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Ho sedici anni

Divano. La mia identità è pervasa dalla relazione costante, permanente che intrattengo con il virtuale. Un esempio. Studio con il computer. La mia ricerca consiste nell’attivare motori di ricerca. Scarico i testi degli autori previsti dai programmi scolastici

Ho sedici anni e una parte rilevante della mia identità è da me affidata ai circuiti virtuali. Forse dire «affido una parte rilevante della mia identità» può suonare eccessivo. Ma, se considero quanto mi siano divenuti indispensabili computer, Ipad e cellulare e quanto sia essenziale alla mia vita il ricorso quotidiano che ne faccio e, fosse solo per il numero delle ore in cui sono collegata e chatto e navigo, il termine «eccessivo» mi appare persino riduttivo. E poi: eccessivo rispetto a che? Se eccessivo vale per «oltre misura» e indica un superamento improprio, un non stare entro i giusti...

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