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Editoriale

Governo con l’elmetto

Tra gli annunci di una prossima stangata, confusi nei dettagli ma chiarissimi nell’obiettivo di rastrellare miliardi dalle tasche di un ceto medio impoverito e rabbioso, decidiamo di entrare nella guerra irachena con un rapido voto delle commissioni esteri e difesa convocate per tre ore nella pausa estiva del parlamento.

Si respira un’aria strana, come di un paese sospeso che mentre sta per affrontare un difficile autunno sociale, rimanda nelle case degli italiani le immagini di un presidente del consiglio che, nel suo stile di politico giovane e ottimista, dall’Iraq annuncia la prossima vittoria ai politici di Baghdad («batteremo i terroristi»), senza slide ma con la stessa sicurezza con cui annunciava la ripresa economica grazie agli 80 euro nelle buste paga di dieci milioni di elettori.

È successo spesso nella storia europea del secolo scorso e in quella nazionale che le avventure coloniali (crispine, giolittiane fino al baratro fascista)servissero a mettere l’elmetto alla bancarotta economica. Oggi, mentre l’Italia vive la sua più grave crisi dal dopoguerra, quando molti governi, e facilmente anche quello in carica, non sapendo come uscirne si risolvono a colpire pensioni, dipendenti pubblici e servizi sociali, il presidente vola in Iraq a prenotare un posto in prima fila nello schieramento sul fronte iracheno e, più in generale, su quello del Medio oriente che lo comprende.
Il sottile paravento dell’intervento umanitario non impedisce di vedere come, seppure per interposti militari kurdi, l’Italia entri con le armi in quel teatro di guerra. Su cosa significhi armare i militari kurdi abbiamo già scritto sottolineandone la spinta a una ulteriore divisione della tripartizione delle forze in campo (con sunniti e sciiti) in quel paese. Non andiamo in Iraq per «fermare» i terroristi come ha auspicato il papa richiamando l’unico intervento legittimo, quello dell’Onu, e come sarebbe giusto. Porteremo armi e ne trasporteremo sui nostri arerei e navi anche di provenienti da altri paesi. Lo ha spiegato la ministro della difesa, Pinotti, con il suo alleato di governo, Cicchitto, che già spinge per «bombardare il nemico».

Come si svilupperà questa strana terza guerra mondiale «a capitoli» non lo sappiamo. Sappiamo che ora ci siamo dentro anche noi. Quali reazioni si innescheranno quando si giustificheranno i finanziamenti per portare la pace con le armi mentre si chiederanno sacrifici a chi già ne sopporta il carico gravoso, è l’altra domanda. I gufi, animali preveggenti, risponderebbero annunciando al bosco la tempesta perfetta.

  • http://e-cronaca.blogspot.it/ Massimo D’Agostino

    In questo caso, a differenza dell’editoriale sull’inflazione, mi associo a questa linea di pensiero, aggiungendo un particolare. Che questa “guerra a capitoli” noi la stiamo vivendo, e la vivremo sempre più da vicino, proprio per colpa del paravento della pace. Se non ci fosse stato quello, e fosse stata dichiarata negli anni scorsi una vera guerra dagli Stati Uniti all’Iraq, noi avremmo potuto optare per la neutralità. Sembrano concetti dei primi del Novecento, ma dobbiamo deciderci: se deve essere guerra, che abbia almeno un’etica. E quindi auspico che vengano tenuti fuori dal conflitto i giornalisti, che ai tempi di Indro Montanelli erano sacri. Rischiamo di superare, nella barbarie, anche i nazi-fascisti, che pure non sono morti nel loro letto.

  • Michele Anunziata

    E’ questa un’analisi che si trova in ogni dove e bar sport compreso. Anche perché nessuno delle cosiddette opposizioni è scesa dall’Aventino ante Benito date. Meno che mai il Manifesto, di nome, ha raccolto con tromba (Apocalisse?) il popolo distratto alla pugna. Manca pure Landini si figuri, quanto dire. Assente giustificato l’ottuagenario
    Rodotà. Renzi che vola non sul cavallo bianco di Mussolini, anzi, banale cargo aereo, ma stessa parola d’ordine: “Vincere”. E vabbene cosa? Rangeri il papa che comunista non è, anzi gesuita, ha detto che siamo nella Terza guerra mondiale, e lei tace? E che dice che di ce il Marx al riguardo? Le armi servono a oliare l’industria apposta e Renzi deve ringraziarseli ‘sti signure e cavaliere, e poi il Fascismo tecnocratico e tecnologico basta una “commissione” (mandamento?) per decidere de facto la Guerra su la Quarta sponda di Roma o giù di lì…storia che gira all’infinito altro che parlamento che nel Fascismo ieri e oggi vale la battuta del Marchese del grillo. Meno male che c’è il Missouri (paese del sud, eh) ove si perfeziona il Fascismo a breve, brevetto manco a dire Stars and stripes. Accade quando si smarrisce l’appartenenza di classe,
    correndo dietro i gratta e vinci, lustrini e paillettes e…Manifesto sa va san dire.

  • il compagno Sergio

    La supponenza di questo signore è seconda soltanto alla sua stupidità.
    Egli non scrive, vomita un guazzabuglio senza capo né coda convinto perciò di avere doti letterarie (oltre che smisurate capacità intellettuali).
    E invece fa tristezza, infinita tristezza.

  • fabnews

    secondo me invece e’ piacevole leggere quello che scrive, ma usa una forma molto complicata e quindi difficile da seguire, che si’, forse si può’ tradurre in tristezza