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#ilmanifestodibordo

La Sea-Watch 3 è tornata in mare, diretta verso il Mediterraneo centrale. La nave diventata famosa per lo scontro tra l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e la capitana Carola Rackete era stata sottoposta a fermo amministrativo dalle autorità italiane l’8 luglio scorso. Da settembre si trovava nel porto di Burriana. Si è lasciata alle spalle le coste spagnole il 19 febbraio, poche ore dopo che il governo Draghi, con tre ministri della Lega al suo interno, ha ricevuto la fiducia dal Parlamento. Il nostro inviato Giansandro Merli è a bordo per vedere da vicino e raccontarvi in presa diretta quello che accade nel Mediterraneo

Video racconti: la missione e il Mediterraneo

In una settimana almeno 1.315 persone sono state riportate con la forza in Libia, secondo i numeri dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Al momento non ci sono navi umanitarie nella zona di ricerca e soccorso. Intanto la Sea-Watch 3 continua la navigazione. Aniek Crombach, medico di bordo, ci porta nell’ospedale della nave

Nel Mediterraneo sono stati due giorni intesi: 840 persone riportate con la forza in Libia, 680 sbarcate a Lampedusa, un naufragio durante un soccorso di Guardia costiera e Guardia di finanza e 102 salvati dalla nave umanitaria Aita Mari. Gli aggiornamenti dal mare e un’intervista a Hugo, capomissione di Sea-Watch 3

Le missioni nel Mediterraneo centrale sono iniziate nel 2014, dopo che il governo Renzi ha interrotto l’operazione Mare Nostrum. In sette anni hanno salvato decine di migliaia di vite. Il centralino Alarm Phone, gli aerei di Sea-Watch e Pilotes Volontaires, le navi in mare e quelle in arrivo: una breve storia della flotta civile

La partenza: Sea-Watch 3 lascia il porto spagnolo di Burriana dopo sei mesi. L’ultima missione risale a giugno 2020. Poi la nave ha ricevuto un fermo amministrativo dalle autorità italiane con una procedura che sarà esaminata dalla Corte di giustizia Ue. Dopo sei mesi di lavori punta la prua verso il Mediterraneo centrale

La rotta

In mare non ci sono incroci o semafori rossi. La navigazione segue una linea quasi retta, modificata all’occorrenza in base al maltempo o alla profondità delle acque. Il moto è lento e incessante. La velocità media della Sea-Watch 3 è di 7,2 nodi, poco più 13 chilometri orari. Percorrerà così oltre 900 miglia nautiche, più di 1.700 chilometri

Diario di bordo

La Sea-Watch 3 è stata costruita in Giappone nel 1972 come rifornitore offshore e varata l’anno successivo nel porto di Rio de Janeiro. È lunga 51 metri e alimentata da due motori da 813 kw. Nel 2015 ha iniziato a operare come nave di ricerca e soccorso per Medici senza frontiere con il nome di Dignity I. Nel 2017 è stata acquistata da Sea-Watch. Inizialmente batteva bandiera olandese, poi tedesca. È stata detenuta dalle autorità maltesi e italiane in diverse occasioni, ma ogni volta è tornata libera e ha ripreso a solcare il mare (foto di Selene Magnolia)

