezioso cuore nuovo fosse stato recuperato?

Morte sottovento (Amazon Publishing, pp. 355, euro 9.99) è la terza indagine di Amanda Garrone. Di libro in libro la fisionomia del personaggio si precisa, come i contorni del suo mondo: irruenta, un po’ avventata, indisciplinata nel lavoro come nella vita privata ma affidabile come solo chi non rispetta la disciplina formale sa essere. Intorno a lei due mondi diversi e spesso opposti, quello dei colleghi e dei magistrati che spendono la vita a tu per tu con il crimine e quello del marito celeste professore, della figlia avuta con l’ex coniuge e della figlia del nuovo compagno, che stavolta ci andrà di mezzo di brutto. Alla foto di gruppo, stavolta, si aggiunge un solo personaggio, Gaston, che non è un essere umano ma un cane di razza, Hovawart, che è da molti punti di vista il migliore in campo.

La dottoressa Garrone si è aggiunta un paio d’anni fa al nutritissimo plotone di poliziotti e investigatori d’ambo i sessi che occupano in pianta stabile le librerie italiane. Non è solo questione di sfruttare un genere che non conosce fasi di bassa: è che il noir deve la sua popolarità, tra gli autori non meno che tra i lettori, alla sua elasticità, che permette di usarlo con scopi tra loro distantissimi. Come il bianco, in letteratura il noir è composto da tutti i colori e ciascuno può scegliere quale tonalità accentuare.
Daria Lucca parla di un mondo che conosce, quello delle indagini giudiziarie, e ne parla da giornalista attenta ai particolari e alla realtà. Nessuno è come lei in grado di restituire la complessità dei rapporti tra le diverse branche delle forze dell’ordine, quel mix di collaborazione e competizione, di fiducia e sfiducia reciproca, di condizionamenti che obbligano a cercare scappatoie sul filo dei regolamenti e spesso oltre. L’autrice ovviamente «romanza», ma dietro la facciata a tinte marcate si intravede la realtà spesso caotica delle attività investigative in Italia.

Da questo punto di vista, i noir di Daria Lucca sono l’esatto opposto di un procedural (sottogenere del noir peraltro pochissimo frequentato in Italia perché troppo costrittivo e nemico della fantasia sbrigliata). Se un buon procedural racconta e descrive le pratiche investigative «da manuale» per come dovrebbero essere e illustra quindi anche il livello tecnico raggiunto nonché i suoi limiti, i libri di Daria Lucca svelano la realtà «istituzionale» delle attività investigative, mettendole in scena attraverso avventure che sono anche, a modo loro, inchieste.

Morte sottovento vanta un ulteriore merito. Il ricatto iniziale illumina passo dopo passo una trama che coinvolge servizi segreti non solo italiani e l’immancabile ’ndrangheta. Serie tv, film e libri sono bombardati da organizzazioni criminali che trafficano droga, si ammazzano per la droga, fanno miliardi con la droga. È tutto vero ma in una prospettiva sfalsata.

I CARTELLI CRIMINALI hanno attività che vanno molto oltre gli stupefacenti, a volte non meno redditizie e che spesso implicano rapporti più tortuosi con la zona grigia nella quale potere e potere criminale si giustappongono. Come lo smaltimento dei rifiuti tossici, o il traffico di armi, o lo sbarco nel mondo della finanza legale. O come il commercio di organi umani.


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