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Editoriale

I nostri 50 anni e la scure del governo

Un giornale più forte, utile all’opposizione sociale verso un governo rappresentato da un ministro degli Interni in divisa, un ministro di polizia campione di incassi elettorali.

Questa fine d’anno ci proietta in un 2019 che appare come campo occupato da bande violente che si sentono ben rappresentate dal potere politico.

Un campo lastricato da errori e sconfitte perché, come scriveva Luigi Pintor, all’epoca del governo Berlusconi-Bossi-Fini, «abbiamo al governo la peggiore destra perché prima abbiamo avuto al governo la peggiore sinistra».

Quell’amara constatazione resta una valida diagnosi, utile per l’oggi. Una diagnosi che serve a capire come ricostruire un punto di vista critico sul capitalismo nel bicentenario di Marx; come rafforzare i punti di resistenza che in Italia, in Europa e nelle Americhe si ricostruiscono sotto i colpi del populismo delle élite e del capitalismo finanziario.

Vogliamo continuare a raccontare tutto questo. Come abbiamo sempre fatto.

Nelle nostre pagine c’è un mondo vasto e diverso da quello che di solito primeggia sugli altri giornali.

L’anno prossimo saranno i cinquant’anni dalla nascita del gruppo del Manifesto con la sua rivista, e Rossana Rossanda è tornata a scrivere sulle nostre pagine. Nell’anniversario delle nostre origini c’è il senso del futuro di questa iniziativa politica, culturale e giornalistica.

Oggi il manifesto c’è. Tutto è possibile. Questo slogan sessantottino, usato per la nostra piccola campagna pubblicitaria, non contemplava la ghigliottina al fondo per il pluralismo infilata di forza nella manovra da Salvini e Di Maio. E’ questa la nube più pesante sul nostro orizzonte.

Se sarà confermato, si tratta di un taglio di oltre 6 milioni di euro in tre anni. Una mazzata micidiale, con la forza di un colpo mortale.

Come sanno i nostri lettori, la pubblicità scarseggia sulle nostre pagine e le vendite in edicola soffrono, anche se meno degli altri quotidiani. Difficoltà presenti vuoi per la rivoluzione digitale, vuoi per la crisi del settore, vuoi per le debolezze di una sinistra dispersa e afona.

La nostra cooperativa finora è vissuta in salute. Abbiamo appena ripubblicato on line tutto l’archivio storico salvato dalla liquidazione (non è accaduto lo stesso, purtroppo, per altre testate della sinistra come l’Unità o Liberazione).

Abbiamo investito nel giornale e nei suoi prodotti: l’appuntamento mensile sull’Asia, il settimanale ecologista l’ExtraTerrestre, Alias Comics, supplementi e speciali sugli eventi più importanti dell’anno, l’avventuroso ritorno nelle tipografie e nelle edicole di Sicilia e Sardegna (un bell’esperimento ma molto oneroso), lo sviluppo di nuove funzioni del sito con una homepage più elastica e funzionale alle notizie di giornata, la ristampa degli storici fascicoli sul Sessantotto, l’aumento della foliazione del quotidiano.

Continuiamo a pubblicare sito e app che proteggono al massimo livello i vostri dati personali e la vostra privacy dai giganti del web.

Non è tempo di divisioni. Lo diciamo a noi stessi e al mondo della sinistra e non solo, che ci legge e ci segue.

Non è più possibile né accettabile osservare i frammenti del naufragio senza rimboccarsi le maniche e procedere a una sintesi politica più ampia delle forze in campo. Disperse, ma non svanite.

A gennaio, dopo l’approvazione della manovra, saremo costretti a misurarci con gli effetti drammatici del taglio al fondo per il pluralismo.

Ancora non sappiamo come potremo superare questo ennesimo scoglio sulla nostra rotta pirata.

Già sappiamo che da gennaio aumenterà il costo della carta, che la raccolta pubblicitaria dovrà insistere nel coinvolgere vecchi e nuovi inserzionisti. E dovremo trovare i fondi per tenere in sicurezza la testata.

Il manifesto ha sette vite ma alcune, senza dubbio, le abbiamo già giocate negli ultimi avventurosi cinquant’anni di vita in edicola.

Abbiamo bisogno di voi. Ci comprate sporadicamente, una volta ogni tanto. E non va bene. Nel corso dei decenni tutto è cambiato. Andare in edicola o abbonarsi al manifesto non significa solo sostenere la libertà di una stampa alternativa. Significa compiere un gesto di militanza politica. Come del resto lo è sempre acquistare e leggere un giornale.

Ogni volta che siamo caduti siamo stati in grado di rialzarci, raccogliere i cocci e ripartire.

Il desiderio del 2019 è veder crescere vendite e abbonamenti, una condizione necessaria che richiama ciascuno a fare la sua parte.

Finché il manifesto c’è, tutto è possibile.