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Edizione del 30.04.2019

In Spagna il Psoe di Sánchez, lontano dalla maggioranza assoluta, proverà a ballare da solo con un governo monocolore con appoggio esterno. Podemos penalizzato dal voto tende la mano, Ciudadanos rifiuta possibili alleanze. Gli indipendentisti peseranno ancora. Exploit dei catalani di Erc

La sinistra supera la prova delle urne, il peso degli indipendentisti

Luca Tancredi Barone

Sono 166 i seggi ottenuti da Psoe e Unidas Podemos (aggiungendo anche il deputato valenziano di Compromís) contro i 147 delle destre: non c’è partita. Ma in voti assoluti lo schieramento guidato dai socialisti corrisponde al 44%, mentre il tripartito di destra al 43,2%: la differenza è molto piccola, circa 200mila voti. Per la prima volta da 30 anni, i socialisti sono di nuovo maggioranza assoluta al senato

Editoriale

Nella Spagna progressista il rebus del governo

Massimo Serafini, Marina Turi

L’elettorato ha detto con lucidità che vuole un governo che porti il Paese rapidamente fuori dalla sciagura sociale provocata dal liberismo e che prosegua sulla strada tracciata dalla finanziaria, che voleva togliere qualcosa ai ricchi per redistribuire tra i poveri. Le trattative per la formazione del nuovo esecutivo verranno aperte nei prossimi giorni, non daranno luogo a accordi chiusi, molto probabilmente si aspetterà la campagna per le elezioni comunali, regionali ed europee del prossimo 26 maggio

Europa

Il confronto tra “spitzenkandidaten” lo vince Tiemmermans

Andrea Fabozzi

In diretta su Youtube da Maastricht, il socialista favorito dalla lingua inglese e da una maggiore presenza di spirito. Assente solo il candidato dei popolari Weber, bene anche il possibile presidente della Commissione indicato dei Verdi, anche lui olandese

Storia di un push back

Lorena Fornasir

Bloccato in Italia mentre tenta di raggiungere il nord Europa, Alì si trova da mesi in un campo profughi della Bosnia in condizioni di salute gravissime

Politica

Autonomia, nuova lite Salvini-Di Maio

Domenico Cirillo

Costretti all'immobilismo, i due vice presidente del Consiglio alzano la voce anche sul tema della devoluzione di materie a tre regioni. Il leghista: se hanno cambiato idea lo dicano. Il grillino: non si può fare in fretta per esigenze elettorali

Di Maio, porte in faccia ai dem. Per lui c’è solo la Lega

Daniela Preziosi

La mezza apertura all'M5S su salario e conflitto di interessi finisce in rissa. Il vicepremier: si devono redimere. Polemiche anche al Nazareno. Poi Zingaretti chiude la vicenda. E' sorprasso: per Swg i 5 stelle scendono al 21,8 contro il 22,5 del Pd. Anche la Lega cala

Rider, l’unica certezza è la lotta per i diritti

Roberto Ciccarelli

Scioperi a Torino e Bologna dopo l'iniziativa dei ciclofattorini milanesi sulla "lista" dei vip che non pagano le "mance". La protesta continua in piazza il primo maggio. I sindacati a Di Maio: «Basta chiacchiere, faccia veramente una proposta». Il vicepremier confonde ancora le acque: "Il provvedimento andrà con il salario minimo, ma pensiamo anche al decreto crescita". Con i sindacati tavolo sul salario minimo il sei maggio

La trasmissione della memoria e i suoi tradimenti

Stefania Stafutti*

L’atteggiamento complessivo delle potenze occidentali nei confronti della Cina contribuì non poco a smorzare gli entusiasmi di molti tra gli intellettuali cinesi che avevano guardato con interesse, se non con entusiasmo all’Europa e agli Stati uniti

Un «mito delle origini» oltre i confini della storia

Mauro Crocenzi

Per la prima volta un movimento di opinione partito dal basso ebbe un effetto sulle classi al potere, al punto da favorire la liberazione dei leader della protesta e spingere i delegati di Pechino a Versailles a non firmare il Trattato

La fusione dell’arte con la politica

Margherita Biasco

Il movimento fu il punto di arrivo di tutto il fervore culturale che aveva pervaso gli ambienti intellettuali dopo il «fallimento» del 1911

Opporsi alla disperazione

Gaia Perini

«Diario di un pazzo» di Lu Xun, esce nel 1918. Contiene un grido potente capace di risvegliare la Cina; un grido raccolto dagli studenti nel 191

Pietre di parole contro Confucio

Renata Pisu

Un secolo fa era il confucianesimo l’icona da abbattere. Si trattava di un’impresa immane nella quale si impegnarono i nomi migliori di quella che era l’«intellighenzia» dell’epoca

Faccia a faccia con gli «undici» Presidenti

Redazione visioni

Da Enrico De Nicola a Carlo Azeglio Ciampi: prende il via stasera alle 21.10 su Rai una docu-fiction seriale che unisce immagini, testimonianze e filmati di repertorio alla narrazione fiction

Rubriche

Etica, relazioni e rivoluzioni nell’infosfera

Alberto Leiss

In "Spettri di Marx" Jacques Derrida indica i “tre grandi colpi” che nella storia dell’Occidente hanno messo in crisi il “narcisismo dell’uomo”: la rivoluzione copernicana (che ha tolto l’uomo dal centro dell’universo), quella di Darwin (che lo ha apparentato alla scimmia) e quella di Freud (con la scoperta dell’inconscio. Derrida aggiunge la sua “quarta rivoluzione”, o “quarto colpo” attribunedoli a Marx, e alla sua invenzione dello “spettro” del comunismo. Un nuovo (e a questo punto, quinto) e più duro “colpo” sarebbe sicuramente da attribuire alla rivoluzione delle donne, al femminismo