closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Economia

Il gioco delle tre carte del patron Riva

Ricatto d'acciaio. Il ministro Zanonato contatta l’amministratore dei beni sequestrati all’azienda. L’azienda annuncia che non pagherà i creditori a causa dell’«indisponibilità degli impianti»

Per comprendere quanto sta avvenendo in queste ultime ore alla Riva Acciaio, bisogna tornare indietro allo scorso 24 maggio. Quando la gip del tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, firmò l’ordinanza di sequestro per equivalente, pari a 8,1 miliardi di euro, su richiesta del pool guidato dal procuratore capo Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale ai danni dell’Ilva Spa, dei vertici della famiglia Riva e di una serie di dirigenti del siderurgico tarantino. Il sequestro scaturì dal mancato risanamento dei reparti dell’area a caldo, indicati come la fonte dei veleni industriali ritenuti causa di malattia e morte. I consulenti dei...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi