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#ilmanifestodibordo

La Sea-Watch 3 è tornata in mare, diretta verso il Mediterraneo centrale. La nave diventata famosa per lo scontro tra l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e la capitana Carola Rackete era stata sottoposta a fermo amministrativo dalle autorità italiane l’8 luglio scorso. Da settembre si trovava nel porto di Burriana. Si è lasciata alle spalle le coste spagnole il 19 febbraio, poche ore dopo che il governo Draghi, con tre ministri della Lega al suo interno, ha ricevuto la fiducia dal Parlamento. Il nostro inviato Giansandro Merli è a bordo per vedere da vicino e raccontarvi in presa diretta quello che accade nel Mediterraneo

La diretta dalla Sea-Watch 3

 

Giansandro Merli al termine della missione di soccorso della Sea-Watch 3 nel Mediterraneo si trova sull’imbarcazione attraccata al porto di Augusta in quarantena in attesa di poter sbarcare. In questa chiacchierata ci racconta l’esperienza del soccorso in mare, la storia della navi ong e gli ostacoli di cui è disseminato il loro percorso. Sullo sfondo il dramma ma anche la speranza di tante persone che solcano il mare per sfuggire alla miseria e alla violenza.

Gli articoli

Sea Watch 3 soccorre un gommone con 45 migranti

1/ A terra le agenzie battono dei numeri, ma qui sul ponte di poppa della Sea-Watch 3 ci sono 45 persone. Provavano ad attraversare il mar Mediterraneo su un gommone giallo simile a un grande canotto, di quelli che in estate si usano per andare dalla spiaggia alla boa. Nessuno aveva il giubbotto di salvataggio, tutti viaggiavano scalzi

Benzina sul mare. Salvate 102 persone

2/ La puzza di benzina non si lava con l’acqua. È ovunque nel piano basso della Sea-Watch 3 dopo il salvataggio concluso ieri mattina alle 8.30 locali (le 9.30 italiane). Centodue persone sono state trovate in mezzo al mare, a 31 miglia nautiche dalle coste libiche. Erano partite la notte precedente intorno alle 2, col buio rischiarato dalla luna piena e un mare piatto come una macchia d’olio

Nel Mediterraneo un naufragio e 15 morti. Sulla Sea-Watch 363 persone

3/ Sulla nave umanitaria due dei tre ponti sono pieni di donne, uomini, bambini, famiglie, minori non accompagnati. L’equipaggio sta lottando da questa mattina, da solo, in un mare abbandonato dalle istituzioni. Almeno sette le imbarcazioni partite oggi: tre sono ancora senza assistenza

Sea Watch chiede un porto per i 363 migranti a bordo

4/ Se non gli spettasse per legge o buon senso, dovrebbero darglielo per merito. Sulla Sea-Watch 3 ci sono 363 migranti e 22 membri dell’equipaggio che hanno urgente bisogno di un porto sicuro di sbarco. Due dei tre ponti sono pieni di famiglie, padri con figli, donne con bambini, minori non accompagnati, neonati

Arriva il passaporto: Sea-Watch oggi sbarca ad Augusta

5/ La Sea-Watch 3 sbarcherà oggi nel porto siciliano di Augusta. Dovrebbe giungere a destinazione questo pomeriggio intorno alle 16. La notizia è stata comunicata ieri sera dal centro per il coordinamento marittimo di Roma al ponte di comando, mentre la nave si trovava in acque territoriali italiane non lontano da Porto Empedocle

Sea Watch, lo sbarco dei 363 naufraghi nel porto di Augusta

6/ Sono le 18 in punto quando la Sea-Watch 3 attracca finalmente nel porto siciliano di Augusta. Da un lato il sole arancione che tramonta, dall’altro il profilo fumante dell’Etna in lontananza. L’ingresso è scortato da una motovedetta della guardia di finanza e una della guardia costiera. Quest’ultima ha scritto in testa: Sar (ricerca e soccorso)

