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Editoriale

Il comiziaccio del sindaco

Enrico Letta e Matteo Renzi, a gennaio 2014

Un comizio, una girandola di promesse, una performance televisiva rivolta ai telecittadini. Più che parlare alle senatrici e ai senatori seduti ad ascoltarlo, ai quali, del resto, annunciava il prossimo funerale politico, Renzi ha scelto il tono da talk-show. Come il Berlusconi dei tempi migliori, il presidente del consiglio non ha rischiato di farci capire come ci porterà fuori dal baratro in cui siamo, quale forza e solidità ha il suo progetto. Ha chiesto di credere in lui, nel suo coraggio, nella sua virtù salvifica. Ha raccontato la sua vita da sindaco fino allo sfinimento. Come è bravo lui a parlare al cassaintegrato, alla mamma, agli studenti. Mancava l’anziana signora bisognosa di cure dentistiche, ma c’era la ragazza sfregiata dall’acido, l’amico senza lavoro, i due marò.
Con le mani in tasca, battibeccando con i parlamentari a 5Stelle (io sono il cittadino, voi la nuova casta, io non ho paura del voto, voi in Sardegna non vi siete presentati), Renzi ha esordito con l’urgenza delle riforme. Senza, tuttavia, sciogliere l’ambiguità sulla legge elettorale (se e come vincolarla alla riforma del senato), elemento decisivo per tenere insieme la prima maggioranza (con Alfano) e la seconda (con Berlusconi), vera assicurazione sulla vita del governo.
In un’ora di intervento Renzi non ha sviluppato elementi progettuali, né chiarito come il libro dei sogni sarà tradotto in fatti concreti. Non ha spiegato perché dovrebbe riuscirgli l’impresa di pagare i 45 miliardi di crediti agli imprenditori, né rivelato come farà a «ridurre il cuneo fiscale di due cifre». Forse perché se avesse dovuto mettere nero su bianco gli strumenti per raggiungere l’obiettivo, forse avrebbe dovuto ammettere che le sue proposte sono le stesse di quelle scritte da Enrico Letta nel programma che l’ex premier ha, inutilmente, raccontato nella sua ultima conferenza stampa a palazzo Chigi. In compenso ha trattato al ribasso la partita dei diritti civili, e riempito di luoghi comuni il capitolo sulla giustizia, facendo attenzione a non disturbare chi ne possa temere una vera riforma.
A spingere il premier verso il traguardo della fiducia è il vento da ultima spiaggia, lo stesso che gli ha consentito di guadagnare il via libera del proprio partito per questa avventura a palazzo Chigi. Un Pd che lo ha applaudito timidamente durante il discorso, commentando poi con alcune dichiarazioni molto polemiche, rivelatrici di un imbarazzo appena dissimulato. Come di chi si appresta a votargli la fiducia turandosi il naso, in attesa di tempi migliori che non arrivano mai, salvo prometterli sempre.
L’unica cosa certa, tutt’altro che rassicurante, è la natura politica di questo patto di potere impastato di conflitti di interesse. Una natura che illumina, o, meglio, opacizza, tutta l’operazione di cui siamo spettatori. Si tratta del rivendicato carattere politico dell’alleanza. Se con Letta, e prima con Monti, l’emergenza economica veniva portata a giustificazione dell’innaturale, indigesto connubio con Berlusconi e Alfano, ora proprio l’emergenza economica è la ragione per far diventare eterne queste intese con il centrodestra, fino a un governo di legislatura. Il centrosinistra sparisce anche dall’orizzonte mentre sale al potere l’uomo solo al comando.

  • Edoardo Bordignon

    D’altra parte a chi dovrebbe render conto il premier-non parlamentare? Non a chi non l’ha votato, e nemmeno agli elettori delle primarie, considerata la vocazione plebiscitaria di quell’istituto. Ai senatori, del cui ruolo si dichiara becchino? Al “POPOLO” sbigottito e rintronato dalle sguaiate fanfare mediatiche che da mesi pompano coi tromboni le note di questo nuovismo prodigioso?
    Questo moderno guitto chiacchierone e per niente squattrinato, simpaticoide e spadaccino della battuta,
    non è Berlusconi, non spara cazzate sessiste o strafalcioni da”me ne fotto del mondo”: parla a braccio di tutto ciò che gli pare “giusto”, “bello”, “corretto”, ben conscio di essere una carta d’azzardo, una tisanetta leggera che qualcosa di buono farà. Lo sa bene anche lui che già alza le mani: “scusate,è colpa mia”, come furbastra carta d’anticipo. Come facciamo a pretendere un ritorno alla politica seria, se condividiamo tutti i meccanismi della politica spettacolo? Gli adolescenti ci schifano, non ci vogliono nè possono capire: e neanche noi sembriamo interessati a capirli. Di Monti in Letta, di Letta in Renzi, lo smottamento della politica credibile accelera, sbranando porzioni sempre più grosse del futuro dei nostri giovani. Possiamo guardarli in faccia parlando di Renzi?

