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Il gran complotto underground

La Pantera corre ancora/Controculture. Nell'intreccio tra le facoltà occupate e i centri sociali fiorirono nuove energie e nuovi linguaggi.

Un'immagine dello sgombero del Leoncavallo, 1989

Un'immagine dello sgombero del Leoncavallo, 1989

«Nel gennaio successivo fu occupata l’università e nacque il movimento della Pantera. Cambiarono molte cose. “Batti il Tuo Tempo” divenne la colonna sonora di quel movimento perché la cantavamo nelle università e nelle piazze e suonava freschissima, piaceva a tutti, elettrizzava, era davvero espressione di qualcosa di potente che si era sedimentato negli anni precedenti e voleva uscire fuori da sottoterra».
(Militant A)
«Quando lo spazio universitario, reso temporaneamente autonomo, viene infine riportato alla normalità istituzionale, troviamo nei centri sociali nuove sponde sicure e creative dove continuare la nostra ricerca teatrale…».
(90 Teatro Movimento)

Queste due citazioni, tratte da Fortopia, libro che racconta i primi trent’anni di vita di Forte Prenestino (edito da Forte Pressa), bastano da sole a far comprendere cosa è scaturito dall’incontro, avvenuto dentro le facoltà occupate, tra i centri sociali e la Pantera. Non è un caso che la genesi degli spazi autogestiti, la loro prima fase, si racchiude, in un lasso di tempo che intercorre, tra i movimenti studenteschi del 1985 e del 1990.
LEONCAVALLO
In quegli anni i militanti controculturali, come surfisti spiaggiati negli atolli occupati attendevano, preparando le tavole, la tempesta perfetta. Per gli autonomi olistici più avvezzi a leggere le avventure di Dirk Gently (il detective olistico nato dalla penna di Douglas Adams), che non i saggi di Tronti e Negri, fu facile capire che la grande onda era in arrivo. I segnali si susseguirono per tutta l’estate del 1989. A parco Lambro dal 23 al 25 giugno si ritrovano in migliaia, arrivati da tutta la penisola, per il festival «Né Eroina Né Polizia». Il raduno è stato convocato dai centri sociali milanesi nello stesso luogo dove nel 1976 il proletariato giovanile aveva consumato la sua festa. In una serata di fine di luglio a Capo Rizzuto, durante il campeggio di lotta contro gli F-16, si esibiscono sulla spiaggia Onda Rossa Posse e Studio Clandestino. Una notte indimenticabile.
Il 16 agosto a Milano scatta lo sgombero del Leoncavallo, vecchio circolo del proletariato giovanile mutato negli anni in centro sociale, ma inaspettatamente le ruspe e gli agenti trovano uomini e donne sul tetto che gli sbarrano la strada. Il fuoco incendia il quartier generale del craxismo. In tutte le città del paese sui muri appare un manifesto «Quando ci vuole ci vuole».

A settembre in diecimila calano su Milano per una grande manifestazione nazionale in difesa del Leoncavallo. Ad aprire il corteo un camion con sopra un sound system che spara musica rap, mentre dal microfono, invece di comiziare, c’è qualcuno che speakera come un mc. Sempre a settembre la polizia tenta di sgomberare il centro sociale Cox18. Questa volta ad attendere gli agenti ci sono il sangue e i corpi degli occupanti. Mentre davanti al portone la polizia carica il presidio, sui tetti i punk si tagliano sul petto e sulle braccia al grido di «volete il nostro sangue: eccolo». La resistenza ha vinto.

Ancora all’ombra della Madonnina, il 12 dicembre manifestazione nazionale per l’anniversario della strage di piazza Fontana. Attivisti del centro sociale Cox18 distribuiscono un volantino con il testo del brano «Fight the Power» dei Public Enemy – colonna sonora di Fa’ la Cosa Giusta di Spike Lee – e con il simbolo, una pantera nera, quella del Black Panther Party.

Intanto, all’inizio di dicembre l’università di Palermo viene occupata. Nel capoluogo siciliano si saluta il nuovo anno ballando nelle facoltà. Passa qualche settimana e, nel gennaio dell’anno successivo, a Roma viene avvistata una pantera nera, forse fuggita da un circo. Gli avvistamenti si susseguono per tutto il mese.

Una potente mareggiata spazzava via il decennio ottanta, quello dell’acquiescenza e del disincanto, mentre irrompeva sulla scena la Pantera. Un movimento studentesco che all’inizio del 1990 occupava le università di tutto il Paese decretando il blocco della didattica. Il grande freddo era finito. Per due mesi La Sapienza di Roma, la città universitaria, diventò una città sociale.

Un movimento capace come nessun altro di produrre un numero impressionante di concerti, dance hall, seminari, feste, spettacoli teatrali, reading di poesia e proiezioni cinematografiche. Dentro le facoltà occupate spuntavano mense, bar e sale da tè autogestite. Tutto ciò scoppiò, dopo la prima settimana di occupazione passata imbrigliati e imbavagliati tra votazioni e regolamenti burocratici, grazie al corteo circense. Questa manifestazione, nata dall’intuizione di un compagno di Lettere proveniente dall’area controculturale, durante la sua costruzione aggregò quegli studenti già stufi dopo pochi giorni di noiose assemblee e inutili mozioni. Il corteo circense, grazie anche alla potenza di «Batti il Tuo Tempo» rappata dall’Onda Rossa Posse sulla scalinata di Geologia, decretò una sorta di egemonia culturale dei centri sociali dentro la Pantera.

SURFISTI SPIAGGIATI
Così, con la fine del movimento universitario si sprigionarono flussi di energia liberi di andare alla deriva per la metropoli. Da quel momento, per quella generazione partorita dall’occupazione iniziò un weekend lungo un decennio. Roma divenne uno degli epicentri mondiali, del gran complotto underground, della controcultura. Centri sociali, occupazioni di case, rave, posse, riviste e case editrici, concerti, feste e stili di strada sbocciarono come cento fiori.

Una generazione che sarebbe stata triturata nel 2001 dalla macelleria messicana del G8 di Genova e poi seppellita sotto le macerie, le rovine dell’odiata civiltà, delle Torri Gemelle di New York.