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Cultura

Emil Cioran, le ragioni profonde e scomode di un esilio

FILOSOFIA. «Ultimatum all’esistenza. Conversazioni e interviste (1949-1994)». Nel cuore delle sue notti insonni, aveva conosciuto gli ultimi della terra e condiviso i saperi degli invisibili. La scrittura equivale a un «phármakon», a una cura che allevia dalla maledizione di vivere e provoca una sorta di risveglio brusco alla realtà. Fa un’analisi implicita del regime economico neoliberale che ha avviato la trasformazione dell’«homo sapiens» in «homo oeconomicus». Ma va ancora olre

Emil Cioran ©Archivio Friedgard Thoma

Emil Cioran ©Archivio Friedgard Thoma

L’audacia procede da un eccesso di lucidità. Il tratto peculiare della vita e della scrittura di Emil Cioran. È il tratto di un’aberrazione. Di rifiuto della «normalità». Di un’offesa irriverente che ci colpisce e ci attrae perché la sentiamo venire da un’esperienza assoluta. Il contatto esperito di un’impossibilità. Una condanna vissuta come dannazione, ma anche liberazione, lo ha portato ad assumere un’esistenza insolente e imperdonabile da chi vede in questa civiltà un luogo di possibile trasformazione della realtà. Ultimatum all’esistenza. Conversazioni e interviste (1949-1994) di Emil Cioran, per l’editrice napoletana La scuola di Pitagora (pp. 480, euro 30), libro che...

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