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Editoriale

I sommersi che nessuno vuole salvare

Il corpo del bambino che galleggia con il volto immerso nella densa macchia nera di petrolio che circonda il luogo del naufragio. Un piccolo fagotto di lana che un pescatore passa nelle mani di un altro. Immagini, impensabili e reali, della tragedia nelle acque del Mediterraneo. Morti annunciati, senza confini, al vertice della crudeltà con cui il mondo, l’Europa, l’Italia assistono alla condanna degli ultimi, dei deboli, dei sommersi che la culla dell’inciviltà rifiuta di salvare.

In queste ore, come sempre, abbondano commenti e lamenti di ipocriti e sciacalli, e la retorica è merce copiosa pronta a marcire nella falsa coscienza dei nostri confini, individuali prima che nazionali.

Da politici e autorità nemmeno un cenno al ruolo di tribunale speciale che l’Europa, e questo governo, si sono assegnati sei mesi fa con la decisione di condannare a morte bambini, donne e uomini cancellando l’operazione Mare Nostrum, l’unica, provvisoria zattera di salvataggio per più di centomila profughi nel 2014.

L’Europa ha brandito un nefasto Tritone capace solo di assistere impotente all’ultima ecatombe. Non è finita, le destre invocano il blocco navale, il premier chiede droni armati per colpire gli scafisti, le diplomazie arrancano al seguito delle guerre che i rispettivi governi neppure dichiarano ma semplicemente praticano. Le opinioni pubbliche seguono sugli schermi l’inevitabile sobbalzo mediatico, spettatrici di una deriva democratica che semina una progressiva assuefazione all’orrore assorbito ogni giorno.

E un’ecatombe in più o in meno non fa differenza, al massimo serve, come capita in queste ore, a raddoppiare l’inutile replica di Triton. Peggio di niente.

  • Daniele

    Raddoppiare una cosa che non funziona è come darsi due volte la zappa sui piedi.
    Ora, pensiamo alle differenze macroscopiche far standard di vita fra Nord e Sud del mondo, checchè ne dicano i fautori degli slogan: “prima i francesi” o “prima i padani”..
    Pensiamo alle pazzesche disuguaglianze sociali, economiche, di reddito ecc. fra un comune sig. Rossi e un altro comune Sig. “Rossi” (o Sig. “Abdul” se preferite) ma di altra latitudine.
    Pensiamo allora ed inoltre alle guerre che ammorbano Africa, Medio oriente, e zona “mezzaluna fertile”. Pensiamo anche da che cosa sono scaturite quelle guerre, quasi sempre iniziate e intrattenujte per interessi economici locali e internazionali, pensiamo anche a chi ha fornito, e continua a fornire gli armamenti… in genere non li fabbricano in loco..
    Sebbene ogni punto ricordato richieda un’approfondimento serio, preciso, documentato, puntuale, appare evidente che il Nord ricco non solo ha un passato di responsabilità evidenti anche post coloniali, ma che tali responsabilità persistano e si proroghino. Si chiama: SFRUTTAMENTO. Costi quel che costi. A qualsiasi prezzo, specie se il prezzo lo pagano le popolazioni che abitano quei luoghi martoriati. Anzi, la “colpa” della disperazione fattasi migrazione, viene anche fatta ricadere su chi non ha nessun’altra scelta logica e umana, se non quella di scappare dai massacri. Cosa che, ed è utile sottolineare che stanno tentando di fuggire dalla morte, anche qualunque di noi, senza ombra di dubbio farebbe! Tentare di mettersi in salvo da una catastrofe in corso di cui come singoli non si ha NESSUNA responsabilità, ma le cui ricadute rischiano seriamente ed ogni giorno di estinguerci definitivamente.
    P.S. Aggiungo un ulteriore elemento di riflessione. Se ora la situazione delle migrazioni è in drammatica accelerazione, che cosa prefiguriamo accada con i cambiamenti climatici antropici alla porta e già con un gran passo dentro “casa” ? O ci pensiamo da qui a ora seriamente, o davvero a fuggire dalla fame e dalle carestie più che scientificamente previste, saranno decine di milioni di umani cher nessuna fortress Europe potrà mai arginare.

  • Foulque de Bois-Guisbert

    Appartiene ai popoli, e a nessun governo o organismo, decidere chi vogliono, e chi non vogliono, accogliere. Non si può imporre a quiunque un vicino di casa non gradito. E se si va oltre, finira, primo o poi, come in ex-Iugoslavia. Con delle purificazioni etniche. Sia dalla parte degli invasi, sia dalla parte degli invasori.

  • Federico_79

    Certo, come no. E nel caso che due cittadini dello stesso paese avessero idee diverse? Cosa fanno, una piccola seccessione?
    Per cortesia…