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Editoriale

I princìpi e il non detto

Nucleare. L’Iran, obtorto collo, accetta e rivendica l’accordo strappato a tutti i costi

L’accordo di principio sancito a Losanna sul nucleare iraniano è davvero un fatto storico per le intenzioni che annuncia. Ma rischia di essere frainteso quanto a contenuti reali e a prospettive.
Perseguito dal gruppo de cosiddetti 5+1 (Stati uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, praticamente le potenze nucleari più il coinvolgimento della Germania), vede la realizzazione di una intesa che, vista la dinamica di guerra ininterrotta innescata anche dall’Occidente in Medio Oriente, tenta di andare contro la tendenza dominante. Perché, smarcando dai diktat del governo israeliano, accetta che l’Iran, fino a poco tempo fa «stato canaglia», possa dotarsi del nucleare civile e in più con un protocollo di trasparenza, ha spiegata Obama dalla Casa bianca, che verificherà le installazioni iraniane, già di fatto nell’intesa ridimensionate di ruolo (solo un sito continuerà a produrre energia nucleare e l’altro invece sarà trasformato in centro di ricerca). L’Iran, obtorto collo, accetta e rivendica l’accordo strappato a tutti i costi perché così spera vengano smantellate le sanzioni internazionali che ingiustamente subisce – ha infatti firmato il Trattato di non Proliferazione – proprio per via della presunta vocazione atomica. Ma pero ora le sanzioni restano.

L’Amministrazione Usa e Obama in particolare vede realizzata, almeno nei princìpi, la possibilità di invertire una tendenza al precipizio bellico nell’area con una intesa con l’Iran diventato in questo momento alleato contro il Califfato; e inoltre realizzata la sua insistenza, affermata per la prima volta nello storico discorso all’Università del Cairo nel 2009, sul diritto dell’Iran al nucleare civile. Questi i princìpi salvaguardati. Ma i fatti stanno davvero così?

Perché in concreto, proibendo con un accordo la possibilità che l’Iran si doti di armi atomiche, non si scalfisce purtroppo la realtà.

Che vede, dentro una precipitazione dell’intera area gran-mediorientale – dalla Libia alla Siria, all’Iraq fino all’Iran e all’Afghanistan e al Pakistan – nella guerra sia diretta, come ora con l’intervento militare di Egitto e Arabia saudita in Yemen contro gli sciiti filo iraniani, sia indiretta e asimmetrica con il coinvolgimento prima degli eserciti occidentali nella destabilizzazione di Iraq, Libia e Siria, poi con il dispiegarsi di un interventismo terrorista delle nuove formazioni di Al Qaeda e dello Stato islamico che hanno fatto di quei Paesi, in macerie per le «nostre» guerre, i loro santuari ideologico-islamisti, militari ed economici. E questo anche con il sostegno delle petromonarchie sunnite nemiche giurate nell’area degli sciiti e dell’Iran. L’incendio, insomma, resta. E allo stesso tempo rimane il fatto che, nonostante questa intesa di principio, non meno paesi aspirano ad avere il nucleare per avviare l’armamento atomico, ma sta avvenendo esattamente il contrario. Perché, mentre finora a Tehran veniva interdetto anche il nucleare civile, i Paesi nucleari come Francia e Gran Bretagna (per non dire delle 70 atomiche Usa schierate in nord-Italia) hanno avviato contratti per il nucleare civile con molti paesi del Medio Oriente; perché l’Arabia saudita, che ora correrà a dotarsi del suo nucleare, sta finanziando l’atomica del Pakistan; e sopratutto perché Israele manterrà e svilupperà le sue dotazioni atomiche (stimate dalle 200 alle 300 testate). Ecco il non detto. Il grande assente al vertice di Losanna è il non detto delle ogive atomiche d’Israele – che ha dirette responsabilità sulla condizione di guerra permanente dell’intero Medio Oriente. Sorge allora un interrogativo: è legittimo privare dell’arma atomica l’Iran, uno dei due contendenti dell’area che pure ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione, quando l’altro, Israele, che quel Trattato non ha sottoscritto, le atomiche ce l’ha e le usa come minaccia grazie alla «nostra» omertà?

Certo, meglio meno ma meglio. Ma noi restiamo sia contrari al nucleare civile come risposta strategica alla crisi della fonte deperibile che è il petrolio anche per i paesi produttori – anche perché nessuno dopo Cernobyl, Three Mile Island e Fukushima ha spiegato davvero la sicurezza degli impianti e dello stoccaggio delle scorie; sia pervicacemente pacifisti e contrari all’arma atomica per qualsiasi Paese – Hiroshima e Nagasaki bastano e avanzano. Per questo crediamo che l’accordo di Losanna fallisca proprio sulla promessa, anche questa pronunciata da Obama al Cairo nel 2009: quella di fare del Medio Oriente una zona denuclearizzata. Così non è e, purtroppo, non sarà. Vista anche la tracotanza e l’impunità di Netanyhau che, ancora una volta contro Obama, respinge l’accordo di Losanna e non rinuncia all’opzione militare. E non scherza: i governi israeliani, compreso il suo, hanno già bombardato le installazioni nucleari e di ricerca prima dell’Iraq nel 1981, poi più recentemente dell’Iran anche con tante uccisioni di scienziati, poi della Siria.
Attenti dunque alle atomiche ma anche alle «balle» atomiche. A Losanna solo i princìpi, e solo in parte, vengono riaffermati. La minaccia della guerra e il pericolo della sua estensione atomica (come dimostra perfino la crisi ucraina nel cuore d’Europa) restano drammaticamente confermati.