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Editoriale

Il 25 aprile dei migranti

Fuggono da guerra e miseria i tanti profughi disperati in balìa del mare. Vorrà dire qualcosa o no il fatto che l’Occidente colto, raffinato ed economico, quello delle Borse e delle Banche, sia in gran parte responsabile di quelle guerre e di quella miseria? Oppure vogliamo mettere la testa sotto la sabbia?

Guardate la geografia dei luoghi da dove arrivano in fuga: Nigeria, Mali, Niger, Siria, Somalia, Libia, Palestina (declinata solo dai campi profughi), Iraq…ecc. ecc. Non c’è una sola realtà che non veda la costante povertà della quale siamo corresponsabili – come per il Delta del Niger, una regione della Nigeria grande come l’Italia, ridotta ad una fogna di scorie e bitumi «grazie» ai nostri pozzi petroliferi e a quelli delle altre multinazionali del petrolio; senza dimenticare che questi Paesi africani e mediorientali dove le popolazioni sono ridotte in miseria, in realtà sono ricchissimi di materie prime per le quali non c’è blocco navale, anzi.

Ma questo è poco. Ognuno di quei paesi è in preda alle scellerate avanzate dell’Isis, ma grazie al terreno fertile di macerie provocato dalle nostre imprese belliche. È stata la Nato a trasformare la Libia in un cumulo di rovine senza istituzioni, dove ora si fronteggiano in armi almeno tre governi, in un territorio diventato santuario dello jihadismo per tutto il Medio Oriente. O vogliamo parlare delle magnifiche sorti e progressive della Somalia? O l’uso occidental-strumentale dei jihadisti in chiave anti-Assad per poi scoprire che hanno preso piede in due terzi dell’Iraq, lì dove l’occupazione Usa – come riconosce lo stesso Obama – ha permesso l’avvento dello Stato islamico.

Fuggono da queste guerre e da questa miseria. Noi siamo co-responsabili. E invece l’Unione europea dichiara che «non può fare nulla» o peggio annuncia il rafforzamento delle operazioni di polizia a mare rappresentate da Frontex e Triton. Mentre si annunciano operazioni militari «mirate» e come, in una barzelletta, il ministro degli interni Alfano annuncia che stiamo (l’Onu? la Ue?) per «bombardare i barconi» – prima coi droni che, ahimé producono solo affondamenti collaterali – poi, forse, peggio: per stroncare gli scafisti, con missioni militari e raid aerei di polizia internazionale. Ma parlare degli scafisti, che certo profittano della grande disperazione dei profughi, vuole semplicemente dire non fare nulla subito per accogliere i profughi, perché è chiaro che nulla potrà fermarli viste le immutate condizioni dalle quali fuggono. E anzi la nuova guerra che si annuncia li spingerà a nuove fughe.

Mentre si straparla di blocco navale militare. Dimenticando il massacro del 1997 della Kater I Rades – 108 albanesi affogati, donne, bambi e vecchi – speronata da una nave militare italiana nel 1997. E si ciancia su tanti campi di concentramento in Africa per decidere lì «chi è davvero clandestino e chi ha bisogno d’aiuto». Ma la conta dei morti dei cimiteri marini – a tanto si è ridotto il «Breviario Mediterraneo, scambio di civiltà» del grande Predrag Matvejevic – dice che solo l’attivazione di un soccorso immediato, con corridoi umanitari e con l’istituzione di una missione di salvataggio europea, un Mare Nostrum d’Europa, può essere la soluzione. Quanto costa? Mille volte meno di quello che ci costano le spese militari, per le quali l’Italia spende 70 milioni di euro al giorno. Al giorno.

E invece, se di fronte a questo vuoto e disastro politico, facessimo del 25 aprile – attanagliato quest’anno del 70esimo da ritualità e conflitti – anche il 25 aprile della liberazione dei migranti dai muri della Fortezza Europa, dalle nuove guerre e miserie, dalla condizione «clandestina» e dalle stragi a mare alle quali sono condannati? Se per ricordare e rivitalizzare la memoria della Resistenza dessimo la parola – e i contenuti sulle nuove oppressioni – ai sopravvissuti dei naufragi e ai tanti immigrati che fanno crescere il nostro Pil e la nostra demografia? Così facendo apriremmo un «corridoio» democratico. Perché sono loro che rappresentano un’ultima occasione di trasformazione democratica e umana di questa Unione europea che, se non li accoglie, è un organismo destinato quantomeno ad implodere.

