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Editoriale

Gli scafisti siamo noi

Dopo questa strage, la più grave degli ultimi anni, le principali autorità pubbliche, tranne rare eccezioni, stanno proponendo il peggio del repertorio sicuritario, anche se ancora una volta le vittime sono tutte, evidentemente, potenziali richiedenti asilo. Ma per qualcuno se non attentano alla sicurezza sono un pericolo per la sopravvivenza dei disoccupati. Ancora guerra tra poveri alimentata ad arte da chi vuole nascondere le vere responsabilità della crisi. Ma questa volta, forse, non potranno dire che «se la sono andata a cercare», come hanno fatto in passato. O dimenticarli subito, come al solito.

Se la prendono solo con gli scafisti per nascondere le loro responsabilità, le responsabilità istituzionali, a partire da Napolitano, dagli organi periferici che «detengono per accogliere» e accolgono in centri informali di trattenimento. Responsabilità estese che vanno dalle istituzioni europee capaci solo di rinforzare le missioni antimmigrazione di Frontex ai tanti prefetti che ritengono che tra questi disperati alcuni, come gli egiziani, possano essere rimpatriati con un volo charter anche poche ore dopo l’ingresso nel territorio dello stato. Come se la corte Europea dei diritti dell’Uomo non avesse mai condannato l’Italia per i respingimenti in Libia, dei quali Maroni si vantava ancora pochi giorni fa, come se il Consiglio d’Europa non avessecontinuato a criticare le politiche dell’Italia in materia di asilo e immigrazione.

L’inasprimento dei controlli di frontiera ha già prodotto centinaia di morti, vogliono continuare ancora nella stessa direzione. Una gigantesca vigliaccata. Una pedagogia del cinismo collettivo. È partita per l’ennesima volta una straordinaria campagna di disinformazione che addita come responsabili di questa strage i soliti scafisti, o quei migranti che per farsi vedere avrebbero dato fuoco a una coperta. La responsabilità di questa immane tragedia non ricade sugli scafisti ma sui governanti europei che pensano solo alle misure di contrasto dell’immigrazione clandestina, l’unica che hanno reso possibile e che adesso pensano solo a rinforzare la missione Frontex. Come mai nessuno li ha visti prima? Come mai questo barcone non è stato segnalato dai radar? Potevano essere tutti salvi se non fossero stati costretti a rotte sempre più pericolose. In passato queste barche entravano in porto direttamente a Lampedusa o a Siracusa. Oggi scappano tutti, puntano verso i tratti della costa più idonei a fuggire, per non restare intrappolati nei centri di accoglienza/detenzione in Sicilia. Dai quali sono già fuggiti a centinaia, anche minori non accompagnati, alimentando un altro giro del racket. E l’ Europa rimane cinicamente a guardare e invia «intervistatori» che pressano i migranti appena sbarcati per conoscere le tappe del loro viaggio, nell’improbabile ricerca delle reti criminali che li hanno gestiti. Di quelli che sono ancora in attesa della partenza, incarcerati o massacrati nei deserti della Libia o presi a fucilate dalla polizia egiziana non interessa niente a nessuno.

Occorre promuovere da subito una campagna per il diritto di asilo europeo e sostituire le missioni Frontex per il contrasto dell’immigrazione clandestina, con missioni internazionali al solo scopo di salvataggio dei profughi in mare. Consentire visti di ingresso in Europa nei paesi di transito e sospendere il Regolamento Dublino 2. Gli stati dell’Unione Europea hanno il dovere di aprire corridoi umanitari dalla Siria, dall’Egitto e dalla Libia. Che i profughi possano partire per l’Europa con un visto di ingresso. Tutto il resto, compresa la caccia agli pseudo scafisti, cementa omertà e riproduce emarginazione sociale e clandestinità. Per qualcuno è meglio che muoiano o che fuggano dai centri di prima accoglienza rendendosi invisibili.

Basta con le stragi conseguenz a delle politiche di sbarramento della fortezza Europa. E basta con l’inutile pietismo delle visite ufficiali che lasciano immutate tutte le condizioni che hanno permesso queste tragedie, a partire dagli accordi bilaterali con paesi come Malta, Tunisia, Libia, Egitto, accordi stipulati e attuati al solo scopo di bloccare la cosiddetta immigrazione clandestina. Chi li mantiene in vigore non pianga una sola lacrima su questi morti.

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