Lavoratori migranti in fuga dalle nostre guerre, sfollati dalla nostra guerra al clima, vittime dello sfruttamento post-coloniale: tre categorie a cui è negato tutto. Eppure, accoglierli non è generosità, è un obbligo da parte di chi è colpevole delle loro sventure: anche l’Europa.
Stima lo State of the World 2015 del World Watch Institute che fra il 2008 e il 2013 le persone che abbiano dovuto spostarsi in altre aree o paesi, a causa dei disastri ambientali e climatici, siano state circa 140 milioni. Solo una piccolissima minoranza bussa alle porte dell’Occidente. Dove un migrante ambientale o economico non ha diritto allo status di rifugiato (perché non fugge direttamente da guerre od oppressioni): è bollato come clandestino e respinto al suo paese, o schiavizzato in campagna dai caporali, con infinite complicità. Eppure, dei danni da caos climatico sono responsabili i paesi abbienti, già colpevoli di sfruttamento coloniale e post-coloniale ai danni di Africa, Asia e America latina.
Anche la quasi totalità delle decine di milioni di sfollati e rifugiati di guerra nel mondo rimane all’interno dei rispettivi paesi o nei paesi confinanti; solo 600mila sono stati accolti in Europa. Eppure, i conflitti che l’Occidente conduce con i propri bombardieri o fomenta – senza subire mai conseguenze in termini penali, economici e politici – continuano a provocare esodi biblici: non solo di cittadini dei paesi bombardati o attaccati, ma anche di milioni di migranti che in quei paesi lavoravano. Un nigerino o un burkinabè che, perso il lavoro in Libia a causa della guerra della Nato nel 2011, cercano di approdare in Europa, non hanno diritto di essere riconosciuti come rifugiati. E invece, dovrebbero avere addirittura avere, dai paesi Nato, un risarcimento danni.
Ecco alcuni numeri sulle fughe dai conflitti prodotti o direttamente fomentati dall’Occidente, negli ultimi 25 anni. L’Italia non si è mai sottratta…
1991: «Tempesta nel Golfo», guerra all’Iraq. La guerra provoca l’esodo di circa tre milioni di persone dall’area. Fra questi, 300mila lavoratori palestinesi vengono espulsi per vendetta dal Kuwait «liberato» e da altre petromonarchie, o lasciano l’Iraq distrutto dalle bombe e impoverito e dal successivo embargo. Abbandonano l’Iraq in tutto circa un milione di lavoratori stranieri (bengalesi, egiziani, yemeniti, filippini, indiani, pakistani…). L’Arabia saudita espelle circa 800mila yemeniti perché il loro paese non ha votato a favore della guerra all’Iraq.
1999: «Operation Allied Force», bombe Nato su Serbia e Kosovo . L’azione militare, non approvata dall’Onu, provoca – invece di prevenire o arrestare – l’esodo di massa di centinaia di migliaia di kosovari. Dopo la vittoria della Nato, sono i serbi a fuggire a decine di migliaia dal Kosovo «liberato».
2003: Operazione «Iraqi Freedom», bombardamenti e invasione/occupazione dell’Iraq. Varia fra i 3,5 e i 5 milioni il numero di iracheni sfollati interni e rifugiati all’estero a causa dell’occupazione anglo-statunitense (con alleati) del 2003 e della successiva guerra settaria. A partire dal 2014, un milione e 800mila iracheni hanno lasciato le loro case di fronte all’avanzata del cosiddetto Stato islamico in Iraq.
2011: Libia, «Unified Protector», sette mesi di bombardamenti Nato. Fino al 2011 in Libia lavoravano oltre due milioni di stranieri, regolari o irregolari, fra nordafricani (in primis egiziani), africani sub-sahariani e asiatici (70-80mila dal Bangladesh). Con le bombe della Nato e la concomitante «caccia al nero» da parte dei «ribelli» libici alleati della Nato sul campo, lasciano la Libia 800.000 lavoratori migranti. Con l’arrivo dei «ribelli» a Tripoli, fine agosto 2011, lasciano il paese anche quasi due milioni di libici, distribuiti soprattutto fra Tunisia e Libia senza un vero status di rifugiati.
2011-oggi: Siria, guerra fomentata da paesi Nato e petromonarchi Dal 2011, sei milioni e mezzo di siriani sono diventati sfollati interni; tre milioni hanno lasciato il paese. Poche centinaia di migliaia hanno ottenuto asilo in Europa.
2015: Yemen, bombardamenti dell’Arabia saudita e alleati. A partire dal 26 marzo 2015, con i bombardamenti sullo Yemen da parte di una coalizione di paesi arabi guidati dall’Arabia Saudita e cn l’appoggio tecnologico degli Usa, oltre un milione di yemeniti si sono spostati in altre zone. Sono altri potenziali richiedenti asilo in Europa. L’Arabia saudita è il primo acquirente di sistemi d’arma dall’Italia.