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Edizione del 17.07.2016

Fallisce il colpo di stato in Turchia, organizzato da una parte di militari capitanati dall’ufficiale Muharrem Kose. Erdogan resiste a un prezzo alto: sono centinaia i morti. E ora organizza la vendetta, tra migliaia di arresti e la minaccia di ripristinare la pena di morte. Ma gli «alleati» atlantici non sembrano gioire e Obama convoca il consiglio di sicurezza

Editoriale

Il Sultano ferito

Tommaso Di Francesco

Per tre ore Usa e Paesi europei, ma soprattutto la Nato hanno atteso gli eventi: praticamente partecipi della riuscita del colpo di stato

Il censore Erdogan salvato dal web

Simone Pieranni

In un mondo di «idoli» e di «mode passeggere» per Erdogan era fondamentale mostrarsi vivo e cosciente e battagliero. Così come forse lo era per i golpisti, rimasti senza nome, senza storie, senza appeal da trasmettere ai propri eventuali sostenitori. Queste «caratteristiche» che permeano l’opinione pubblica ai tempi dei social sono state sottovalutate dai generali

Commenti

Consigli ai golpisti

Dimitri Deliolanes

L’errore può grande: non essere riusciti a neutralizzare Erdogan. A Cipro nel 1974 i golpisti hanno bombardato a lungo il palazzo presidenziale per uccidere il Presidente Makarios. Lui è riuscito miracolosamente (non a caso era arcivescovo) a fuggire: il governo golpista è crollato dopo cinque giorni, non appena i turchi hanno invaso l’isola

NIZZA

Nizza: l’Is rivendica

Anna maria Merlo

Lahouaiej-Bouhlel "soldato" di Daech, ha colpito "i cittadini di paesi della coalizione che combatte l'Is". Cazeneuve: "si è radicalizzato molto rapidamente". Indizi "interessanti" su legami con cellule locali. Cinque fermi

Internazionale

Aumenta l’impegno militare francese contro Is

Anna Maria Merlo

Hollande rilancia la presenza militare in Iraq e in Siria, per far tacere le polemiche dell'opposizione. La portaerea nucleare Charles-de-Gaulle sarà nell'area in autunno. Non è previsto nessun voto al Parlamento. 12mila riservisti subito operativi, appello a tutti per partecipare

Politica

«Ripartiamo dal No e dal social compact»

Daniela Preziosi

D’Attorre: siamo inadeguati, correggiamo la rotta. Italicum da buttare, c’è chi rilancia il proporzionale. Applausometro per Fratoianni, tutti per il No al referendum «comunque sia mai più centrosinistra»

Visioni

I fantasmi nascosti della Storia

Cristina Piccino

Il Fid, il festival del documentario di Marsiglia, da sempre racconta la realtà attraverso registi che provano a spostare lo sguardo altrove, come Bertrand Bonello e il suo film «Sarah Winchester, opéra fantome». Tra mito, frontiera e west la protagonista, sposa dell'erede della grande industria d'armi e colpita da mille tragedie, cerca di sfuggire dalla sua follia e dai delitti dell'America, rinchiudendosi in una grande casa

Alias Domenica

La grammatica tedesca della razza

Massimiliano De Villa

Mentre compone una cartografia del discorso nazista, Johann Chapoutot sottrae a quel crimine e a quella colpa ogni pretesa di eccezionalità: «La legge del sangue»

Il teatro della guerra portato nei villaggi delle Ande

Francesca Lazzarato

Sullo sfondo di un mitico Perù, una storia scritta in inglese: "Di notte camminiamo in tondo" di Daniel Alarcón. Due fratelli si ritrovano, fra molti flashback, per «portare il teatro al popolo»

Melodie e dissonanze restituite alla voce del Doctor Faustus

Roberta Ascarelli

Sacrificata l’omogeneità della vecchia traduzione di Ervino Pocar a vantaggio di una maggiore armonia tre i registri di questo romanzo mostruoso e sfuggente. Nell’incontro con il diavolo, venature trecentesche che fanno rivivere, in consonanza con Mann, lo stile delle antiche leggende sul Faust

Celan: congedo dalla rima, usando la rima

Sergio Givone

È ancora possibile scrivere poesia dopo Auschwitz? Paul Celan nel ’48 scrive questi versi: nella stessa lingua con la quale è stato ordinato lo sterminio

BLACK LIVES MATTER

Ad altezza d’uomo

Luca Celada

Un giorno di protesta del movimento Black Lives Matter per Redel Jones uccisa a sangue freddo dalla polizia di LA. e per tutte le altre «esecuzioni» indiscriminate. Non solo neri, ma tanti bianchi, bruni, asiatici e veteran: è l’«America possibile» che intravede Obama, che si è infiammata per Bernie Sanders e che manca ad Hillary Clinton. C’è rabbia ma anche tanta lucidità per «esigere il cambiamento»

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