Augusta, la lunga attesa dei minori migranti col Covid-19

7/ Non è bastata la Libia, il soccorso d’emergenza nel Mediterraneo e il ritardo nell’assegnazione del porto: per un uomo quasi completamente cieco e 12 minori non accompagnati, tutti positivi al coronavirus, ci sono voluti altri due giorni per toccare terra. I più vulnerabili sono stati sbarcati per ultimi

Missione compiuta, basta compromessi

8/ Dalle Ong del Mediterraneo continua ad arrivare una lezione etica e politica che insegna come non sia mai il momento sbagliato per fare la cosa giusta. Il soccorso in mare continuerà a essere terreno di scontro. Fino a che la gente continuerà a partire varrà quanto scritto su un adesivo della nave: sui diritti umani, nessun compromesso

Punita la Sea-Watch 3. Tutti contro le Ong

9/ Puntuale come una cambiale è arrivato il nuovo fermo amministrativo della Sea-Watch 3. Alle 10 di domenica mattina l’Ufficio di sanità marittima e di frontiera (Usmaf) di Augusta aveva rilasciato, dopo una quarantena durata 16 giorni, la «libera pratica sanitaria» che autorizzava lo sbarco

Video racconti: la missione e il Mediterraneo

1/La partenza. La Sea-Watch 3 lascia finalmente il porto spagnolo di Burriana, dopo sei mesi. L’ultima missione risale a giugno 2020. Poi la nave ha ricevuto un fermo amministrativo dalle autorità italiane con una procedura che sarà esaminata dalla Corte di giustizia Ue. Dopo sei mesi di lavori punta la prua verso il Mediterraneo centrale

4/Aniek, il medico di bordo. In una settimana almeno 1.315 persone sono state riportate con la forza in Libia, secondo i numeri dell’Oim. Al momento non ci sono navi umanitarie nella zona di ricerca e soccorso. Intanto la Sea-Watch 3 continua la navigazione. Aniek Crombach, medico di bordo, ci porta nell’ospedale della nave

2/Hugo, capomissione. Nel Mediterraneo sono stati due giorni intesi: 840 persone riportate con la forza in Libia, 680 sbarcate a Lampedusa, un naufragio durante un soccorso di Guardia costiera e Guardia di finanza e 102 salvati dalla nave umanitaria Aita Mari. Gli aggiornamenti dal mare e un’intervista a Hugo, capomissione di Sea-Watch 3

5/La criminalizzazione della solidarietà. Contro le Ong che praticano il soccorso in mare sono stati aperti numerosi procedimenti penali. Poche volte si è invece parlato dei numeri importanti: decine di migliaia di vite salvate, centinaia di attivisti e volontari degli equipaggi, tantissimi sostenitori che rendono possibili le missioni

3/La flotta civile. Le missioni nel Mediterraneo centrale sono iniziate nel 2014, dopo che il governo Renzi ha interrotto l’operazione Mare Nostrum. In sette anni hanno salvato decine di migliaia di vite. Il centralino Alarm Phone, gli aerei di Sea-Watch e Pilotes Volontaires, le navi in mare e quelle in arrivo: una breve storia della flotta civile

6/Joan, alla guida del Rhib. Il ragazzo spagnolo, 36 anni, questa mattina era alla guida del gommone di salvataggio che per primo ha approcciato il gommone giallo su cui viaggiavano 45 persone. Ora sono al sicuro sul ponte di poppa della Sea Watch 3. Tra loro ci sono un bebè, una bambina, 5 donne e 13 minori non accompagnati.

