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Politica

Febbre da unità nazionale, Conte ci prova con il deficit

Terapia intensiva. Stasera vertice di maggioranza con le opposizioni, alla Ue si chiede una flessibilità moderata. Sindacati e Confindustria: non bastano 3,6 miliardi. 5S furiosi per le iniziative del Pd che li mettono all’angolo. Il ministro Gualtieri si lascia margini di trattativa per il Def con Bruxelles. Mano tesa del governo, per lo scostamento dagli obiettivi di bilancio serve la maggioranza assoluta

Giuseppe Conte incontra la protezione civile

Giuseppe Conte incontra la protezione civile

Per stasera alle 20.30 Conte ha convocato a palazzo Chigi tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione. Sul tavolo il nuovo decreto atteso per venerdì prossimo, centrato sul sostegno all’economia dopo le misure «di prima necessità» contenute nel decreto legge licenziato domenica sera e in quello precedente. L’obiettivo è arrivare a un voto unanime del parlamento sul nuovo decreto e prima ancora sulla presentazione delle sue linee essenziali, giovedì, di fronte alle camere. Si tratta di un passaggio obbligato dal momento che il testo prevederà lo scostamento di due decimali dagli obiettivi di bilancio, dal previsto 2,2% al 2,4%, vale a dire 3,6 mld, e in questi casi il semaforo verde a maggioranza assoluta è obbligatorio.

È evidente che una posizione compatta di tutte le forze politiche rafforzerebbe l’immagine dell’Italia all’estero e accrescerebbe l’autorevolezza del governo nelle trattative con Bruxelles. Non si tratta di un obiettivo fuori portata. Salvini ritiene che la flessibilità dovrebbe essere molto più alta, supportato in questo dalle forze sociali, sia Confindustria che i sindacati.
Ma Gualtieri non vuole premere subito sull’acceleratore per diversi motivi: perché l’evoluzione della crisi è incerta, perché chiedere subito una flessibilità così alta sarebbe un segnale di debolezza che i mercati coglierebbero e punirebbero, perché ritiene che la prevedibile diffusione del virus nel continente renderà la trattativa più semplice in futuro. Dunque si riserverà di tornare sul tema in aprile, quando si dovrà varare il Def: senza escludere nuove modifiche agli obiettivi di bilancio ma per ora mantenendo la richiesta nei limiti di quel che la Ue concede sempre a fronte di disastri e calamità e che è già stato concordato con i commissari europei.

È probabile che il leader della Lega si accontenti, pur rimarcando l’insufficienza della richiesta italiana. Ieri ha incontrato Franceschini, che gli ha espresso «interesse» per le proposte leghiste. «Vigileremo affinché siano rispettate», conclude il leghista lasciando aperta la porta per il voto unitario. Fi ritiene che andrebbe invocata la sospensione di Maastricht ma è pronta a sostenere «non il governo ma il Paese», come spiega la capogruppo al senato Bernini. Renzi, per una volta, non creerà problemi.

«La situazione è gravissima, per Firenze peggiore dell’11 settembre. Le polemiche devono restare a zero», ha assicurato. I più tormentati sono i 5S, che già domenica avevano protestato contro il protagonismo di Gualtieri, che ha stabilito cosa chiedere alla Ue senza neppure consultarli. Ieri il quadro è peggiorato: all’incontro del mattino tra Pd e sindacati, un appuntamento che già i 5S avevano preso malissimo, si sono presentati anche Franceschini e Gualtieri. Uno schiaffo per il Movimento, ridotto a ruota di scorta, che tuttavia, per ora, non dovrebbe tradursi in incidenti.

Dopo l’incontro informale di ieri al Nazareno, le parti sociali vedranno Conte domani, sempre in vista del decreto che dovrebbe costituire, secondo le promesse del premier, una «terapia d’urto» per contrastare la crisi. A palazzo Chigi, i rappresentanti dei lavoratori e quelli degli imprenditori ripeteranno che le misure adottate non sono neppur lontanamente sufficienti, che i 3,6 mld che l’Italia si accinge a ottenere sono una goccia nel mare, che a necessitare di supporti di ogni tipo non sono solo le zone rosse ma l’intero Paese. Martelleranno sulla necessità di un intervento non limitato alla flessibilità della Ue e Boccia, presidente di Confindustria, quantificherà: ci vuole un grande piano transnazionale europeo di 3mila miliardi.

L’Europa, giura Gentiloni, è pronta a fare la sua parte. Ieri il commissario italiano all’economia ha ripreso quasi alla lettera la celebre formula adoperata a suo tempo da Mario Draghi: «Siamo pronti a usare tutte le opzioni e gli strumenti a disposizione per sostenere la crescita». Whatever it takes… Però i Paesi del nord hanno bocciato la richiesta di un vertice immediato.
I ministri finanziari faranno il punto in videoconferenza domani. Il vertice vero e proprio dovrebbe essere fissato per il 15 marzo. Se la Ue ha davvero cambiato strada e superato la logica soffocante del rigore lo si capirà allora.


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