closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Il film della fine sfinisce anche la tv

È finita, dai. Espulso. Non c’è nemmeno stato il colpo di scena previsto. Più decaduto di Balotelli. Anche se davanti al suo pubblico tristissimo e infreddolito e a una Pascale che cercava le telecamere infagottata nella bandiera di Forza Italia usata come scialle si è presentato più bianco di un cattivo di Batman, tutto vestito di un nero che spiccava sul cielo celestino dei bei tempi e con una bocca impastata che sembrava più Er Biascica che lo statista dipinto contemporaneamente in Senato dalla Bernini. Apre la bocca in trionfo di Fratelli d’Italia e se ne esce con un «Guardate che le parole di Mameli sono imperative: Siam pronti alla morte!». Ahi! Tutti a toccarsi. E seguita sul piagnisteo vittimista: «E’ un giorno amaro, un giorno di lutto per la democrazia».

Del resto in studio, sulla Rete4 che fu un giorno il regno di Emilio Fede, c’è un mesto Paolo Liguori in collegamento con uno spiritato Sallusti come da copione. Sappiamo che non andrà nemmeno da Bruno Vespa come al solito. Tanto i talk show politici non si possono più vedere da tempo. Magari avrebbe dovuto fare una comparsata nel programma di Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo su Canale 5 la sera prima che ha pure fatto un botto d’ascolto. Che sbaglio. «Vi garantisco che non dimenticherò mai questa giornata nella mia vita!!».

Mah! Verrebbe da dire nemmeno noi, invece dopo vent’anni di questo disastro, vent’anni di articoli di tutti i Cazzullo dell’universo, la decadenza di Berlusconi ci trova così sfiniti che sia o non sia senatore alla fine non cambia davvero il tragico quadro complessivo. E siamo quasi più divertiti e interessati alla prima di Hunger Games: La ragazza di fuoco, al nuovo film molto innovativo di Nanni Moretti con Margherita Buy triste filmaker di sinistra in crisi, ai tweet di Giovanni Valentini di Repubblica, tipo «Straordinario debutto di Monica Guerritore che interpreta Judy Garland», o allo spot del libro di Michela Brambilla sugli animali in mezzo alla diretta di Rete4, che all’ultimo (per ora) comizio del leader di Forza Italia pronto a decadere. O anche a cercare Brunetta tra la folla tipo «Dov’è Wally?». Eccolo, l’ho visto sotto ai vecchi del gruppo di Prato della prima fila. O a inseguire i duelli al Senato tra Bondi e Formigoni, o a Grasso che bacchetta Scilipoti: «Senatore metta via quel cartello, la diretta è finita».
Il teatrino è quello che ben conosciamo. Ma i toni della diretta Mediaset sono molto più contenuti e mesti del solito. E’ davvero un giorno di lutto, anche se Silvio, meno Biascica di come appariva all’inizio del comizio, si riprende con una serie di battute divertenti (insomma..) che puntano tutte alla voglia di ventennio, alla sua storicizzazione: «Questi 20 anni sono serviti a farci imparare a parlare alla gente». Sarà… «Questo è un giorno che la sinistra ha aspettato 20 anni». Magari questo è vero, ma in questa Roma così fredda (colpa del «Senato della sinistra e del suo potere» dice Silvio) e apatica è come se la cosa fosse capitata un po’ come capitano le cose a Roma. Per indolenza.

Ci crede solo lui al grande ritorno. «Cosa farete? Mi dismetterete?». «Noi non ci ritireremo in qualche convento!». Vabbè, almeno le monache sono salve, su. «Noi resteremo qui». E questa più che una promessa sembra un incubo alla Hunger Games, che in fondo è il film giusto per l’inizio della Rivoluzione. Lo ha detto anche Minzolini (lui) al Senato: «Questa non è la fine, ma la rinascita». Sì. Intanto è pronto con i club «Forza Silvio», che pronuncia con la u strettissima, cosa che fa molto ridere i romani. Dice che sono già mille. Buon numero per riprendersi il paese. Tutti con la camicia rossa, però. E Berlusconi lo vogliamo sul cavallo bianco. Alla fine pure Hollywood Reporter titola: «Italy’s Silvio Berlusconi Out of Politic». E’ davvero la fine. Mi sa.