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Il «ciclo» sudamericano in trincea

Latinamerica. Con l’arresto di Lula finisce in America latina la stagione progressista? No, e mentre le critiche all’«estrattivismo» segnano il passo, la novità che «aiuta» la resistenza è la nuova aggressività Usa

Manaus, settembre 2008, da sinistra, i presidenti: Hugo Chavez del Venezuela, Evo Morales della Bolivia, Inacio Lula da Silva del Brasile, Rafael Correa dell’Ecuador

Manaus, settembre 2008, da sinistra, i presidenti: Hugo Chavez del Venezuela, Evo Morales della Bolivia, Inacio Lula da Silva del Brasile, Rafael Correa dell’Ecuador

L’arresto di Lula, ultimo atto del golpe istituzionale in Brasile iniziato con la destituzione di Dilma Rousseff, segna la fine del «ciclo progressista» in America Latina? È QUANTO asseriscono una serie di intellettuali e accademici latinoamericani, anche di sinistra, in riferimento al nuovo ciclo politico-ideologico che iniziò a farsi strada nel subcontinente all’inizio del 2000 e che, favorito da una serie di circostanze nel terreno internazionale - Stati uniti ed Europa «impegnate» in Afghanistan e Medio Oriente - che si combinavano virtuosamente con processi endogeni nella regione – accumulazione delle lotte di massa, nuove strategie antimperialiste maturate nel Foro di...

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