La rotta

In mare non ci sono incroci o semafori rossi. La navigazione segue una linea quasi retta, modificata all’occorrenza in base al maltempo o alla profondità delle acque. Il moto è lento e incessante. La velocità media della Sea-Watch 3 è di 7,2 nodi, poco più 13 chilometri orari. Durante questa missione ha percorso in 12 giorni 2.072 miglia nautiche, 3.837 chilometri

Diario di bordo

La Sea-Watch 3 è stata costruita in Giappone nel 1972 come rifornitore offshore e varata l’anno successivo nel porto di Rio de Janeiro. È lunga 51 metri e alimentata da due motori da 813 kw. Nel 2015 ha iniziato a operare come nave di ricerca e soccorso per Medici senza frontiere con il nome di Dignity I. Nel 2017 è stata acquistata da Sea-Watch. Inizialmente batteva bandiera olandese, poi tedesca. È stata detenuta dalle autorità maltesi e italiane in diverse occasioni, ma ogni volta è tornata libera e ha ripreso a solcare il mare (foto di Selene Magnolia)

I preparativi

La Sea-Watch 3 è rimasta ancorata nel porto spagnolo di Burriana dal 22 settembre 2020 al 19 febbraio 2021. Lo ha potuto raggiungere da Palermo con un’«autorizzazione di viaggio singolo» rilasciata dalle autorità italiane, che ne avevano decretato il fermo amministrativo accusandola di alcune carenze. La procedura che ha portato alla detenzione della nave è stata contestata dalla Ong che ha fatto ricorso al Tar. Il Tribunale amministrativo di Palermo ha rimesso gli atti alla Corte di giustizia Ue. Lunedì 15 gennaio, intanto, le autorità spagnole hanno effettuato un «controllo dello Stato di approdo» e dato luce verde per la navigazione. La Sea-watch 3 è stata giudicata a norma anche dallo stato di bandiera, la Germania, e dall’ente di classificazione navale tedesco. Nei mesi precedenti alla partenza, professionisti e volontari si sono alternati per adeguare la nave e renderla ancora più sicura. I 22 membri dell’equipaggio sono solo la punta dell’iceberg delle decine di persone che lavorano a una missione. Prima, durante e dopo. Dietro di loro ci sono le migliaia di sostenitori delle operazioni umanitarie nel Mediterraneo: solo nel 2020 Sea-Watch ha ricevuto donazioni da 16.500 persone. La Ong è attiva dal 2015 ed è stata coinvolta nel soccorso di 37mila persone. A oggi conta di due navi, la Sea-Watch 3 e la Sea-Watch  4, e due aerei di monitoraggio, Moonbird e Seabird

La vita di bordo

Per chi è andato a dormire la giornata inizia intorno alle 8 con la riunione mattutina. Si fa il punto sulla situazione generale e si ripartono i compiti tra i dipartimenti. A gruppi di due si fanno le pulizie nei diversi pezzi che compongono la nave. Si pranza alle 12 e si cena alle 18. La cucina è vegana, ma chi vuole può aggiungere al piatto formaggi o affettati. La giornata è divisa in sei turni di guardia di quattro ore. Due a testa, ogni giorno, con diverse responsabilità: controllare la rotta, garantire la presenza nella sala macchine, mantenere un presidio sanitario, vigilare sulla sicurezza dei diversi ambienti. La nave non dorme mai

L'equipaggio

Comandante, capomissione, direttore di macchina, primo e secondo ufficiale di coperta, nostromo, secondo e terzo macchinista, due marinai, cuoca, dottoressa, paramedico, infermiere, piloti dei due gommoni di salvataggio, coordinatore delle operazioni di soccorso, mediatrice culturale, coordinatrice dell’area di recupero, ingegnere informatico, due giornalisti. Sono i 22 membri dell’equipaggio della Sea-Watch 3. Sette donne e quindici uomini. Il più giovane ha 22 anni, la maggior parte meno di 35. Vengono da Germania, Olanda, Francia, Italia, Scozia, Spagna, Austria e Australia. Ognuno di loro ha competenze specifiche nel dipartimento di cui fa parte: ponte di comando, sala macchine, cucina, area medica, ricerca e soccorso, accoglienza, comunicazione. Tutti insieme collaborano per rendere possibile la navigazione

