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L'Ultima

Il Mali oltre la linea rossa della guerra

Dopo cinque colpi di stato . Militari, imam, jihadisti e confitti etnici in un Paese sempre più allergico alla presenza francese. E a strategie calate dall’alto, sorde al sentire locale, che della violenza vedono solo i sintomi

Bandiagara, luglio 2013, esibizione di «chasseurs» e maschere dogon in onore dell’allora candidato presidenziale Ibrahim Boubacar Traoré

Bandiagara, luglio 2013, esibizione di «chasseurs» e maschere dogon in onore dell’allora candidato presidenziale Ibrahim Boubacar Traoré

Dall’indipendenza coloniale (1960), il Mali ha conosciuto cinque colpi di stato, dato che sottolinea l’influenza delle forze armate (Fama) sul destino di questa repubblica sahelo-sahariana. Eppure non sempre i militari hanno appoggiato regimi dittatoriali: nel 1991 sono intervenuti per deporre Moussa Traoré, al vertice del paese da oltre un ventennio, con l’obiettivo d’inaugurare un’era democratica. Da allora, gli ufficiali si sono considerati il baluardo contro un sistema deliquescente e disonesto. Nonostante il chiaro contenuto demagogico, i loro discorsi hanno incontrato il favore dei cittadini che hanno avallato i diversi putsch, compresi gli ultimi, nell’agosto 2020 e nel maggio 2021. Entrambi...

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