closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp

Edizione del 02.07.2017

Nella piazza romana di santi Apostoli, Pisapia e Bersani lanciano la «casa comune» anti-renziana. Al centro il lavoro, i diritti e lotta alle diseguaglianze ma sulle alleanze domina l’attendismo. Presenti delegazioni della minoranza Pd e di Si. Per Renzi sono solo «nostalgici»

«Giudizio sospeso, ma per fare una alleanza serve una svolta sul programma»

Massimo Franchi

Nicola Fratoianni, lei prima della manifestazione di piazza Santi Apostoli ha mandato una lettera aperta a Giuliano Pisapia chiedendo un incontro sul programma. Avendo ascoltato da fuori l’intervento appena finito è più ottimista che si possano trovare punti in comune per un’alleanza? Dopo aver sentito Giuliano sono in uno stato di sospensione, mi ha lasciato un po’ perplesso. È mancato in uno significativo la chiarezza di una prospettiva. Non ho sentito su un singolo tema proposte radicalmente alternative alle politiche portate avanti dal Pd in questi anni. In realtà l’avverbio «radicalmente» Pisapia lo ha pronunciato molte volte. Non le è bastato? Sì, l’ha detto ma poi non ha mai spiegato in cosa essere radicali. Se l’intervento di Bersani è stato molto positivo nel merito, seppur non tutto condivisibile, soprattutto nel rivendicare "la globalizzazione dal volto buono" che per me non c’è mai stata, Pisapia non ha dato seguito, limitandosi a tracciare un elenco di temi senza mai lasciar neppure intravvedere la svolta necessaria. Bersani mi pare abbia interpretato con le sue parole il bisogno della piazza di chiudere una stagione politica terribile: ha parlato di lavoro, di welfare universalistico, di progressività. Pisapia lo ha fatto molto meno... Sta dicendo che Bersani è più leader di Pisapia? Eppure è stato proprio l’ex segretario Pd a incoronare Giuliano come «leader della nuova casa comune della sinistra e del centrosinistra»... I leader non si inventano. O si scelgono in modo democratico o ci sono perché sono in grado di convincere tutti per la giustezza della loro proposta. Detto questo, non voglio personalizzare il problema. Che è invece quello di lavorare per costruire un programma in grado di essere credibile come alternativa ai governi di questi anni. Non intendo rassegnarmi, ma se qualcuno pensa che la piazza di oggi sia lo spazio a cui aderire a prescindere dal programma terrebbe un comportamento poco intelligente. Se dovesse scommettere dunque ad oggi la prospettiva delle due liste a sinistra è la più probabile? Non voglio fare scommesse. Quel che mi interessa è lavorare perché una prospettiva di alternativa al Pd abbia il massimo di successo, ma per esserlo deve essere prima di tutto credibile. Non si può imporre l’unità mettendo in secondo piano la credibilità di politiche di sinistra che riportino a votare i milioni di persone che oggi si astengono. Il 18 giugno con Anna Falcone e Tomaso Montanari abbiamo iniziato un percorso che deve procedere, senza che questo renda impossibile il confronto con Giuliano. La discriminante è il rapporto col Pd? Il problema è sempre Renzi? Guardi, che il problema per noi non sia Renzi è dimostrato dal fatto che noi eravamo all’opposizione anche del governo Letta. Il problema sono le politiche portate avanti dal Partito democratico in questi anni: Jobs act, Buona Scuola, bonus ai ricchi. Con questo Partito democratico non c’è possibilità di intesa. In piazza però c’erano anche molti esponenti del Pd a partire da Andrea Orlando. Con lui un dialogo sarebbe possibile? Trovo incredibile che Orlando possa essere considerato un interlocutore. Lo dovrebbe essere solo perché ha sfidato Renzi alle ultime primarie? Non scherziamo: è stato ministro anche con Letta, è l’autore di provvedimenti che poco hanno a che fare con la sinistra. Io sono contrario ad una astratta vocazione coalizionale: un alleanza si costruisce sul programma e il programma deve essere totalmente diverso dalle politiche portate avanti anche da Orlando. Pisapia e Bersani le obietterebbero che se non vi allete fate il gioco della destra... Mi pare l’abbia detto bene anche Leoluca Orlando dal palco: "Se la sinistra fa la destra, le persone votano l’originale". Il problema è tornare a fare la sinistra, non inseguire la destra. Solo così potremo vincere.

