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Visioni

«Il Brasile è diviso tra moralismo estremo e liberalismo»

Berlinale 70. Incontro con Gustavo Vinagre, regista del documentario «Vil, mà», nella sezione Forum. La storia di una dominatrix esperta

Gustavo Vinagre

Gustavo Vinagre

In un salotto con una tappezzeria vintage che piacerebbe a Martin Parr, una bella signora brasiliana avanti con gli anni racconta la sua vita. Ma è davvero così? Filmata in colori saturi, snocciola aneddoti erotici: dall’incontro con un maniaco alla carriera di scrittrice sadomaso che al nome di battesimo Edivina, ha preferito quello d’arte Vilma (l’abietta). Le memorie della donna, dominatrix esperta, si alternano alle letture dei racconti che negli anni 70 pubblicava in riviste hard, recitate dalla giovane Wanda (Juliane Elting) che la interpreterà in un film. Ma il film si deve fare oppure è quello che stiamo vedendo? Vil, má, presentato alla Berlinale in Forum, è la nuova opera di Gustavo Vinagre che abbiamo incontrato con le sue protagoniste.

Come hai incontrato Vilma Azevedo alias Edivina Ribeiro?

Nel 2012 alla proiezione del mio primo cortometraggio Filme para Poeta Cego sul poeta punk Glauco Mattoso che è cieco, feticista e sadomaso. C’era una donna vestita di velluto blu in tacchi alti che mi dice: «sono un’amica di Glauco, devo raccontarti la mia storia» e mi mostra una poesia che lui le aveva dedicato in cui raccontava che un regista avrebbe fatto un film su entrambi. Ho capito che dovevo seguire quella strada.

Conoscevi già i suoi scritti?

No, li ho letti dopo averla conosciuta. Non sapevo come li avrei usati poi ho visto Portrait of Jason di Shirley Clarke e ho trovato l’ispirazione. Dovevo solo allestire un set e dare spazio ai suoi racconti. Però, il giorno prima di iniziare le riprese ho avuto paura e ho chiamato Juliane Elting. La volevo perché leggesse brani scritti da Vilma ma anche per creare un’atmosfera rilassata. Ho mentito a Vilma dicendo che non avrei subito fatto il film vero e proprio ma delle riprese a scopo di ricerca, ma non credo mi abbia mai creduto.

Hai menzionato il film di Clarke: anche nel tuo non si capisce mai se il personaggio mente o dice la verità

Mi interessano i personaggi che confondono i limiti tra realtà e finzione. Pensare distintamente queste dimensioni è assurdo, per esempio i nostri sogni hanno a che fare con una realtà profonda, con il reale. Io prendo sul serio sogni, desideri, feticismi e li uso come un archivio da cui attingere.

Hai realizzato le riprese nel 2014 ma il film l’hai finito solo ora, come mai questa lunga gestazione?

Abbiamo girato il film in due giorni ma il montaggio è stato lungo. Inizialmente volevo riprendere il soggetto da due angolature laterali come fossero a specchio. Avevo persino pensato a degli stacchi sull’asse che permettessero di passare come per magia da Vilma a Edivina. Ma poi abbiamo provato a filmarla frontalmente e l’immagine era così giusta che abbiamo optato per questa forma più classica. È comunque rimasta l’idea di parlare di queste due donne che convivono in una. Durante le riprese ho sentito di non avere il controllo su di lei, cambiava continuamente discorso e identità, un po’ era Vilma, un po’ era Edivina. Quindi solo quando ho capito che Vilma è stata creata perché Edivina, molto cattolica, si sentisse più libera di esplorare i propri desideri, ho accolto questa contaminazione e ispirazione reciproca tra i due personaggi.

Sei consapevole del valore politico, tanto più in un paese come il Brasile, di un film che parla di perdita di controllo e di sovranità tramite il sesso?

La questione mi interessa molto Il Brasile è un posto pieno di contraddizioni: è il paese con il maggior tasso di omicidi di persone trans al mondo e quello in cui si consuma la maggiore quantità di pornografia trans online. Non mi pongo mai l’obiettivo di fare un film politico in sé ma trovo che sia molto importante «naturalizzare» certi desideri e rendere visibile una persona contraddittoria come Edivina/Vilma. Oggi il Brasile è molto diviso tra moralismo estremo e liberalismo ma l’uno non deve imporsi sull’altro. Il cinema è una metafora e un campo d’espressione per le contraddizioni umane, per le relazioni di potere e i giochi di ruolo che ci coinvolgono.