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Cultura

Gli alterni abissi della fantascienza

FONDALI ABITATI / FINE. Da «Ventimila leghe sotto i mari» all’odierna climate fiction, come la letteratura ha accompagnato lo scrutare del genere umano nelle profondità degli oceani. L’inquietudine per la crisi del pianeta a confronto con il fascino dei mondi sommersi e dell’incontro tra specie. «Il mare è tutto. Il suo respiro è puro e sano. È l’immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé», Jules Verne. «La metamorfosi imposta dall’acqua rende i corpi fluttuanti simili a pulsanti esplosioni di pensiero in una giungla neuronica», James G. Ballard

Un’immagine da «Il mostro della laguna nera» (Creature from the Black Lagoon) di Jack Arnold, 1954

Un’immagine da «Il mostro della laguna nera» (Creature from the Black Lagoon) di Jack Arnold, 1954

Ci voleva la grazia d’antan di Guillermo del Toro, quell’arte delicata di far dialogare passato e presente nel segno dell’immaginario, per ricomporre almeno per la durata di un interminabile istante le molte espressioni che lo sguardo della science fiction sulle profondità marine ha rivelato nel corso di più di un secolo. Una «visione» che ha accompagnato le inquietudini che lo stesso scrutare del genere umano nell’oscurità di quelle acque è andato accumulando. L’amore che sboccia tra Elisa, l’introversa ragazza muta che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo di Baltimora, e la «creatura» anfibia che vi è stata...

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