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Cultura

I versi della prigionia

Colonialismo. «Le livre du camp d’Aguila»: il canto del deportato Rajab Abuhweish, al confine tra Tripolitania e Cirenaica, che in Italia è stato sempre proibito

Quando noi italiani migravamo in massa in Libia attraversavamo il Mediterraneo a bordo di cacciatorpediniere e corazzate. I nostri scafisti si fregiavano del titolo di ammiraglio, capitano di vascello ecc. A partire dal 1911 i nostri migranti, messo piede a terra, si trasformavano in combattenti che non disdegnavano fucilazioni in massa, bombardamenti, rastrellamenti, deportazioni. Diventate regolarmente spietate con l’avvento del fascismo. I flussi migratori, chiamiamoli così, avevano il compito di costruire l’impero. Il che voleva dire annientamento di ogni resistenza, sottomissione delle popolazioni anche attraverso il bombardamento con i gas e i campi di concentramento. «Il mio solo tormento /...

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