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Cultura

Giorno della memoria, dalla storia vissuta al diario condiviso

27 gennaio 1945-2021. Intervista a Simonetta Della Seta che, a vent'anni dall'istituzione della legge, si interroga sui limiti del discorso pubblico. «Insegnare la Shoah non previene automaticamente l’antisemitismo. E, in modo paradossale, quando lo si fa in maniera sbagliata si rischia di offrire solo molti spunti. Oggi è il momento di raccontare oltre le atrocità anche la vita, mostrare la forza di chi ha salvato se stesso e gli altri»

Rose sul filo spinato del campo di sterminio, 2009, nel giorno della marcia annuale da Auschwitz a Birkenau

Rose sul filo spinato del campo di sterminio, 2009, nel giorno della marcia annuale da Auschwitz a Birkenau

Sono passati venti anni: è nel 2001 che il «Giorno della memoria» è stato celebrato per la prima volta per legge. Da allora tutti - o quasi - sanno che il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz, in territorio polacco. Intere generazioni di studenti lo hanno celebrato nelle loro scuole, amministrazioni comunali lo hanno ricordato nelle aule consiliari, associazioni e istituzioni ne hanno fatto una data del calendario civile della Repubblica. Però, dopo venti anni di applicazione, la legge e il discorso pubblico che ne è derivato conservano alcune ambiguità. LA...

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