Le esercitazioni

Quando si mollano gli ormeggi e si inizia a navigare tutto cambia improvvisamente. La nave ondeggia e chi non è abituato al mare può soffrirne molto. Ogni situazione, quotidiana o di emergenza, deve essere affrontata con precisione e rapidità dall’equipaggio. Delle 22 persone a bordo alcuni sono marittimi professionisti, altri hanno acquisito esperienza in mare con le operazioni di ricerca e soccorso, qualcuno è alla prima esperienza di navigazione. La maggior parte sono volontari, nessuno è qui per soldi. Discutere e confrontarsi, condividere competenze ed esperienze, allenarsi ad affrontare i possibili imprevisti è fondamentale per garantire alti livelli di sicurezza. La quotidianità è scandita da riunioni, attività collettive e molte esercitazioni. Alcune, come quelle anti-incendio o anti-pirateria, sono previste dalle normative internazionali. Altre, per le emergenze mediche, la prevenzione del Covid-19 e le attività di ricerca e soccorso, si svolgono solo su questa nave. Tutto l’equipaggio partecipa, cambiando ruolo a seconda delle circostanze

La ricerca

Con l’ingresso nella zona di ricerca e soccorso l’atmosfera sulla nave cambia all’improvviso. Ognuno sa che da un momento all’altro si potrebbe entrare in azione. Dormire non è facile. Ma non è facile neanche trovare le imbarcazioni in difficoltà. Da terra l’operazione sembra lineare, ma qui ci si accorge che è come cercare un ago in un pagliaio. Il mare è un’infinita distesa di onde. Le navi e i gommoni soltanto delle macchie. Così sul ponte ci si alterna in turni di quattro ore, quattro persone per volta che solo la notte diventano due. I più esperti controllano regolarmente i puntini gialli e verdi sul radar. Ognuno ha in mano un binocolo e scruta l’orizzonte a intervalli regolari. Sulla linea che divide il cielo azzurro dal mare blu sono le piccole onde scure a imbrogliare l’occhio. Sembrano delle barche, ma poi scompaiono. La ricerca continua

Notte sul ponte di comando

Sul ponte di comando della Sea-Watch 3 c’è un unicorno che guarda a prua e un ulivo sul tavolino di lavoro. L’albero ha assistito al salvataggio di migliaia di persone, incontrato personalità importanti e fatto maturare un’oliva durante la missione di Carola Rackete. Sedendosi sulla poltrona del comandante si hanno davanti valvole, bottoni e comandi della nave. A sinistra ci sono radar e schermi. A destra telefoni e radio. Dietro le spalle su un tavolo di legno c’è la mappa di navigazione dove ogni ora si segna un punto della rotta e si collega a quello precedente. La notte la mappa è illuminata di rosso. Gli schermi diventano gialli e verdi. Tutte le altre luci si spengono per abituare l’occhio al buio: potrebbero esserci nelle vicinanze delle barche in difficoltà. Vedere una piccola luce all’orizzonte può salvare delle vite

I soccorsi

A bordo della Sea-Watch ci sono adesso 363 persone. Sono state messe al sicuro in cinque interventi nel Mediterraneo centrale: uno venerdì (45), uno sabato (102) e tre domenica (216). Due dei tre ponti sono pieni di famiglie, padri con figli, donne con bambini, minori non accompagnati, neonati. Vengono da Sudan, Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Camerun, Ghana, Gambia, Guinea, Niger, Nigeria. Uno su tre ha meno di 18 anni. Dal ponte di comando della nave umanitaria è stato chiesto già tre volte un porto sicuro di sbarco a Italia e Malta. Ma finora non c’è stata alcuna risposta. A bordo la situazione è tranquilla ma i naufraghi sono esausti e anche l’equipaggio inizia a essere stanco. Soprattutto dopo la giornata campale di domenica. La Sea-Watch 3 ha combattuto da sola in un mare sterminato per evitare nuove stragi. Senza risparmiare energie. Il primo soccorso è avvenuto alle 3.20 di mattina e il quarto si è concluso alle 4.30 di lunedì: 26 ore dopo. Nell’ultimo caso la nave non poteva prendere altre persone a bordo, così per i 90 naufraghi trovati su una barca di legno, esausti dopo due giorni in mare, si è atteso l’intervento delle autorità. Dopo che i soccorritori erano da 6 ore in acqua e avevano distribuito giubbotti di salvataggio, acqua e cibo la guardia costiera italiana li ha portati a Lampedusa

