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Essere giusti (ma severi) anche con Zinga

In una parola. Le dimissioni del segretario del Partito democratico e noi

Che pensare delle clamorose dimissioni di Nicola Zingaretti?  Un gesto di debolezza irresponsabile, annunciato come al solito via social, con tanto di concessione linguistica al senso comune populista: “vergogna” per un partito in cui si parla solo di “poltrone” mentre infuria la pandemia. Oppure decisione coraggiosa. Rottura che disvela uno stato di cose non più sopportabile. Che, chissà, determina nuove ipotesi nella dinamica caotica in cui ogni necessità è abbandonata al caso dei giochetti di potere. Un rifiuto che suscita simpatia. Eppure conferma che le uniche azioni dirompenti in ciò che resta dei partiti, soprattutto nell’area grosso modo di sinistra, sono...

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