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Cultura

Hélène non è più sola

EverTeen. Arriva in Italia la graphic novel canadese «Jane, la volpe e io», di Isabelle Arsenault (illustratrice) e Fanny Britt (autrice), edizioni Mondadori

Hélène pesa sessantadue chili.. e puzza di sudore. È una scritta sul muro del bagno della scuola, quella che costringe poi, la stessa Hélène, a prendere l’autobus da sola, senza più Anne-Julie né Sarah né Chloe.

Quando tutto sembra perduto, i corridoi desolatamente vuoti oppure pieni di presenze che è bene non «vedere» tanto sono maleducate e sprezzanti, e l’angoscia se ne sta lì a spezzare il respiro, c’è un’unica via di salvezza. Emigrare in altri mondi, magari leggendo un libro. Partire per un viaggio in età vittoriana, sfogliando non pagine dell’ultimo best-seller scritto a tavolino per il pubblico di teenager, ma Jane Eyre di Charlotte Brontë. «È il migliore che io abbia mai letto, anche se sono arrivata soltanto a metà».

Profondamente poetica, Jane, la volpe & io delle canadesi Isabelle Arsenault (illustratrice) e Fanny Britt (autrice) è una graphic novel portata in Italia da Mondadori (pp. 100, euro 16) che l’anno scorso è stata indicata tra le prime dieci più belle del 2013 dal New York Times. In effetti, lo è sul serio. Vuoi per quei «riquadri» in un bianco e nero antichizzante, o leggermente seppiati, che rendono universale la sensazione di solitudine di qualsiasi adolescente (con le incursioni del colore quando entra in scena Jane Eyre, alter-ego e immagine di un riscatto possibile), vuoi per il testo che sottolinea la malinconia esistenziale della protagonista, che vede sbiadire la sua identità e il suo precedente mondo, giorno dopo giorno.

La vita di Hélène – la ragazza sempre fuori posto – sembra scandita dalla monotonia di ore sempre uguali fino a che, inaspettata, arriva la gita scolastica. Un campo d’inglese vicino al lago, si dorme in tenda per quattro notti e si tira con l’arco. Tutti andranno, lei compresa. Che accetta quell’incerto futuro di malavoglia, paonazza per l’imbarazzo di dovere condividere la sua intimità con le compagne. Anche la prova costume ai grandi magazzini, accompagnata da sua madre, è un disastro annunciato. «Nel costume nero, sono una salsiccia in lutto. Jane Eyre sarà anche orfana, sporca e trascurata, sola e abbandonata, ma non è mai stata una salsiccia», pensa Hélène al colmo della disperazione. Lo sa già che al momento della scelta dei gruppi per le tende, lei si troverà fra le emarginate. E infatti sarà proprio così. Al centro di burle continue, presa di mira dalle più «sveglie», le cose si mettono male. Fino a che una notte, mentre se ne sta rincantucciata lontana da tutti a leggere il suo romanzo, incontra una volpe: l’animale si rivelerà un formidabile portafortuna: Hélène fa amicizia, come per miracolo, con Geraldine, una ragazzina che se ne infischia delle regole delle più forti. E sceglie le sfigate, va spontaneamente a dormire, ridere, sghignazzare da loro.

La solitudine si dissipa.. Anche quel «grasso» che le imputano le compagne, evapora come per magia. Hélène pesa 41 chili, perfettamente in linea con la sua crescita. Alla faccia delle bulle.