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Europa

«Ho subito abusi fisici e verbali», ma l’uomo con il cappello non era lui

Intervista a Fayçal Cheffou. Scambiato per l'attentatore Mohamed Abrini, il giovane giornalista free-lance racconta i giorni da incubo in prigione: «In tv parlavano di me come il terrorista, senza il condizionale. Quando mi hanno trasferisferito a Forest mi hanno privato di tutto tranne di un rasoio perché, mi hanno detto, 'potrebbe servirti'». L'accusa di partecipare a un gruppo terroristico non è caduta

Controlli per la sicurezza attorno all'aeroporto di Bruxelles dopo gli attacchi terroristici. Sotto Fayçal Cheffou e il vero uomo con il cappello Mohamed Abrini

Controlli per la sicurezza attorno all'aeroporto di Bruxelles dopo gli attacchi terroristici. Sotto Fayçal Cheffou e il vero uomo con il cappello Mohamed Abrini

«Quello che mi è successo ha dell’incredibile» racconta Fayçal Cheffou, giovane giornalista free-lance belga d’origine marocchina, accusato di essere uno dei terroristi del commando del 22 marzo scorso. Per gli inquirenti Fayçal è l’«uomo con il cappello», filmato in compagnia dei due kamikaze che si sono fatti esplodere all’aeroporto di Zaventem. Un errore: l’«uomo con il cappello» risulterà poi essere Mohamed Abrini, amico d’infanzia di Salah Abdeslam unico sopravvissuto del commando di Parigi.   Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’«uomo con il cappello» è l’unico dei tre attentatori che cerca di camuffare il proprio aspetto e che lascia incolume l’aeroporto,...

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