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Italia

Evasione di massa a Foggia, in 34 ancora in fuga

Puglia. Disordini anche nelle carceri di Trani e Bari, dove all’esterno i parenti dei detenuti hanno costretto al blocco delle vie limitrofe

Il carcere di Foggia dopo la protesta dei detenuti

Il carcere di Foggia dopo la protesta dei detenuti

Sono 34 i detenuti evasi ieri dal carcere di Foggia durante i disordini scoppiati in mattinata e ancora ricercati dalle forze dell’ordine. Le ricerche sono state ampliate anche al Molise dopo che diversi detenuti si erano messi in fuga, a bordo di auto e furgoni rubati, in direzione Lucera. Sono invece oltre 40 gli evasi catturati dalle forze dell’ordine nel giro di poche ore, mentre c’è chi è rientrato spontaneamente. Tra gli evasi – hanno riferito gli investigatori – non vi sono né ergastolani né esponenti di rilievo della criminalità organizzata foggiana. Una Fiat Panda e una Multipla, due Audi, una Opel Corsa, una Volkswagen Tiguan, una Hyundai D10 i modelli delle macchine rubate dai detenuti evasi dall’istituto penitenziario di Foggia e in fuga in tutta la regione.

La protesta è rientrata soltanto in serata al termine di un serrato confronto con il prefetto e il provveditore, al termine del quale i detenuti del carcere di Foggia hanno deciso di rientrare nella struttura ormai paurosamente devastata. Inizialmente i detenuti avevano chiesto 72 ore di ‘libertà’ all’interno del carcere, non concesse, che secondo l’ipotesi formulata dalle forze dell’ordine sarebbero servite per consentire agli evasi di dileguarsi del tutto.

Il compromesso raggiunto con le autorità, è servito agli agenti penitenziari per effettuare il censimento, capire così chi e quanti mancano all’appello, e ha permesso ai detenuti di restare relativamente liberi all’interno del carcere, senza essere rinchiusi nelle celle. Durante la rivolta i detenuti hanno devastato due reparti e la sala informatica della casa circondariale, dove numerose vetrate sono state infrante. A quanto si è appreso, sarebbero una quarantina i posti letto inutilizzabili dopo i disordini.

Proteste si sono registrate anche nel carcere di Trani e di Bari, dove all’esterno i parenti dei detenuti hanno costretto al blocco delle vie limitrofe.

«Il coronavirus non c’entra, la paura del contagio c’è ma le questioni in campo sono altre. Gli allarmi che abbiamo lanciato sul carcere di Foggia sono rimasti inascoltati, questo è l’epilogo di una situazione senza più rimedio». È questa la lettura di Mario La Vecchia, segretario Funzione Pubblica Cgil Foggia, sulla rivolta nel carcere foggiano. «Basti pensare che a Foggia i colloqui tra i reclusi e i loro familiari si stanno facendo normalmente e senza particolari restrizioni», sottolinea La Vecchia.

Le persone detenute nel penitenziario foggiano sono 650, con una struttura ideata per accoglierne 350. Per tenere la situazione sotto controllo, tenendo presente la necessità della turnazione, occorrerebbero altri 100 agenti. Per la Fp Cgil «i livelli di rischio, per chi lavora dentro il carcere, non sono soltanto molto alti, ma in questi anni stanno aumentando. Occorre potenziare gli organici. È necessario attivare interventi di sostegno psicologico in modo continuativo. Dotare il personale e le strutture di sistemi di sicurezza elettronici, oltre che di norme più cogenti per i detenuti che si rendano responsabili di aggressioni». Come ha messo in evidenza la Fp Cgil nazionale, l’attuale situazione rappresenta «la sconfitta della gestione del ministro della Giustizia Bonafede e dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Basentini».