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Alias Domenica

Gombrich e l’artista dell’angoscia

Nell’agosto del 1930 un giovanissimo Ernst Gombrich vedeva Giulio Romano nel Palazzo Te a Mantova: e ne traeva un saggio spartiacque, adesso riproposto dalle edizioni Tre Lune

Giulio Romano, «Banchetto nobile di Amore e Psiche», part., 1526-’28 ca., Mantova, Palazzo Te

Giulio Romano, «Banchetto nobile di Amore e Psiche», part., 1526-’28 ca., Mantova, Palazzo Te

Agosto 1930. Uno studente viennese di storia dell’arte, di ventuno anni, visita Mantova. Si accorge che ai limiti della città sorge un palazzo quasi del tutto sconosciuto. Forse, scorrendo la sequenza delle sale, e capitando improvvisamente in quella dei Giganti, avrà avvertito un brivido di terrore. Come quelli che procuravano i primi film sonori: l’anno dopo, nei cinema tedeschi, si poteva vedere Il mostro di Düsseldorf. La cultura del giovane Gombrich, verosimilmente, è raffinatissima. Il padre è un avvocato facoltoso, la madre ha frequentato il conservatorio. È cresciuto nell’università dove gli studi storico-artistici sono avanzati meglio che altrove. Perciò non...

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