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Internazionale

Il giorno in cui la Georgia inaugurò la guerra fredda 2.0

Dieci anni dopo. L'8 agosto la filo-Nato Tbilisi attacca la provincia dell'Ossezia del Sud, offrendo una sponda alle ambizioni di Putin. L’«avventura» del leader Saakashvili costò 850 morti e 100mila sfollati. 20mila non sono mai tornati

Truppe russe nel 2008 passano di fronte a un poster del presidente Putin a Tskhinvali, Sud Ossezia

Truppe russe nel 2008 passano di fronte a un poster del presidente Putin a Tskhinvali, Sud Ossezia

Dieci anni fa, in una calda notte d’agosto in cui l’attenzione del pianeta era concentrata sull’inaugurazione delle olimpiadi di Pechino, scoppiava improvvisa «la piccola Guerra che scosse il mondo»: la Georgia tentava di riconquistare manu militari la provincia ribelle del Sud Ossezia offrendo alla Russia il palcoscenico che cercava per riaffermarsi come grande potenza sovrana. La svolta nel 2004 quando la cosiddetta «rivoluzione delle rose» portò al potere in Georgia il neo-laureato negli Usa Mikhail Saakashvili. Dopo gli anni di stagnazione di Eduard Shevarnadze, il nuovo regime corrispondeva sì alla volontà popolare di cambiamento ma costituiva anche parte del progetto...

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