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Il furore ideologico di Crimi

Editoria. Fondamentale è che continuino a vivere i giornali che arricchiscono il tessuto comunicativo, altrimenti inaridito e rinchiuso nelle cittadelle dei trust

Il sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi è persona pacata e dialogica. Tuttavia, non è privo di pre-concetti. Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione non è di suo gradimento. O, meglio, si suggerisce un rovesciamento dell’ordine degli addendi: dal finanziamento delle testate al contributo ai lettori. Peccato che, in una simile eventualità del resto da tempo ipotizzata dai grandi gruppi editoriali in crisi di vendite, tutte le vacche diventerebbero nere. Ne farebbero le spese proprio i giornali meno tutelati dal mercato, per i quali fu immaginato il sostegno pubblico. Quest’ultimo non ha senso se riguarda indiscriminatamente ricchi e...

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