  • Davide

    quid ergo est? orabo spiritu orabo et mente psallam spiritu psallam et mente

  • http://www.sysecol.ethz.ch/people/marcomo Marco Morosini

    E LA POLITICA DELL’ENERGIA E DEL CLIMA?

    Non una 
parola di Renzi, sulla priorità europea numero
uno: la politica energetica e del clima. Nelle cancellerie europee questa è al primo posto dell’agenda politica.
 Ex-ministri dell’ambiente diventarono primi ministri, come Angela Merkel e Gordon Brown.


    Occorre ridurre dell’80-90% le emissioni di CO2 e passare a quasi il 100% di energie
 rinnovabili in
    pochi decenni.

 Per questo Francia, Germania, Svizzera e altri paesi hanno piani energetici e climatici fino al
 2050, che impegnano tutto il governo, e spesso l’intero parlamento.

    
Non mettere al primo posto la politica dell’energia e del clima è una 
INSIPIENZA ECONOMICA, oltre che
    etica, sociale e ecologica!

    
Il rapporto dell’economista Sir Nicholas Stern (2006) sulla „economia del cambiamento climatico“ stima che non fare niente per prevenirlo costerebbe
il 20% del PIL mondiale in pochi decenni. Intervenire per
    evitare il cambiamento climatico costerebbe invece solo l’1%
del PIL mondiale. 
Una perdita del 20% del PIL mondiale! E in Italia si freme per la „ripresina“ dello 0,1% del PIL.

    Cosa ci vorrà per far capire a Renzi, e al Presidente del Consiglio che lo
seguirà, che „It is the climate,
    stupid!“ ? „E’ il clima, stupido!“ ?

    Quando i profughi climatici arriveranno in Europa non a migliaia ma a milioni, quando
 economia, agricoltura e salute saranno devastate dal cambiamento climatico, allora
si si dovrà dire:
    „It WAS the climate, stupid!“ „ERA il clima, stupido!“
    Marco Morosini,
    Amsterdam

  • Cody Maverick

    Ma perché parlano tutti di queste riforme come fossero un pacchetto ben preciso, un piano preciso per uscire dalla crisi, e poi alla fine nessuno fa l’elenco totale e chiaro delle riforme che ci stanno da fare. Le uniche cose che vengono elencate sono stronzate populiste come l’abolizione delle provincie o del senato, oppure cose da criminale nazista come facilitare i licenziamenti, come se 6 miliardi di risparmio risolvano il buco di 30-40 miliardi che servono almeno per arrivare alla piena occupazione. Non nascondo il mio dubbio che nel pacchetto targato sinistra (così chiamano il pd, non è colpa mia) ci siano riforme da campo di concentramento con la scritta “minijob macht frei, dalla Germania con amore”; riforme tipo abbassamento salariale (ultimamente, tra gli elfi tolkeniani dell’ambiente internazionalista, gli esseri superiori, i virtuosi, va di moda il concetto che più sei povero più sei competitivo), ulteriore cessione di sovranità economica (ovviamente ceduta a soggetti privati, apolidi e non eletti), ulteriori diminuzioni dei diritti dei lavoratori, tagli lineari al welfare, istruzione e sanità, e magari, se ci scappa, qualche bella bastonata fiscale, come una patrimonialuccia o, nell’apoteosi dell’euforia da austerità, un prelievino forzoso. Dopo aver sentito un renzi che attribuiva alla sinistra moderna un’inscindibile e necessaria componente di liberismo senza se e senza ma, sputando in faccia al povero Carlo Marx, ci si può aspettare di tutto.