I preparativi

La Sea-Watch 3 è rimasta ancorata nel porto spagnolo di Burriana dal 22 settembre 2020 al 19 febbraio 2021. Lo ha potuto raggiungere da Palermo con un’«autorizzazione di viaggio singolo» rilasciata dalle autorità italiane, che ne avevano decretato il fermo amministrativo accusandola di alcune carenze. La procedura che ha portato alla detenzione della nave è stata contestata dalla Ong che ha fatto ricorso al Tar. Il Tribunale amministrativo di Palermo ha rimesso gli atti alla Corte di giustizia Ue. Lunedì 15 gennaio, intanto, le autorità spagnole hanno effettuato un «controllo dello Stato di approdo» e dato luce verde per la navigazione. La Sea-watch 3 è stata giudicata a norma anche dallo stato di bandiera, la Germania, e dall’ente di classificazione navale tedesco. Nei mesi precedenti alla partenza, professionisti e volontari si sono alternati per adeguare la nave e renderla ancora più sicura. I 22 membri dell’equipaggio sono solo la punta dell’iceberg delle decine di persone che lavorano a una missione. Prima, durante e dopo. Dietro di loro ci sono le migliaia di sostenitori delle operazioni umanitarie nel Mediterraneo: solo nel 2020 Sea-Watch ha ricevuto donazioni da 16.500 persone. La Ong è attiva dal 2015 ed è stata coinvolta nel soccorso di 37mila persone. A oggi conta di due navi, la Sea-Watch 3 e la Sea-Watch  4, e due aerei di monitoraggio, Moonbird e Seabird

La vita di bordo

Per chi è andato a dormire la giornata inizia intorno alle 8 con la riunione mattutina. Si fa il punto sulla situazione generale e si ripartono i compiti tra i dipartimenti. A gruppi di due si fanno le pulizie nei diversi pezzi che compongono la nave. Si pranza alle 12 e si cena alle 18. La cucina è vegana, ma chi vuole può aggiungere al piatto formaggi o affettati. La giornata è divisa in sei turni di guardia di quattro ore. Due a testa, ogni giorno, con diverse responsabilità: controllare la rotta, garantire la presenza nella sala macchine, mantenere un presidio sanitario, vigilare sulla sicurezza dei diversi ambienti. La nave non dorme mai

L'equipaggio

Comandante, capomissione, direttore di macchina, primo e secondo ufficiale di coperta, nostromo, secondo e terzo macchinista, due marinai, cuoca, dottoressa, paramedico, infermiere, piloti dei due gommoni di salvataggio, coordinatore delle operazioni di soccorso, mediatrice culturale, coordinatrice dell’area di recupero, ingegnere informatico, due giornalisti. Sono i 22 membri dell’equipaggio della Sea-Watch 3. Sei donne e sedici uomini. Il più giovane ha 22 anni, la maggior parte meno di 35. Vengono da Germania, Olanda, Francia, Italia, Scozia, Spagna, Austria e Australia. Ognuno di loro ha competenze specifiche nel dipartimento di cui fa parte: ponte di comando, sala macchine, cucina, area medica, ricerca e soccorso, accoglienza, comunicazione. Tutti insieme collaborano per rendere possibile la navigazione

Le esercitazioni

Quando si mollano gli ormeggi e si inizia a navigare tutto cambia improvvisamente. La nave ondeggia e chi non è abituato al mare può soffrirne molto. Ogni situazione, quotidiana o di emergenza, deve essere affrontata con precisione e rapidità dall’equipaggio. Delle 22 persone a bordo alcuni sono marittimi professionisti, altri hanno acquisito esperienza in mare con le operazioni di ricerca e soccorso, qualcuno è alla prima esperienza di navigazione. La maggior parte sono volontari, nessuno è qui per soldi. Discutere e confrontarsi, condividere competenze ed esperienze, allenarsi ad affrontare i possibili imprevisti è fondamentale per garantire alti livelli di sicurezza. La quotidianità è scandita da riunioni, attività collettive e molte esercitazioni. Alcune, come quelle anti-incendio o anti-pirateria, sono previste dalle normative internazionali. Altre, per le emergenze mediche, la prevenzione del Covid-19 e le attività di ricerca e soccorso, si svolgono solo su questa nave. Tutto l’equipaggio partecipa, cambiando ruolo a seconda delle circostanze

Le foto di Selene Magnolia, giornalista investigativa e fotografa a bordo di Sea-Watch 3, raccontano la quotidianità della vita sulla nave, scandita dal lavoro quotidiano, dal ritmo del mare e dall’attesa di raggiungere la meta