closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Visioni

Il deserto bianco del sale, un miraggio di cristallo

Cinemambiente. My name is Salt di Farida Pach, la lotta di una famiglia indiana per la sopravvivenza, tra i film in concorso al festival torinese

L’orizzonte è quello del deserto, una distesa infinita grigia, piatta la cui sola ricchezza è il sale. Che è ovunque, trovarlo è semplice, basta sollevare appena la superficie secca della terra. Siamo nel Piccolo Rann di Kutch, cinquemila kilometri quadrati di deserto salino che si estende nel nord della regione indiana del Gujarat. Per otto mesi all’anno questi luoghi desolati divengono la meta dei lavoratori del sale. Migliaia di persone che lasciano i loro villaggi, da generazioni e anno dopo anno, e si accampano lì, affrontando fatica, vita durissima, con poco cibo e senza elettricità per estrarre il sale, la...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi