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Editoriale

Guai a mostrare le magliette del manifesto: subito requisite

Io Rompo. Scorte del presidente della Camera e dell'Inps troppo solerti contro la nostra campagna

La campagna Io rompo del manifesto

La campagna Io rompo del manifesto

«Magliette sovversive». Ieri mattina alla facoltà di Economia della Sapienza è bastato tirare fuori le t-shirt nere e arancioni «io rompo.it» del manifesto per provocare la reazione dei solerti agenti di scorta del presidente dell’Inps e del presidente della Camera.

Pasquale Tridico e Roberto Fico hanno più volte pubblicamente sostenuto di essere lettori del nostro giornale.

Volevamo dunque fare loro dono delle nostre magliette e magari immortalare la scena.

Niente da fare: appena abbiamo cercato di proporre la cosa al presidente dell’Inps siamo stati sollevati a forza e portati fuori dall’aula magna per essere identificati nonostante avessimo mostrato il tesserino che certificava la nostra iscrizione all’ordine dei giornalista.

Le magliette «io rompo.it» sono state immediatamente «requisite». Figurarsi se ci avessimo provato con il presidente della camera: l’arresto era probabile.

Peccato perché siamo sicuri che entrambi ancora ci leggano senza farlo sapere al loro compagno (pardon, collega) di partito il sottosegretario Vito Crimi che invece ci vuole uccidere. E che condividono la nostra battaglia per rompere il muro che vuole bloccare (sempre tramite Crimi) la libera informazione fuori dal coro.

Per fortuna il curatore del Rapporto sullo Stato Sociale che ha richiamato cotanto parterre alla Sapienza, il professor Felice Roberto Pizzuti, la maglietta l’ha messa e si è fatto fotografare. Anche lui rompe.
(P.s. Se Tridico e Fico vogliono le magliette… a fine mattinata la polizia ce le ha restituite)