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Editoriale

Grillo e Farage, i campioni della democrazia

L'alleanza 5 Stelle - Ukip. Grillo glissa su alcuni aspetti poco "gradevoli" del partito inglese, molto più simile alla destra repubblicana Usa che ai grillini nostrani. E nel moVimento ognuno vale uno, ma Grillo e Casaleggio decidono per tutti.

Beppe Grillo e Nigel Farage a Strasburgo

In queste giornate post-elettorali, la frequentazione del Blog di Beppe Grillo mette di buon umore e riconcilia con la vita. Citiamo per primo un incredibile post, «Grillo non si deve dimettere!», in cui ci si scappella davanti al leader e si respinge l’ipotesi di un suo passo indietro. Un altro post in cui si celebra il mitico Di Maio «politico dell’anno». E poi incensamenti dei giornalisti amici e spericolate analisi virtuali delle elezioni europee, da cui si deduce, appoggiandosi all’autorevole trasmissione Le iene che, se avessero votato tutti gli aventi diritto, il M5S sarebbe il primo partito in Italia con più del 40% dei voti. Più che un organo della gente onesta e dei nuovi rivoluzionari, il Blog ricorda lo stile comunicativo di Ceausescu.

E ora ecco un altro documento, postato ieri sul Blog e chiaramente steso dalla Casaleggio e Associati, che proclama la «verità» su Nigel Farage, con cui Beppe si è magnificamente inteso a Bruxelles. In base allo statuto del suo partito, l’Ukip, il brillante politico inglese viene presentato come un campione della libertà e della democrazia. L’Ukip è contrario al dominio tedesco sull’Europa. È per la difesa dei valori nazionali e si oppone alla burocrazia europea. È contro le guerre di Cameron e simpatizza per Putin. Nel suo statuto non si fa cenno a sessismo o xenofobia. Può espellere i membri che violano la legge. Insomma, si direbbe che, per un miracolo della storia, al di là della Manica sia nato e affermato una specie di M5S inglese, con cui quello nostrano non vede l’ora di allearsi per conquistare l’Europa.

Grillo ignora alcuni aspetti poco “gradevoli” dell’Ukip

Peccato però che il documento ignori alcuni aspetti poco gradevoli dell’Ukip (almeno agli occhi dei sostenitori del M5S che si pensano di sinistra): che il partito è nato da una scissione a destra dei conservatori; che è iper-liberista, favorevole a una riduzione della spesa sanitaria e a una moratoria sull’immigrazione, contrario ai matrimoni gay e ai controlli del riscaldamento globale, definiti più o meno come «complotti comunisti» delle Nazioni Unite. Quanto al sessismo o alla xenofobia, più che rifarsi allo statuto dell’Ukip, il documento di Grillo, o chi per lui, avrebbe dovuto citare le innumerevoli gaffe anti-gay o anti-immigrati di Farage e degli altri leader.

In poche parole, l’Ukip di Farage è un partito iper-conservatore, paragonabile sia nel programma, sia nello stile, alla destra repubblicana Usa (compreso l’isolazionismo). Che non abbia voluto allearsi, per il momento, alla Lega o a Marine Le Pen, cioè a movimenti esplicitamente xenofobi, è un segno dell’abilità politica di Farage e non certo del suo spirito ecumenico o tollerante.

Tutto questo ci porta a una valutazione della linea di Grillo-Casaleggio dopo la batosta del 25 maggio. Con un occhio all’enormità delle astensioni (42% in Italia e 57% in media in Europa, con picchi dell’80% in Slovacchia ecc.) e al successo degli euroscettici, gli strateghi del M5S devono aver pensato che il bacino dell’elettorato di destra è enorme e promettente. Il radicalismo anti-Ue non può che pagare di più in futuro e permettere di recuperare le perdite del 25 maggio. D’altronde, solo i fanatici hanno potuto ignorare quanto Grillo sia sempre stato conservatore, cioè di destra, in tema di immigrazione, carceri, giustizia e così via. E ora il suo ecologismo può anche andare in soffitta, vista la promettente alleanza con Farage.

Tutto ciò è normale e prevedibile. Più inquietante è che ci siano tanti che considerano il M5S iper-democratico e magari di “sinistra”. Facendo alleanze con chi gli pare, accompagnato solo da un rampollo della famiglia Casaleggio, Grillo ha dimostrato a tutti in che conto tenga la democrazia, reale o virtuale che sia. Ognuno vale uno, ma Grillo e Casaleggio decidono per tutti.