  • Paolo

    “Come facciamo a pretendere un ritorno alla politica seria, se condividiamo tutti i meccanismi della politica spettacolo? ” già, come fare ? non certo avallando e veicolando affermazioni quali il “premier non parlamentare” o quelle di un governo non scelto dal popolo. Sono ventanni che a destra e a sinistra si pompa la storia del premier eletto dal popolo facendo carta straccia della costituzione. Ritornare alla serietà significa ritornare alle regole di base e urlare con forza quello che c’è di vero! Ci si scandalizza per il premierato di Renzi quando invece ad esser delegittimato è tutto il parlamento !! La sentenza della corte costituzionale lo ha messo in stato di prorogatio e questi fanno finta di niente. quale forza politica sta chiedendo che venga restituita con urgenza quella sovranità popolare scippata da otto anni dal porcellum?
    Sciogliere le camere andare alle elezioni con la legge residuata dalla sentenza abrogando ulteriormente le quote di sbarramento e dar vita ad una “costituente” che metta mano alle così indotte necessarie riforme, questo sarebbe ripartire seriamente.

  • Paolo

    Ieri Renzi sul tavolo aveva in bella mostra un libro di Piero Ichino sul lavoro: un immagine che vale più di mille parole.

  • aramix

    Bravissima Norma, come sempre.
    Cercasi Tsipras ( e non Civati ) dispertamenteeeeeeeeeeeee.
    Comunque bisognerà trovare una risposta alle domande:
    -perchè in italia non c’è una sinistra degna di questo nome ?
    – perchè la gente non si ribella ?
    -perchè gli elettori del PD sempre tutti supinamente/ ciecamente in fila davanti ai gazebo ?
    Mandiamo all’ospizio anche Re Giorgio (prima davanti ai giudici a deporre sulla trattativa stato-mafia).
    P.S che si saranno detti Matteo e la Merkel al telefono prima ancora della fiducia ?

  • Toni

    Sono d’accordo con Norma. Aggiungo alcune riflessioni.
    Il linguaggio è una “tecnologia politica”, una potenza razionalizzante che, nella scala della società, toglie alle istituzioni ogni legittimità. La democrazia rappresentativa si vede così svuotata di ogni sostanza per diventare una “democrazia totalitaria”, una “democrazia senza
    diritto”. Impadronendosi del linguaggio, la razionalità capitalista porta al suo acme l’onnipotenza dell’Homo oeconomicus: il Politico si dissolve nel Sociale, il Sociale nell’Economico, principio di strutturazione della Società. Allora, il diritto alla parola non è più una libertà fondamentale, organica, ma diviene il privilegio di una casta, quella degli imprenditori divenuti “uomo politico”, “manipolatore di simboli” come dice Robert Reich, che Christian Marazzi cita opportunamente nel suo libro “Il posto dei calzini”. Proliferazione di forme di autorappresentazione, autoproclamazione, sono la conseguenza di questa presa di possesso dei mezzi economici e politici di produzione dei codici, delle immagini, dei simboli. Ormai, la politica si gioca nel campo delle rappresentazioni secondo la regola del “chi offre di più”. In questa società dello spettacolo, il reale include il virtuale, mettendo gli individui in un rapporto “rovesciato” nel mondo. Renzi è un ologramma dei poteri economici che non gradiscono che si metta la loro attività alla luce del sole. Il popolo guarda con la bocca aperta, incantato, questo ologramma parlare per ore – un “venditore di pentole”, giustamente è stato definito. E la fantasmagoria, questa rappresentazione immaginaria e illusoria, incanta il potenziale acquirente delle pentole, il quale, se non può comperarle, può sempre sognarle.

  • Toni

    Traduzione: “Che fare dunque? Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche
    con l’intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza”.
    Pregare e cantare, ok, ma occorre la prassi. Azione.

  • Fabio

    L’italiano:guarda e commenta i propri disastri economici e politici e CAMBIA CANALE;osserva gli scontri in Ucraina, in Nord Africa e Medio Oriente e CAMBIA CANALE; ammira scialbi intrattenitori in talk show squallidi e CAMBIA CANALE;paga tasse su tasse,apre il portafogli,piange MA _ora_NON CAMBIA CANALE:ci sentiamo tanto evoluti e guardiamo gli altri come lebbrosi in attesa di cure “democratizzanti”:ma l’alziamo sto culo dal divano e protestiamo contro l’ennesimo personaggio posto lì, che altro non fa che ciarlare del nulla? Grande Norma(se sapessi pure cucinare saresti La Donna) MA NON BASTANO NEANCHE PIU’ I TUOI EDITORIALI ILLUMINATI ED ILLUMINANTI: DOBBIAMO ANDARE NOI DI PERSONA per dio..