  • Renzo

    Si, li facciamo arrivare e lavorare a 2 euro/ora, come succede già, così la nostra economia riparte alla grande, e i nostri giovani, 45% disoccupati li mandiamo all’estero.

  • Elena Marconi

    sono le prime parole umane e logiche che ho sentito in questi giorni. Grazie di cuore Tommaso Di Francesco … mi sembrava d’impazzire

  • Gianfranco Menotti

    E’ la prima volta che mi collego a Il Manifesto.Sono desolato.Si continua a parlare solo di quello che ci vogliono fare parlare.Ma quando ,qualcuno, dirà che tutte queste guerre sono necessarie per il commercio delle armi? che qualcuno ci guadagna sempre, che anche i morti in mare sono buoni per non parlare dell’origine dei disastri, cioè la crescente espansione dell’industria delle armi ,che condiziona in primis il congresso USA,e attraverso il suo braccio armato principale, la Nato,si sta preparando da molto tempo ad un’altra guerra ,sempre in Europa,inventandosi le nazioni naziste del baltico e Ucraina pur di riuscire a provocare,trascinare i russi ?Quando vi sveglierete? quando scoppierà la GUERRA CONTRO LA RUSSIA e voi direte che è tutta colpa di Putin perchè lui è un dittatore,e noi che siamo sempre ingannati dai nostri mass-media ,fra i quali vi ci metto? Finalmente il prode Tommaso di Francesco accenna a quei 70 milioni di euro che diamo ,tutti i giorni che vedono il sole ,su questa terra alla NATO ,immonda congrega di macellai complottatori ,fomentatori di conflitti di ogni risma.

  • Riccardo

    In effetti, il funzionamento del capitalismo non viene messo molto in risalto (specie quando si parla di immigrazione).
    Cosa che un quotidiano comunista dovrebbe fare in primis.
    Sarà che si dà per scontato che chi legge un quotidiano comunista abbia in mente che cos’è il capitalismo.
    Tieni presente che il Manifesto è l’unico quotidiano in Italia che parla del capitalismo, lo critica.
    In una società a pensiero unico, dove il capitalismo è considerato ormai un dato di natura, un “a priori”, e non viene mai, dico mai citato, neanche nominato.

  • pinto claudio

    Le armi non sono il primo obbiettivo di guadagno Gianfranco, sono quello più luminoso, ci sono materie prime pregiate, diamanti, carbone, petrolio quanto ne vuoi, e tante altri materiali che non ti sto ad elencare. E te dirai : allora perché c’è tanta povertà in Africa? Perché tutto questo ben di Dio viene estratto per pagare i debiti che queste nazioni hanno contratto con le grandi dell’imperialismo occidentale : america, francia, Inghilterra ecc. Basterebbe che queste nazioni già ricche di suo estinguessero questi debiti, e piano piano vedresti rifiorire questo grande continente. Guarda cosa son riusciti a creare gli emirati arabi per questo motivo.

  • pinto claudio

    E se lo nomini, ti dicono che questa parola é fuori moda.

  • Gianfranco Menotti

    Mah ! secondo me la risorse naturali sono un guadagno/rapina in più.Vedi caso Ucraina e paesi baltici.Scusa se mi ripeto.Ma in Ucraina gli americani erano già padroni di tutto con Yanukovic,ma il loro vero obbiettivo era il conflitto con la Russia ,per cui hanno fatto il colpo di stato di Maidan proclamando il nazismo e la pulizia etnica verso la minoranza di lingua russa sperando che Putin ci cascasse e invadesse il territorio ucraino ,come da riflesso condizionato che sarebbe scattato sicuramente ai tempi di Breznev.Ti ricordo che i nostri mass-media, Manifesto compreso, hanno annunciato più e più volte l’invasione della Ucraina da parte dei russi nonostante questo non si sia mai verificato.E’ la guerra QUELLO CHE VOGLIONO ,e il nemico se non c’è lo si inventa.La Russia è proprio il nemico che ci vuole.Promette di resistere ,x cui guerra lunga e costosissima,e soprattutto lontano dagli USA.