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Editoriale

Festa al sud, arriva Renzi

Tempo fa conoscevo un portalettere in Calabria piuttosto assenteista e dedito preferibilmente al secondo lavoro (allora era più semplice): la sua specialità era costituita dal “rientrare in servizio”, possibilmente con molto rumore, alla vigilia di festività importanti – il 24 e il 31dicembre, alla vigilia di Ferragosto – dopo settimane di assenza, apostrofando le persone che incrociava, più sorprese che sdegnate, con battute del tipo: «Mentre tutta l’Italia è in vacanza, c’è chi lavora!!». Una volta gli suggerii di tentare di farsi assumere da Berlusconi tra i collaboratori addetti alla costruzione della propaganda. Da tempo non incontro più quel postino, ma recentemente mi sono chiesto se sia stato assunto da Renzi. La comparsata mediatica preferragostana del premier al Sud, che fa seguito a una analoga di qualche mese fa, suggerisce proprio questo. La politica per il Mezzogiorno di questo governo è infatti praticamente inesistente: lo stesso Renzi dimostra spesso di non sapere di cosa parli. L’altra volta se l’è cavata con slogan del tipo «I Meridionali devono rimboccarsi le maniche», «Basta assistenza», «Il primo punto è la lotta alla criminalità»; tutte cose sacrosante se avessero alle spalle almeno delle parvenze di politiche, non dichiarazioni tese alla ricerca di effetto mediatico.

L’altra cosa su cui il premier intende insistere è «la cattiva utilizzazione dei fondi comunitari e la necessità di usar bene quelli del prossimo ciclo 2014-20». Anche questi argomenti ineccepibili. Ma il presidente del consiglio, più che parlarne alle Prefetture di Napoli o Reggio Calabria, farebbe bene a convocare una riunione a palazzo Chigi con i rappresentanti del Mise, i primi responsabili dell’inefficace e inefficiente uso delle risorse comunitarie regionali. Al governo nazionale, infatti, compete un ruolo di coordinamento e compatibilizzazione tra le azioni alle diverse scale, geografiche e istituzionali, che è fondamentale, sia nella fase di programmazione che in quella di attuazione dei progetti: l’unica volta che tale azione è stata svolta in modo forse accettabile risale al governo Prodi 2006/8, allorchè si impostava il piano per gli anni immediatamente successivi. Quella logica almeno teneva conto del rapido regredire delle condizioni socioeconomiche del Mezzogiorno. Dovuto anche ai fallimenti clamorosi delle vecchie politiche dei grandi trasferimenti di capitale fisso nei poli di sviluppo, industriali e infrastrutturali, di consumo tanto intenso quanto socialmente inutile e ecologicamente dannoso del territorio, di ignoranza dei valori del paesaggio e delle culture locali. Quel programma, che tentava di svoltare prospettando economie territorializzate, a forte identità ambientale e base locale, è stato stravolto dai governi berluscones e seguenti, con l’eccezione forse dei tentativi di Fabrizio Barca alla Coesione Territoriale, presto bloccati. Andrebbe invece riproposto, insieme a provvedimenti urgenti che tengano conto dell’emergenza sociale e civile, come il reddito di cittadinanza e l’allargamento degli ammortizzatori sociali.

Negli ultimi anni, invece, sono tornati i progetti “a pioggia” a forte connotazione geopolitico-clientelare, spesso addirittura inattuabili perché in contrasto, per esempio sui temi ambientali, con le direttive centrali comunitarie. Con il presente esecutivo, la situazione è ulteriormente peggiorata, con il nuovo peso di interessi speculativi, finanziari, edilizi, commerciali, spesso fusi in grandi lobbies. Con clamorose anomalie già evidenti. Nella Firenze cara a Renzi, i lavori del contestatissimo megatunnel Tav, ora bloccati dalla Magistatura, sono stati riaffidati a Condotte, quale contraente generale, impresa pluriniquisita e condannata in Calabria per infiltrazioni mafiose!

Non c’è bisogno di farsi riprendere nelle piazze di Napoli o Palermo per denunciare tutto ciò. Ma abbiamo l’impressione che Renzi non abbia alcuna intenzione di farlo.