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Editoriale

Gli orfani del «delinquente patentato»

Silvio Berlusconi

Il linguaggio è dei più triviali, l’immagine, che raffigura fianco a fianco due pupazzi, l’uno con il volto di Berlusconi l’altro con quello di un maiale, rasenta l’oscenità. Si parla di «luridi tornaconti», di «delinquente patentato» di «lordatore della scena pubblica». Non si tratta del volantino compilato da una combriccola di avvinazzati, ma di un appello che conta tra i primi firmatari un gruppo di intellettuali “democratici” discretamente conosciuti. E che reclama la galera senza se e senza ma per l’ex cavaliere.

Perché mai coloro che nutrono una cieca fede nell’infallibilità della magistratura intendono sostituirglisi o condizionarne le decisioni, facendosi portavoce di un «intero popolo insultato»? Chiamare a raccolta i cittadini intorno al sinistro entusiasmo per la punizione del reprobo? Il fatto è che l’antiberlusconismo (non il legittimo conflitto con le politiche liberiste del suo governo) ha coinciso con una delle espressioni più miserevoli della storia politica italiana. Ci ha recato la squisita prosa di Marco Travaglio, l’arte melodrammatica di Michele Santoro, tanti palloncini viola e naturalmente le mobilitazioni di massa trascinate da Micromega.

Un così solido contenuto di pensiero, del resto, non è mai riuscito a sconfiggere politicamente il suo antagonista, affidandosi a quella magistratura che oggi sente il bisogno di bacchettare.

Il problema è che l’antiberlusconismo non essendo che una avversione (e non un pensiero politico di rottura con la dottrina del mercato, del “paese-azienda” e dell’“imprenditore di se stesso”) rischia di scomparire insieme allo spauracchio del «delinquente patentato» di cui si nutre. Trovandosi nella necessità di rianimarlo anche quando annaspa.

Ma c’è un aspetto decisamente più inquietante. L’accanimento nei confronti di Silvio Berlusconi (il cui tramonto politico fortemente ci auguriamo) ha l’effetto di accreditare la “serietà” di quel Nuovo centro destra che fa parte della maggioranza parlamentare di Matteo Renzi. Così vengono salutati con soddisfazione e compiacimento i voltagabbana e gli opportunisti, fino a ieri compiti cortigiani, ciambellani e giullari alla corte di re Silvio, se non sue esclusive creature, che abbandonano il vascello alla deriva di Forza Italia in nome della “responsabilità”.

Se il principe di Arcore avesse letto con attenzione quel che Machiavelli scriveva degli eserciti mercenari forse si sarebbe meglio guardato le spalle. Questa compagnia di ventura, con patente di rispettabilità borghese, annuncia ora la Repubblica delle lunghe intese. Col Grande Corruttore in galera la marcia trionfale della “democrazia riformista” sarebbe definitivamente garantita.