Ragazzi in viaggio

Delle 363 persone soccorse oltre un terzo hanno meno di 18 anni. Insieme a una ventina tra bambini e neonati al seguito dei genitori, 129 sono minori non accompagnati. Vengono da Sudan, Tunisia, Mali, Guinea Conakry, Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria, Burkina Faso. I più piccoli hanno appena 10-11 anni. Viaggiano soli o, più spesso, in gruppi di amici. Sono stati rapiti e portati in Libia, sono partiti senza dire niente ai genitori per provare ad aiutare la famiglia, sono rimasti orfani e stanno cercando un futuro migliore. Sulla nave iniziano a lasciarsi alle spalle le pagine dolorose del loro percorso, provando a guardare avanti. Molti hanno già esperienza nell’agricoltura, nell’edilizia, nei trasporti, tanti sperano di poter andare a scuola. Sognano di fare il calciatore, il medico, l’ingegnere. Alla domanda dove vogliono andare la risposta è una variazione sul tema. «Dove valgano i diritti umani». «Dove posso studiare». «Dove può esserci qualcosa di buono per me». Sbarcano alla fine, gli ultimi sono quelli positivi al Covid-19. «Ci dimenticherete?», chiede a due membri dell’equipaggio un ragazzino del Mali prima di mettere il piede sul ponte

Toccare terra

La nave attracca nel porto siciliano di Augusta mercoledì 3 marzo alle 18. Era in navigazione da 13 giorni. Ha compiuto il primo soccorso cinque giorni prima e l’ultimo si è concluso da 56 ore. Dall’Italia non hanno assegnato un Place of safety ma un Port of destination. I soccorsi ai migranti continuano a non essere considerati come eventi Sar (ricerca e soccorso) ma come episodi migratori. Un paio d’ore dopo che la nave accosta il fianco alla banchina, sul ponte salgono i dottori dell’Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) e iniziano a fare i tamponi anti Covid-19. Tutti gli adulti e le famiglie sono poi trasferiti sulla nave quarantena Rhapsody, un gigante del mare della compagnia Gnv. La prima notte rimangono a bordo 129 minori non accompagnati e 5 donne incinte, con vari bambini al seguito. La mattina successiva i test riprendono alle 10. I ragazzi sono spaventati dal lungo tampone che entra nelle narici. Qualcuno piange, i membri dell’equipaggio rincuorano chi ne ha bisogno e poggiano mani sulle spalle. Quando le donne incinte e i 110 ragazzi positivi sono stati trasferiti a terra sul ponte rimangono in 19. Con loro anche un uomo non vedente, della Guinea Conakry. Il pulmino scompare e l’equipaggio, incredulo, non riceve risposte dalle autorità su ciò che sta accadendo. Un’ambulanza ne trasferisce sette. 12 minori migranti e un invalido affetti da coronavirus sono costretti a trascorrere un’altra notte sul ponte, all’aperto, al freddo, con la nave già in porto. «Se abbiamo una malattia perché non si prendono cura di noi?», chiedono. Alle 14 del giorno seguente, 44 ore dopo l’arrivo in banchina, tutti i migranti sono a terra. Trascorreranno la quarantena tra navi e strutture di accoglienza. La Sea-Watch 3 si sposta dal porto in rada. Il suo equipaggio trascorrerà 14 giorni di isolamento sanitario a bordo

Le foto di Selene Magnolia, giornalista investigativa e fotografa a bordo di Sea-Watch 3, raccontano la quotidianità della vita sulla nave, scandita dal lavoro quotidiano, dal ritmo del mare e dall’attesa di raggiungere la meta

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