closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
1 ULTIM'ORA:
Commenti

Fermare le fabbriche a partire dalla Lombardia

L'appello. Chiudere tutte le attività produttive non essenziali immediatamente. La richiesta al governo nelle ore in cui è stato diffuso l'ennesimo bollettino di guerra della Protezione civile.

Fabbrica Dema

Fabbrica Dema

La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19. In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 – ventimila persone al 19 marzo – e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese. Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate.

Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni. Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali. Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del «distanziamento sociale» nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori sono costretti ad operare gomito a gomito, sia nelle fabbriche che negli uffici.

Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa «State a casa» sul palazzo della Regione Lombardia? Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati. È inaccettabile che una retorica della «produttività lombarda» divenga il veicolo del virus.

Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA.

Firme ***

Silvio Garattini, Virginio Colmegna, Daniela Padoan, Mario Agostinelli, Emilio Molinari, Simona Sambati, Oreste Magni, Guido Viale, Moni Ovadia, Antonio Pizzinato, Gad Lerner, Luigi Manconi, Laura Cima, Benedetto Saraceno, Francesco Maisto, Grazia Francescato, Gianni Tognoni, Piero Bevilacqua, Paolo Cacciari, Lea Melandri, Marco Revelli, Tonino Perna, Tomaso Montanari, Roberta Turi, Enzo Scandurra, Roberta Fantozzi, Aldo Bonomi, Riccardo Petrella, Laura Marchetti, Ignazio Masulli, Alfonso Gianni, Paolo Favilli, Raffaella Bolini, Vittorio Agnoletto, Gino Strada, Franco Arminio, Leonardo Caffo, Battista Sangineto, Piero Di Siena, Vezio De Lucia, Graziella Tonon, Giancarlo Consonni, Alberto Magnaghi, Paolo Lucchesi, Angelo Consoli, Walter Ganapini, Alessandro Pagano, Vittorio Bellavite, Paolo Mattiello


La nostra rivoluzione.

In questi giorni di emergenza abbiamo deciso di abbassare il paywall rendendo il nostro sito aperto, gratuito e accessibile a tutti.
Non avremmo potuto farlo da soli: migliaia di lettori ogni giorno sostengono il manifesto acquistandolo in edicola o abbonandosi on line.

Oltre al giornale di oggi, stiamo lavorando anche a quello del futuro.

Nel 2021 compiremo i 50 anni in edicola e vogliamo far crescere insieme questo esperimento unico di informazione libera, critica e autofinanziata dai lettori.

Vogliamo un sito grande, che rispetti la privacy e metta al centro i lettori. Un sito coinvolgente e partecipato, dove sia possibile informarsi liberamente e “formarsi” come comunità.

Vuoi partecipare alla costruzione del nuovo manifesto?

ACQUISTA L’ABBONAMENTO DIGITALE SPECIALE
3 SETTIMANE A 10 €

entrerai nella “comunità dei lettori” che lavoreranno con noi per disegnare il giornale del futuro

ABBONATI
Scegli una diversa formula di abbonamento | Scopri la campagna