Renzi contro i “nostalgici”, dentro e fuori il Pd

Andrea Fabozzi

Il segretario a Milano prova a rubare la scena alla piazza di Pisapia: "Guardiamo al futuro, non a un passato meraviglioso che non è mai esistito". E manda un messaggio a Franceschini: rispondo agli elettori delle primarie non ai capi corrente. Contro le "polemicucce" anticipa la direzione

Editoriale

L’addio a Kohl e il dopo-Muro di una volta

Tommaso Di Francesco

Le élite che governano l’Europa non potevano non assumere la sua figura come fondativa del presente, della nuova Europa e della nuova realtà globalizzata. Perché indissolubilmente legata alla caduta del Muro di Berlino. Ma la sua erede, Angela Merkel, si muove al contrario

Europa

Una Londra-Labour, in centomila contro l’austerity di May

Leonardo Clausi

Il leader laburista in mezzo a insegnanti, pompieri, impiegati chiede che l’inchiesta Grenfell si allarghi a tutta l’edilizia popolare. Nel mirino della manifestazione «Non un giorno di più» privatizzazioni e tagli ai servizi. E La logica social-darwinista imposta dalla premier conservatrice la fa crollare nei sondaggi

Spoil system per pedofilia: il papa licenzia Müller

Alessandro Santagata

Bergoglio non rinnova il mandato al prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede che egli stesso aveva fatto cardinale. La decisione per come è stato gestito il caso delle vittime di abusi

Cultura

Il business degli articoli scientifici

Luca Tancredi Barone

Il gigante editoriale olandese Elsevier ha vinto a New York la causa contro i portali Sci-Hub e Library of Genesis, accusati di violazione del copyright perché consentivano (giustamente) l'accesso gratuito a milioni di saggi. Una sentenza solo simbolica perché gli «imputati» hanno sede in Russia, fuori dalla giurisdizione americana

Nils Wogram e lo spirito jazz

Guido Michelone

Il virtuoso trombonita tedesco parla del suo impegno nella musica insieme a diverse formazinoi. Il presente è rappresentato da un nuovo album «Luxury Habits», realizzato con i Root 70

L’estate amara del Palermo Calcio

Nicola Sellitti

Colpo di scena nel club siciliano. Zamparini si riprende la squadra ma Paul Baccaglini, il presidente che non ha tirato fuori un euro di quanto promesso su carta, ancora al comando

Caccia al talismano promesso a Irma Brandeis

Alberto Fraccacreta

Marco Sonzogni si è messo sulle tracce dell’amuleto di cui il poeta ligure parlava a Clizia nelle lettere: simbolo poetico o pegno reale d’amore? In un libro Archinto il racconto della sua indagine filologico-poliziesca

Decostruito il mito di Israele

Massimiliano De Villa

Sulla base di inedite fonti d’archivio ancora sotto segreto, Ahron Bregman mostra le tappe successive dell’occupazione, nei suoi effetti sui popoli dei Territori: «La vittoria maledetta», da Einaudi

Dag Solstad, il presente si è ammutinato

Andrea Bajani

Come altri personaggi dello scrittore norvegese, anche il protagonista di «Romanzo 11 libro 18» è il depositario di un presente ormai scaduto: sullo sfondo, l’ombra di Ibsen

Nessuna esenzione alla fatica di esserci

Enzo Di Mauro

Ultimo frutto di una pregevole ossessione linguistica, oscillante tra il tedesco e il romancio, «La cura» (Keller) racconta il viaggio premio di due anziani coniugi in Engadina: li accompagnano lampi di ricordi e la vocazione alla rinuncia e alla disillusione

La nuova oggettività di una penna devota a passioni malate

Luca Crescenzi

Nonostante la traduzione, e la scelta di isolare quello che è l’ultimo romanzo della vita e della trilogia di Jakob Wasserman, rileggere «La terza esistenza di Joseph Kerkhoven», ora da Baldini & Castoldi, promette meraviglie

Italiani a New York, energia e ritirata

Giuseppe Frangi

Una mostra sulla ricezione americana dell’arte italiana del dopoguerra, da Marino Marini a Schifano. Con NY una relazione ambivalente: effetto liberatorio (Afro, Scialoja), ma anche nera disillusione (Cagli e i pop romani)

Salviamo il Museo Ginori!

Gennaro De Luca

I classici della scultura replicati in porcellana nel Settecento sotto l'auspicio del marchese Carlo Ginori: una mostra che porta l'attenzione sulla crisi, e l'eventuale rilancio, della storica Manifattura toscana

Serpotta, plastica musicale alla Kalsa

Claudio Gulli

Wittkower giudicava il raffinatissimo scultore barocco siciliano una meravigliosa «meteora»: la mostra, a cura di Vincenzo Abbate, gli dà quadro storico, riconsiderando i suoi stucchi e i suoi oratori come parte di una ricca scena di maestri e botteghe, nella quale spicca l’architetto Giacomo Amato

Paul Rosenberg, avanguardia e terrore

Federico De Melis

Amico di Picasso, Braque e Matisse fra le due guerre, figura avventurosa di borghese ebreo, fu perseguitato dal nazismo e emigrò a New York