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Editoriale

I trucchi contabili del governo

Il ministro Saccomanni

Quanto è grande la legge di stabilità per il 2014? Il governo ha più volte sostenuto che la legge di stabilità prevede interventi per 27,3 mld di euro per il triennio 2014-16, di cui 11,6 mld solo per il 2014. Forse la realtà non è quella descritta. Il governo ha «magistralmente» sovrapposto gli effetti della legge di stabilità, con la manovra economica, ma le due voci non rappresentano la stessa cosa. Hanno un significato economico profondamente diverso.
Al netto del fatto che nessuno si è messo a contabilizzare la manovrina per il 2013 di 2 mld di euro, con dei trucchi contabili che fanno storcere il naso, gli effetti della legge di stabilità fotografano il risultato della manovra economica, mentre la manovra economica segnala quante maggiori-minori entrate e spese sono state riallocate all’interno del bilancio. Solo studiando la manovra possiamo dare conto delle maggiori entrate, soprattutto se analizziamo il saldo netto da finanziare.
La legge di stabilità, cioè le operazioni tra maggiori e minori entrate, le maggiori e minori spese, solo per il 2014, vale qualcosa come 23.528 mln se utilizziamo il saldo netto da finanziare, oppure 21.157 mln se consideriamo l’indebitamento netto della pubblica amministrazione. La puntualizzazione è quanto mai necessaria. Infatti, minori o maggiori spese, oppure le maggiori o minori entrate fiscali non hanno lo stesso effetto per il bilancio pubblico e, in particolare, per l’effetto macroeconomico. Non solo. Potrebbe anche risultare uno spiazzamento determinato dalle maggiori entrate rispetto ai tagli di spesa, che in realtà nasconde la cosiddetta clausola di salvaguardia, che possiamo stimare in 12 miliardi di euro, cioè minori detrazioni-deduzioni per le famiglie.
L’attenzione posta sugli effetti della legge di stabilità per il 2014, che vale non meno di 12.943 milioni, sminuisce la portata della manovra e fa sembrare di buon senso l’intervento della stessa legge di stabilità. Rimangono anche dei dubbi sull’indebitamento. Questo sale da 31.065 mln del 2013 a 38.466 mln del 2014. Allo stesso tempo, il rapporto indebitamento/Pil dovrebbe passare dal 3% al 2,5%.
Un atto di coraggio. Infatti, il rapporto può calare nella misura in cui il Pil cresca dell’1% nel 2014. Purtroppo il Pil non potrà crescere di 15 mld rispetto al 2013; si pensi agli investimenti fissi lordi crollati verticalmente in ragione della cancellazione del 20% della struttura produttiva; alla perdita del Pil a parità di potere d’acquisto pari a meno 16%, contro il meno 14% della Grecia, la differenza è data dai valori di partenza; ai livelli di consumo ormai prossimi a quelli del 1992.
Se le tendenze di crescita del Pil dell’Italia per il 2014 sono in linea con quella degli anni passati fatti registrare dall’Europa (euro), non sarebbe strano immaginare una ulteriore manovra se si vuole mantenere l’obbiettivo di un indebitamento sul Pil del 2,5%, oppure far crescere il rapporto fino al 3%.
Una battuta per il governo: la stabilità ha un presupposto senza il quale non ha radici. Cominciamo a comunicare ai cittadini di cosa stiamo parlando, evitando salti mortali che nessuno riesce a capire. La crisi italiana è tale che non merita la reiterazione del politichese.

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