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Alias Domenica

Enrico Castelnuovo, storia dell’arte come circolazione

La scomparsa dello studioso torinese. Allievo di Longhi, amico di Calvino, consulente alla Einaudi, era attratto dai confini: sia geografici, sia di metodo

Matteo Giovannetti, «Ezechiele e Geremia», dettaglio degli affreschi della cappella di San Marziale, nel Palazzo dei Papi ad Avignone

Matteo Giovannetti, «Ezechiele e Geremia», dettaglio degli affreschi della cappella di San Marziale, nel Palazzo dei Papi ad Avignone

Con l’improvvisa scomparsa di Enrico Castelnuovo – il 15 scorso, a Torino, dov’era nato nel maggio del 1929 – la storiografia dell’arte ha perso uno dei pochi e veri maestri dell’ultimo mezzo secolo, non soltanto in Italia. Sarà terribilmente formulare, l’avvio, ma è il più giusto. Certo, una parola così enfatica: maestro, l’avrebbe accolta con un mezzo sorriso ironico. O meglio, autoironico: perché non gli sarebbe dispiaciuta del tutto, dal momento che non era neppure il tipo dello studioso appartato. E poi, non ci si riferisce esclusivamente al suo lavoro universitario (aveva insegnato Storia dell’arte medievale a Losanna e Torino,...

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