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Ikram Nazih, la blasfemia serve alla repressione

Italia/Marocco. L’impegno per la liberazione di Ikram Nazih, la cui vicenda è passata in sordina, dovrebbe essere l’occasione per chiedere la liberazione di tutti i condannati per blasfemia, numerosi in tutto il mondo, alcuni dei quali rischiano la pena di morte, uno strumento usato spesso da regimi autoritari per eliminare gli oppositori

Perché tanta reticenza da parte dei media a parlare del caso di Ikram Nazih, paragonato a quello di Patrick Zaki? Ikram, giovane ventitreenne italo-marocchina è stata condannata in Marocco a tre anni e mezzo di carcere e a una multa di 50mila dirham, poco meno di 5mila euro, per blasfemia. La colpa: aver condiviso una vignetta su Facebook in cui si ironizzava sulla sura 108 del Corano – detta dell’Abbondanza – definendola un «versetto del whiskey». Di fronte alle reazioni ostili provocate, Ikram aveva cancellato il post che però era già stato notato da un’associazione religiosa marocchina che l’aveva denunciata...

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