closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Il filo dall’eutanasia alla democrazia

Associazione Luca Coscioni. La nostra proposta di legge di iniziativa popolare

«Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita» ha risposto martedì il Presidente Napolitano al Consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, Carlo Troilo.

Quando, sei mesi fa, depositammo alla Camera dei Deputati la proposta di legge per l’eutanasia legale, non eravamo certo illusi che bastasse portare le firme di 67.000 cittadini per imporre al Parlamento un dibattito da decenni schivato. La legge che regola le proposte di iniziativa popolare non prevede alcun meccanismo vincolante per impedire che i faldoni con le firme rimangano a marcire negli scantinati del Parlamento, fino alla perdita di validità quando scade la legislatura successiva a quella del deposito.

Quello che invece non sapevamo era che le leggi popolari in attesa di essere discusse erano addirittura 27, quasi tutte rimaste senza seguito alcuno: non una audizione, non un dibattito, non una risposta. Con Filomena Gallo, abbiamo perciò deciso di contattare i Comitati promotori, impegnati sui temi più diversi, per provare a lavorare assieme su una richiesta comune e di metodo: il rispetto dell’articolo 71 della Costituzione, che prevede che il popolo eserciti l’iniziativa delle leggi, posto che tale «esercizio» difficilmente può considerarsi soddisfatto dalla mera possibilità di presentarsi un giorno con gli scatoloni delle firme ed avere la soddisfazione di farsele contare dai funzionari. Abbiamo così costruito una strana coalizione, partendo dagli interessi più disparati: cittadinanza agli immigrati, riduzione degli stipendi degli eletti, tutela degli archivi storici, «rifiuti zero», lotta all’evasione fiscale, abolizione del quorum, riforma della geografia giudiziaria e… noi dell’eutanasia legale. L’obiettivo comune l’abbiamo sintetizzato in un appello rivolto ai Parlamentari affinché siano trattate entro il 2014 le leggi popolari in attesa.

Abbiamo a quel punto “scoperto” altre due cose. La prima: è in corso la modifica dei Regolamenti parlamentari, sia alla Camera che al Senato. Un tema della massima rilevanza istituzionale è trattato in riunioni riservate e nel disinteresse da parte dei media. Tra i vari punti in discussione c’è anche quello della trattazione delle leggi popolari. Abbiamo dunque trasmesso ai Parlamentari la richiesta che i Comitati promotori siano quantomeno uditi in Commissione parlamentare, e che poi la decisione se dare seguito a una legge popolare sia presa dell’aula, in seduta plenaria e pubblica, con un’assunzione di responsabilità da parte di ciascun parlamentare. La seconda “scoperta” è in realtà la conferma di un fatto noto: il Parlamento è quasi totalmente assorbito dall’esame di proposte di iniziativa governativa. I Deputati più disponibili ad avviare l’iter legislativo sull’eutanasia sono stati i primi a farci notare che non è solo l’iniziativa popolare ad essere marginalizzata dall’agenda della Camera, ma la stessa iniziativa parlamentare è sostanzialmente inesistente. Difficile affrontare un problema senza porsi anche l’altro, senza cercare risposte a una crisi istituzionale profonda che mette in gioco i principi stessi della democrazia parlamentare e costituzionale.

Tirando il filo dell’eutanasia, siamo arrivati alla matassa della democrazia, o, meglio, dell’antidemocrazia italiana. Non ci fermiamo. Perché se un Parlamento ignora ciò che «non dovrebbe ignorare», che siano i diritti dei malati o l’illegalità del sistema giustizia e carcere in Italia (richiamati dallo stesso Presidente Napolitano con un messaggio alle Camere), significa che è il Parlamento stesso a correre un pericolo mortale.

*Radicale, Associazione Luca Coscioni