Dopo il fisico Andrej Sacharov e l’ex presidente dell’Unione sovietica Mikhail Gorbacev, il direttore del periodico Novaja Gazeta Dmitrij Muratov è il terzo cittadino russo a ricevere il Premio Nobel per la Pace. L’assegnazione del prestigioso riconoscimento per gli «sforzi a tutela della libertà di espressione, requisito fondamentale per la pace e la democrazia» è stata annunciata ieri da Berit Reiss-Andersen, presidente del Comitato per il Nobel.

«Rappresentano tutti quei giornalisti che hanno difeso la libertà di stampa in un mondo dove i valori democratici sono sempre più minacciati: un giornalismo libero e indipendente funge da tutela contro abusi di potere, menzogne e propaganda», ha detto durante l’annuncio, aggiungendo che in mancanza della libertà di espressione e stampa «sarà difficile promuovere la fratellanza tra nazioni, il disarmo e il percorso verso un mondo migliore». Classe 1961 e Cavaliere della Legione d’Onore francese, Muratov ha guidato Novaja Gazeta dal 1995 al 2017, e di nuovo dal 2019, con una linea editoriale a difesa dell’indipendenza e dei diritti dei giornalisti. Proprio il Comitato per il Nobel ha definito Novaja Gazeta il giornale «più indipendente che si può trovare in Russia al giorno d’oggi, con un’attitudine molto critica nei confronti del potere».

Una linea, quella dell’opposizione e della critica al mancato rispetto dei diritti umani da parte delle autorità e delle Forze armate russe, che Muratov ha sempre rifiutato di cambiare, nonostante le numerose minacce e gli omicidi di ben sei dei suoi giornalisti nel corso degli anni. Ed è proprio a loro che Muratov ha dedicato il Premio. «Si tratta di un premio del giornale, e soprattutto dei suoi dipendenti morti», ha detto, ricordando non solo i giornalisti di Novaja Gazeta Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Anastasia Baburova e Igor Dominikov, tutti assassinati, ma anche Stanislav Markelov, avvocato ucciso insieme alla Baburova, e l’attivista Natalya Estemirova. Proprio l’assegnazione del Nobel ha avuto luogo all’indomani dell’avvenuta prescrizione dei mandanti dell’omicidio della Politkovskaya nell’ottobre del 2006, ancora ignoti.

Sono arrivate numerose, a partire da ieri, le reazioni da parte della comunità internazionale. Primo fra tutti il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che in un tweet ha affermato che «la democrazia e la pace non esisterebbero senza giornalisti coraggiosi che chiedono conto ai potenti: questo premio deve ricordarci il nostro dovere di tutelare la libertà di espressione, sempre e comunque». Anche il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, ha accolto favorevolmente la notizia commentando che è stata «premiata la libertà di informazione in ambienti che sono ostili al giornalismo indipendente», e aggiungendo poi che il giornale di Muratov è «una delle poche voci libere rimaste in Russia». Le congratulazioni sono arrivate anche dal governo russo: il portavoce Boris Beljakov ha parlato di «una valutazione degna del suo talento, elevata professionalità, lealtà alle convinzioni e, soprattutto qualità umane: ci congratuliamo con lui per questo meritato riconoscimento».

Dure critiche, invece, sono arrivate dai sostenitori dell’attivista di opposizione Aleksej Navalnyj, che sembrava essere tra i favoriti per l’assegnazione del Premio. «Avrebbero potuto proteggere una persona sopravvissuta a un tentativo di assassinio e presa in ostaggio, invece di perdersi in parole pompose e ipocrite sulla libertà», si legge in un messaggio che circola sui social.