  • daniele

    Basta vedere come ha lavorato a Firenze , su molte cose niente da dire, ma su i rifiuti siamo ancora ai cassonetti,,,,,,,

  • Davide

    Ovviamente sono d’accordo con te e con il tuo successivo intervento. Mi pare che né l’intelligenza né l’azione abbiano a che fare con l’evocazione del centrosinistra.

  • Edoardo Bordignon

    Il target della ” politica che si gioca nel campo delle rappresentazioni” siamo noi, linguaggio e misure sono adultometrici, come fosse scontato che al deragliamento dei padri segua la deriva dei figli. Internet però sta cambiando tutti i parametri, in negativo e anche in positivo, è ancora in larga misura “libero”,e malgrado il sincretismo linguistico e l’impoverimento espressivo è comunicazione orizzontale, rapida, spesso triviale e catatonica ma a volte illuminante, indifesa fragile sincerità.
    Ci sono milioni di ragazze e ragazzi che non hanno un lavoro, molti laureati e diplomati senza
    attuali sbocchi possibili, e assistono alla demolizione delle sicurezze occupazionali dei loro padri:
    quale senso può avere per loro la “politica”, i suoi “linguaggi”, le sue “rappresentazioni”?
    Per forza o per disgrazia sono Obbligati a cambiare, forme, modi, linguaggi, azioni del vivere civile,
    prima che di tutto faccia strame la disperazione.E’ con loro che dobbiamo confrontarci, col loro star male, con il loro diritto a non crederci, fuori da ogni teatrino prestabilito.Ne siamo capaci?

  • Rocco Quindici

    Eh già, Norma, alla fine hai capito anche tu! Il Renzi vero è quello interpretato magistralmente da Crozza: il nulla fatto persona…ma a noi italiani i contaballe piacciono da morire, da Mussolini fino ad arrivare a Berlusconi; Renzi è il prodotto finale della nostra mentalità superficiale e credulona

  • Toni

    Come dici giustamente, un programma politico serio di un paese avanzato europeo non può prescindere dalle tematiche cui accenni. Ma qui non c’è nessun programma. Renzi è una maschera della commedia dell’arte, senza canovaccio. Siamo ben lungi da un primo ministro che propone un programma omogeneo che rivela una precisa idea di sviluppo della società. La massa popolare ha dimostrato di gradire non dei discorsi impegnati, che l’annoiano e la costringono alla fatica del pensare, ma le maschere con le battute d’avanspettacolo: dopo Mussolini, Berlusconi, Grillo, ora Renzi. A Irvng, Brecht, Beckett, noi italiani preferiamo Bramieri e Sordi. Gli italiani sono rimasti fondamentalmente dei fascisti: basta vedere il nazionalismo spinto che stiamo vivendo, addestriamo militari libici rispolverando un colonialismo di cui dobbiamo solo avere vergogna, sventoliamo tricolori che rappresentano una costituzione mai letta né applicata. Prima stendiamo il tappeto rosso a Gheddafi (che ci ricordava gli stermini e le violenze che gli italiani hanno compiuto in Libia) e il giorno dopo bombardiamo il suo paese e l’accoppiamo. Questi sono gli italiani. Nessun discorso serio, nessuno pensiero a fondo. Tutto superficiale. Cialtroni.

  • Fra’Diavolo

    Cara Norma,
    Il Manifesto potrebbe trovare spunti più stimolanti cercando le origini del successo di renzies.
    Guardando gli usa porgo distinti saluti.

  • mode

    I governi legittimamente eletti dal popolo sono stati per 40 anni democristiani, poi c’è stato Craxi e infine il ventennio berlusconiano. Lascio ai posteri l’ardua sentenza! Non capisco, quindi, tutto questo scalpore per governo che non viola nessuna regola in particolare e che anzi segue antiche consuetudini. Mi interrogherei piuttosto sulla tanto osannata democrazia rappresentativa. Che non sia un simulacro con cui il popolo crede di contare qualcosa e invece i suo destino si gioca altrove? Credo che la crisi ha fatto cadere molte maschere.E’ finito il tempo della democrazia…..

  • Antonio Freddo

    ..beh oggi aveva il grande Murakami…chissà che che sia un segnale di progresso…